Internet senza Google sarebbe un labirinto: solo i motori di ricerca possono permettere una navigazione ragionata del web.
Abbiamo intervistato Francesco, 50 anni ben portati, un laureato in Filosofia finito a fare l’esperto in “indicizzazione sui motori di ricerca”.
È un insolito mestiere. Francesco ha scoperto come si arriva ai primi posti su Google, e campa su quello. Viene contattato da vari siti, e si fa dire le frasi su cui vogliono vincere. Poi mette on line delle pagine – scritte in bell’italiano – ma che hanno la misteriosa virtù di essere molto apprezzate dai motori di ricerca.
Si aspetta un mese che Google aggiorni le sue classifiche e…
Oplà!
Per quella frase il sito cliente è primo!
Sì, ma Francesco come fa?
Scrive, titola e impagina i testi di un sito scrivendo non per piacere all’”utente umano”, ma per essere apprezzato dai motori. Il visitatore – se la pagina è scritta bene – neppure se ne accorge.
Sentiamo dal nostro esperto Seo come si svolge il suo lavoro:
Come fa Google a valutare l’importanza che hanno, per quella pagina, determinati termini?
Oltre ad esaminare la frequenza/occorrenza delle parole, Google si comporta come un umano: li giudica importanti se quei determinati termini son presenti nel titolo, nell’eventuale sottotitolo e nei titoletti interni (che Google riconosce perché scritti in un corpo più grande). Inoltre fa attenzione a quello che è scritto in grassetto (detto anche neretto, bold o strong). Se certi termini vengono evidenziati, il motore di ricerca ne deduce che sono parole importanti in quella determinata pagina.
Google si fa influenzare dai comportamenti dei suoi utenti? Ad esempio nel fare le classifiche tiene conto di quanti visitatori ha il sito?
No, perché questa è un’informazione che il motore non possiede e non saprebbe come ricavare.
Google tiene conto di quante persone in precedenza hanno cliccato proprio su quell’indirizzo consigliato?
Sì, ma è una mia ipotesi personale. Google non ha mai specificato ufficialmente i valori della sua formula di giudizio. Di questo dato dell’aver « cliccato proprio sull’indirizzo consigliato » come elemento di valutazione per Google, non si hanno conferme, per ora resta solo una supposizione.
Riformuliamo però questa domanda ipotizzando che un utente – per una certa frase – abbia visionato i primi dieci risultati, per poi, insoddisfatto, chiedere la pagina con quelli da 10 a 20. Google di certo riceve questa informazione sul “non gradimento dei primi dieci”, e forse vive la richiesta dei successivi come una sconfitta personale. Se è così, forse ad ognuno dei primi 10 viene levato uno 0,01 % dei loro punti. Vengono lievemente sminuiti visto che l’indicazione di quelle pagine come pertinenti, non ha soddisfatto il visitatore di Google.
Quanto contano per Google i link che un sito riceve da altri spazi web?
I link vengono considerati come “lettere di raccomandazione”. Negli algoritmi di Google è un elemento che assume un peso fondamentale nell’elaborazione delle classifiche. Si suppone che un sito sia autorevole quanto più sia popolare sulla Rete. Quanto maggiore è il numero di siti che inseriscono un link al nostro sito, tanto più alta sarà la posizione del sito stesso rispetto, ad esempio, ad un sito costruito in modo identico ma che non beneficia di altrettanta pubblicità referenziata. Il criterio della popolarità a livello di link è il più coerente con la mission di Google che ambisce ad offrire all'utente una lista di siti il più possibile soddisfacenti.
Un sito che può vantare molti link, gode di una sorta di credito che gli viene attribuito dalla Rete stessa. Rispetto ad un sito ignorato sul Web, è più probabile che incontri più facilmente il gradimento del navigatore.
I link sono i giudizi di un altro essere umano – il gestore del sito che linka – e Google ne tiene molto conto.
Forse non avete mai analizzato con attenzione il fatto - molto frequente in rete – di un sito che ospiti il link diretto verso un sito esterno, un collegamento, un pulsante che premuto quello ci si ritrova automaticamente trasferiti in una realtà web diversa da quella in cui si era prima. In fondo lo stesso Google non è altro che un ammasso di link. Si fa un salto da Google e poi lo si abbandona finche non nasce una nuova curiosità.
Il tutto perché Google sa di essere nient’altro che un mucchio di ferraglia; dico bene?
Certo. Google ha l’umiltà di sapere che non è altro che un software velocissimo e una gigantesca banca dati. Sa calcolare che nei siti “A” e “B” c’è una notevole presenza dei termini “agriturismo” e “toscana”, ma non ha idea di quale fra “A” e “B” sia il sito migliore.
Allora come fa?
