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Brin e Page avevano soldi e idealismo a sufficienza da mettere da parte la grettezza economica. Descrivendo gli obiettivi di Google, i due imprenditori dissero di sperare che la sua ricchezza e la sua ingegnosità sarebbero state impiegate per risolvere i grandi problemi del mondo.
La nostra aspirazione è di fare di Google un'istituzione che renda il mondo un posto migliore dove vivere. Siamo impegnati a costruire la Google Foundation con l'intenzione di fornirle risorse importanti, tra cui ore di lavoro dei dipendenti e circa l'un per cento del patrimonio e dei profitti di Google. Noi speriamo che un giorno questa istituzione possa eclissare Google stessa in termini di impatto sul mondo.
La domanda di quotazione di Google fece, comunque, venire più di un colpo ai funzionari della SEC. In una serie di lettere bombardarono la società di domande sul funzionamento dell'asta online e contestarono la lettera dei fondatori sulla propria filosofia, criticandone il tono pop.
«Vi preghiamo di rivedere o espungere le affermazioni che fate riguardo al dare "un grande servizio al mondo", "fare cose che hanno importanza", avere "un impatto ancora più positivo sul mondo", e le affermazioni sul "non essere malvagi" o sul "rendere il mondo un posto migliore"» scrisse la SEC a Google e ai suoi avvocati: «Dovete rivedere la sezione intitolata Making the World a Better Place, in modo tale da affrontare le percezioni negative collegate ai vostri prodotti, come le preoccupazioni sulla privacy relative al vostro servizio Gmail». La SEC pose anche decine di domande di natura economica e legale, alcune basate sugli aspetti che potevano dare agli investitori un'impressione falsa o incompleta dei rischi che circondavano Google. «Le vostre affermazioni sul fatto che la causa intentata da Overture Services contro di voi sia "priva di merito" è una conclusione legale che Google non è abilitata a fare», scrisse la SEC: «Vi preghiamo di rivedere [od] omettere questa affermazione».
La CONSOB americana non avrebbe benedetto l'affare se l'azienda non avesse fatto numerose revisioni alla domanda. Se è vero che Google dovette fare concessioni, è anche vero che Larry e Sergey non avrebbero rinunciato ai principi cardinali che li motivavano. Ai funzionari della SEC non era affatto piaciuto, in particolare, che ci si riferisse in modo informale nei documenti ai fondatori, a Eric Schmidt e ad altre persone. «In tutto il documento vi riferite ai vertici della dirigenza, ai direttori e ai principali azionisti, chiamandoli esclusivamente per nome», scrissero: «Per maggiore chiarezza vi preghiamo di pensare a rivedere il documento informativo in modo da indicare queste persone con i loro nomi completi o con i loro cognomi». Larry e Sergey si rifiutarono di farlo.
David Vise, Mark Malseed, “Google story”, EGEA, pag. 162
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