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Secondo Google presto il mondo sarà un enorme indice in cui le risorse digitali corrisponderanno perfettamente alla definizione della realtà circostante; ogni indice potrà essere raccolto e offerto nel modo migliore attraverso un algoritmo nei risultati di una ricerca: e Google è nella posizione più vantaggiosa per essere lo strumento che gestisce questo indice.
Ma, a parte l'ovvia e banale obiezione che i mondi reali e quelli digitali, per quanto intrecciati, non corrispondono affatto, da un punto di vista tecnico non esiste l'algoritmo perfetto quando si parla di reperimento delle informazioni in Rete; soprattutto, nulla è neutrale nell'ambito tecnologico, tanto meno quando si gestiscono i dati di individui reali su internet.
A prescindere dalle alleanze che verranno strette, la convergenza tecnologica che si sta realizzando ci sembra una direzione nuova della visione di Google come unico punto d'accesso, di gestione e di mediazione dei dati digitali. Si delinea insomma la distopia di Google come aspirante Grande fratello, pericolosa e affascinante come ogni scontro epocale: il web è il nuovo territorio di competizione selvaggia verso l'affermazione di un nuovo standard di comunicazione. Uno standard paradossalmente "personalizzato" con servizi e proposte differenziate sulla base dei gusti degli utenti: ormai da alcuni anni la parola d'ordine è "personalizzazione di massa". Un ossimoro, certo, che rivela però l'importanza della posta in gioco, un vero e proprio slittamento di paradigma, dal consumismo seriale dell'industria di massa al consumismo personalizzato, che viene spacciato come frutto della "libertà di scelta".
Ippolita, “Luci e ombre di Google”, Feltrinelli, pag. 36
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