Si affida alle lettere di presentazione che certi umani fanno ad altri umani. Se mi arrivasse qualcuno in ufficio con una lettera di presentazione scritta da un sindaco, io gli darei un minimo d’ascolto. Se la lettera fosse di un ministro, ancora di più. Il massimo sarebbe una raccomandazione del Papa: come si fa a non prestare un po’ d’attenzione a chi viene presentato da un referente illustre?
Parliamo allora dei link.
I link sono il vero segreto dell’attendibilità di Google.
Riflettete su una cosa. Di solito io gestore del sito “A” faccio di tutto per portare gente sulle mie pagine; vorrei che le girassero tutte, che ne provassero la seduzione, che tutti i visitatori ne subissero l’incantamento fino a convincerli a fare business con me. Ad un tratto io faccio una cosa che va contro il mio interesse: posiziono un pulsante tale che se l’utente lo schiaccia: addio! Se ne va in “B”, un'altra realtà diversa dalla mia, e chissà se lo riacchiapperò mai. Io offro al visitatore una porta d’uscita comoda che lo può allontanare da me!
Io gestore di “A” devo proprio avere un ottimo motivo per accompagnare alla porta il visitatore – il potenziale cliente – mostrandogli dove c’è l’uscita.
È un comportamento talmente controproducente che - quando avviene – Google lo interpreta giustamente come una lettera di raccomandazione che noi gestori di “A” facciamo a “B”. Noi posizionando un link, esponendoci a una “sconfitta commerciale” (l’abbandono del nostro amato sito), indirettamente rilasciamo a “B” una splendida referenza. E Google ne tiene estremo conto.
A parità di frequenza e di importanza, tra i due preferirà quello che ha ricevuto più link dal mondo esterno.
E il Pagerank?
Il Pagerank è, secondo me, sopravvalutato, come lo furono un tempo i metatag, ma è un discorso lungo. Diciamo che io sono uno dei Seo più scettici sul gran valore sempre attribuito al Pagerank.
Preciso solo una cosa: non esiste un "PageRank del sito". Il PageRank è un valore attribuito a singole pagine e non ad interi siti web.
Che software bisogna conoscere per fare il tuo lavoro?
Per scrivere “pagine vincenti” bisogna avere dimestichezza con due software. Con Word per saper mettere insieme un testo che sia leggibile e godibile dall’utente, ma che in realtà mira a far bella figura con Google. E con software tipo Dreamweaver oppure Front page, usati per scrivere le pagine web in .htm.
Per riuscire a far arrivare un sito ai primi posti bisogna saperne sia di Htm che di Word, perché le pagine hanno due obiettivi:
PRIMO OBIETTIVO: essere apprezzate da Google;
SECONDO OBIETTIVO: essere convincenti per il visitatore.
PRIMO OBIETTIVO:
anche se la pagina è redatta in un italiano perfetto e accattivante, commercialmente efficace e chiaro nel vantare i meriti del servizio, se Google non la mette tra i primi 20 posti è tutta fatica sprecata.
SECONDO OBIETTIVO:
se la pagina è ai primi posti, ma risulta scritta male, in modo sciatto o impreciso, in un italiano che non sa invitare all’acquisto o al contatto, ecco che la fatica di essere primi non arriva in porto, e commercialmente non conclude nulla.
Raccontaci un ultimo stratagemma particolare.
Ti svelo un trucco molto raffinato: l’argomento “etichette”. Se un pulsante interno conduce verso la vostra pagina dedicata ad “agriturismi in Toscana”, conviene contrassegnarlo proprio con le parole “agriturismi in Toscana” sottolineate in blu e rese attive. Se fate così, ecco che il motore di ricerca ha un’informazione in più, e tenderà a considerare la vostra pagina su “agriturismi in Toscana” ancora più pertinente con tema. Tutto il contrario se quel pulsante si chiama “consulta la nostra offerta”, e non “agriturismi in Toscana”. Google ne deduce che la pagina che si aprirà premendo quel pulsante è altamente pertinente per i termini “consulta la nostra offerta”, che non sono quelli che a voi interessano commercialmente, e cioè “agriturismi in Toscana”.
Quindi attenzione a che parole scegliete di sottolineare e trasformare in “etichette”. Usatele per chiarificare i vostri contenuti e facilitare il lavoro del motore di ricerca. Il web marketing è fatto di mille piccoli consigli di questo tipo, che rispondono ad una logica precisa e che sono tremendamente efficaci, come dimostra il Google bombing.
Cos’è il “Google bombing”?
È un caso di pressione coordinata contro Google. È una tecnica per forzare il motore di ricerca ad indicare una determinata pagina – quella che si vuole colpire e sbeffeggiare – costringendo Google ad associare un paio di parole ad una pagina web: ad esempio la coppia “Berlusconi” e “miserabile fallimento”, oppure “Bossi” e “schifoso razzista”.
