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Google segue la pratica di immagazzinare, o mantenere in cache, una copia di ogni pagina che scarica. Perciò, anche pagine che sono state eliminate dai loro autori possono essere trovate e recuperate da chi fa ricerche su Google. Un sito web chiamato Wayback Machine, ospitato dal gruppo non-profit Internet Archive, si spinge anche più in là, avendo ammassato e messo a portata di clic un archivio storico straordinariamente completo del web a partire dal 1996 e che compare in alcune ricerche di Google. Nella Wayback Machine continuano a vivere, per esempio, le prime versioni del sito di Google e la homepaZe di Page e di Brin, quando erano a Stanford.
E facile far finta di niente rispetto ai problemi delle ricerche indiscriminate su Google, ma la verità è che entrano in gioco importanti diritti e tutele personali. Chi, cercando lavoro o richiedendo l'ingresso in una cooperativa, desidera cancellare antiche indiscrezioni o vecchie sentenze, può ritrovarsi alla mercé di una persona che fa ricerche r online. Con la continua crescita del suo raggio d'azione e della sua influenza, Google facilita l'attività dei ficcanaso e finirà per indurre un controllo più stretto da parte del governo e, forse, nuove leggi per regolare l'attività investigativa digitale.
Una vignetta sul New Yorker, pubblicata alla fine del 2002, colse in maniera divertente questa trasformazione epocale: un uomo dice a un altro al bar mentre bevono un drink: «Non so come dirlo, ma ho la strana sensazione che qualcuno mi stia googlando».
David Vise, Mark Malseed, “Google story”, EGEA, pag. 130 |