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In una conferenza stampa con degli studenti Schmidt dichiarò: «Abbiamo deciso di non divulgare certe informazioni. Non vogliamo che i concorrenti ne vengano a conoscenza. Abbiamo inventato modelli che loro non hanno, il che è uno dei fattori che stanno facendo crescere tanto in fretta i nostri guadagni». La domanda seguente era un altro tiro facile. Come mai, chiese uno studente, Google non cercava di guadagnare anche sul popolare sito Google News Web? Forse perché utilizzava contenuti gratuiti provenienti da altri provider di notizie? Per quale ragione non c'erano annunci pubblicitari? «Google News per noi rappresenta un prodotto di grande successo. Ogni mese o due ritorniamo su questo discorso», rispose Schmidt: «Google News potrebbe essere monetizzato molto facilmente, e ci porterebbe moltissimo denaro. Il team viene e ci chiede: "Preferite guadagnare di più o avere anche le notizie dal mondo arabo?". Che razza di domanda. Vogliamo prima le notizie dal mondo arabo. Al mondo, ci sono solo 300 paesi o giù di li. Quando avremo completato la lista, inizieremo a pensare a come monetizzare il lavoro fatto».
A quel punto, com'era da immaginare, arrivò la domanda più difficile: gli chiesero quale fosse l'impatto sociale della raccolta e diffusione dell'informazione di tutto il mondo da parte di Google. Schmidt fece un bel respiro. «Non lo sappiamo», rispose: «Personalmente credo che il paragone giusto sia pensare di avere accesso a tutte le informazioni del mondo da un iPod. Che cosa accade quando ti porti dietro tutta quell'informazione e puoi ricevere aggiornamenti in tempo reale? Cosa succede quando ogni studente può dare la risposta giusta prima ancora che l'insegnante riesca a finire la frase?». Poi venne il momento di una domanda ancora più difficile. Google, chiese uno studente, non ha prodotti da vendere e ha pochi utenti registrati; se qualcuno saltasse fuori con una tecnologia migliore di ricerca online, rischierebbe di perdere tutto il suo seguito. Non è un modo un po' rischioso di mandare avanti un'azienda? «Il nostro business è a bassa fidelizzazione», concesse Schmidt: «Questo significa che la nostra competitività si riafferma ricerca dopo ricerca, persona dopo persona. Lo sappiamo bene, e ne parliamo spesso. Dobbiamo essere sempre i migliori in ogni ricerca fatta in qualsiasi lingua ovunque nel mondo».
David Vise, Mark Malseed, “Google story”, EGEA, pag. 234
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