Il sistema funziona così. Uno, dieci, cento bravi smanettoni anti-berlusconi mettono sul proprio sito un pulsante/LINK che porta – se premuto – alla biografia del Cavaliere. Hanno scelto le parole “miserabile fallimento” come quelle da far apparire sottolineate e in blu, come “etichette” ad indicare l’esistenza di un “pulsante-link”. A questo punto Google ha ritenuto particolarmente significativa la pagina con la biografia di Berlusconi in risposta a quelle parole, benché nella pagina in questione i termini “miserabile” e “fallimento” non siano minimamente citati.
Il Google bombing su “Berlusconi” e “miserabile fallimento” ha fatto divertire mezz’Italia. Poi ad un tratto – prima ancora che venisse eletto Prodi - il gioco non funzionò più. Silvio Berlusconi aveva ordinato al webmaster di Palazzo Chigi di inserire quella pagina nel file “no robot”, il file che intima a Google di non indicare quel indirizzo quando fa le sue classifiche.
Cosa sono quelle che tu chiami “vie di fuga” o “uscite guidate”, e perché sono importanti nelle pagine vincenti?
OMISSIS
Ripetimi l’indirizzo del tuo sito.
www.ilpalo.com
Affiancarsi agli incaricati del sito aziendale
Io faccio anche siti, ma non mi diverto particolarmente a realizzarli, ma a farli vincere. Ho spesso collaborato con web-agency che facevano l’ossatura e la grafica del sito. Io mi sono limitato – come consulente per l’ottimizzazione – a consegnare il testo impaginato in .htm delle pagine vincenti concordate col cliente, e a dare alcuni consigli sui nomi dei file e cartelle (che rientra nella mia competenza per ottimizzare e far vincere certe pagine).
Vi faccio un esempio.
Un sito funziona lo stesso se la pagina si chiama 1.htm o pippo.htm.
Uno dei segreti per vincere è invece chiamare le pagine con nomi commercialmente utili. In concreto questo è il nome di una delle mie:
http://ilpalo.com/corso-primo-su-google/03-corsi-posizionamento-sito-motori-ricerca.htm
Come potete notare il nome di file contiene termini su cui voglio vincere (in questo caso corsi-posizionamento-sito-motori-ricerca). Quindi quando il vostro progetto diventerà operativo, mi basterà affiancarmi come consulente ai tecnici di vostra fiducia (che ne otterranno – a gratis – alcuni consigli per il posizionamento sul web, che magari gli possono essere utili su altri fronti).
Il metodo per arrivare in testa sui motori di ricerca è scrivere le pagine come piacciono a Google
Spesso il grafico web non perde tempo ad indicare a Google qual è l’argomento principale di una delle sue pagine. È un procedimento che nel gergo della nostra professione si chiama “ottimizzazione”. Invece per posizionarsi primi posti, bisogna che in quella pagina il concetto sia dominante, centrato, evidente, in modo che Google capisca che è l’argomento della pagina, che contiene informazioni sul concetto, tale che i motori di ricerca lo ritengano assolutamente primario, e quindi opportuno di indicarlo ai primi posti, se l’utente domanda quelle frasi chiave su cui si è puntato.
Il segreto del posizionamento, il metodo per arrivare in testa su Google e sui motori di ricerca è scrivere le pagine come piacciono a loro. Nel concreto una pagina vincente viene realizzata dopo aver acquisito un'abilità specifica nell'impaginare, titolare e linkare le pagine internet fatte a posta per piacere a Google e agli altri motori di ricerca.
Creare un sito ben posizionato su Google significa esser come "Arlecchino servitore di due padroni". Bisogna soddisfare "uomini e robot. Rispettare sia i “criteri di lettura degli esseri umani" - le persone che visiteranno le pagine, che le troveranno ben scritte, ragionevolmente lunghe e comunque pertinenti con l’argomento del sito - sia SOPRATTUTTO il “criterio di lettura e giudizio del motore di ricerca”, il punto di vista del "robot" di Google, che scandaglia internet e redige le classifiche. Piacere al giudice informatico che redige il posizionamento.
Questo avviene appunto realizzando "pagina vincenti", pagine create apposta per "risultare massimamente pertinenti" per i motori di ricerca, costruite rispettando le regole del web marketing.
Google segue un centinaio di criteri diversi quando elabora la sua classifica e decide il posizionamento, e la pagina viene studiata e predisposta dal consulente per essere totalmente pertinente, rispettando il più possibile questi criteri, soprattutto i primi 25 che sono quelli fondamentali per arrivare ad un buon posizionamento su Google e sui motori di ricerca.
Se avete richieste di chiarimenti oppure informazioni da aggiungere, potete scrivermi:
Francesco Cascioli
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