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Morus, Gli animali nella storia della civiltà

Capitale
Gli animali sono il primo capitale. La parola è di origine romana, da capita, le teste di animali, in base al cui numero si misurava la ricchezza. Ma il concetto è certamente molto piú antico.

Elefanti da guerra.
Uno dei piú abominevoli spettacoli che i Romani abbiano mai organizzato, fu una lotta di elefanti contro cani. Il giovane Lucullo, che in qualità di edile dirigeva i giochi con suo fratello, fu l'inventore di questo straordinario divertimento. Era un segno di decadenza, se non ancora per i Romani, certo per gli elefanti. I Romani li avevano conosciuti in un'occasione piú seria duecento anni prima, nella guerra contro Pirro. La vista di quei grigi giganti suscitò uno spavento terribile nei soldati; l'attacco degli elefanti di Pirro vinse a Eraclea e ad Ascoli.
Gli elefanti da guerra di Pirro re dell'Epiro, provenivano verosimilmente dall'Asia. In Oriente questo mezzo di lotta aveva già una tradizione antica, quando Alessandro marciò alla volta dell'India. Il re dei Macedoni dovette ripetutamente lottare contro gli elefanti, ma egli preferí non imitare i suoi avversari adottando quest'arma incerta. Poiché non trascurava nulla di quanto si addicesse ad un vero dominatore orientale - nel campo della sua corte c'erano anche leoni addomesticati - egli possedette anche elefanti, ma li impiegava solo come bestie da soma; al suo elefante personale, che doveva portare i bagagli reali, dette il nome di Aiace. I suoi successori impiegarono gli elefanti anche in battaglia, come mezzi di sfondamento dietro ai quali correvano veloci tiratori, come dietro i carri armati negli eserciti moderni.
L'esito era però sempre incerto, poiché gli elefanti, nei quali gli Indiani vedevano il simbolo della saggezza e della scienza, nel fervore della lotta non sapevano distinguere esattamente tra amici e nemici, e non di rado avveniva che calpestassero i loro alleati. Anche i Romani notarono presto che in guerra non erano un'arma cosí efficace come dapprima era loro sembrato. Nella prima guerra punica i Cartaginesi avevano condotto in Sicilia piú di cento poderosi pachidermi africani, che però nella battaglia presso Palermo fallirono completamente. Metello li portò tutti a Roma come preda di guerra e li mandò nel circo, dove gli animali morirono uno dopo l'altro. Anche Annibale non ebbe gran fortuna con i suoi famosi elefanti. Era comparso in Europa portandone con sé cinquanta; quando giunse al Rodano ne aveva ancora trentasette; dopo il passaggio delle Alpi il loro numero si era ridotto ad otto, e di questi ne morirono ancora sette. Uno solo sopravvisse agli strapazzi della spedizione.
Morus, Gli animali nella storia della civiltà, Einaudi, pag. 147


L'ammaestramento moderno dei cavalli

L'ammaestramento moderno dei cavalli incominciò a Napoli verso la metà del secolo xvi. Esso mostrò - cosa fino ad allora mai vista - che il cavallo, senza muoversi dal suo posto, può essere assoggettato alla volontà del padrone fino al movimento di ogni muscolo. Alzerà la gamba all'altezza voluta dal cavaliere; starà sulle zampe posteriori impennandosi come se volesse spiccare un gran salto, per tornare ubbidiente alla posizione di partenza; senza allontanarsi dal posto in cui si trova, si girerà descrivendo un cerchio, e volgerà il capo come gli si chiede; in breve verranno eliminati i residui di selvatichezza che gli sono rimasti dopo migliaia di anni di addomesticamento.
Il fondatore di questa nuova arte fu un nobile italiano, Federico Grisone. Egli espose i principi e i mezzi tecnici che aveva sperimentato in un trattato che fece furore. Ma ancor piú grande fu il successo che ottenne come insegnante pratico di equitazione. All'accademia di equitazione ch'egli istituí a Napoli, fu un accorrere da tutta l'Europa. I signori di alto rango premevano per apprendere l' «alta scuola».
A Grisone successe un altro gran maestro dell'arte di cavalcare, l’taliano Pignatelli, che si conquistò fama duratura con l'invenzione di una cavezza. Egli formò una pleiade di famosi cavalieri e maestri di equitazione che andavano alle corti di Parigi, di Londra, di Madrid e di Vienna per iniziare re e principi ai segreti dell'alta scuola. Quell'arte divenne una scienza. Ogni grande maestro di scuderia elaborava il suo proprio sistema sul modo di istruire i cavalli e i cavalieri.
Morus, Gli animali nella storia della civiltà, Einaudi, pag. 221

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