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Don't be evil, Non essere cattivo, è il motto di Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori di Google. Gli ex studenti di Stanford, grazie a un'oculata gestione della propria immagine, hanno creato un "gigante buono", impaziente di archiviare le nostre "intenzioni di ricerca" nei suoi sterminati database. L'alter ego digitale di milioni di utenti sembra essere in buone mani, affidato al datacenter principale di Mountain View, California, noto come Googleplex. Qui, come negli altri centri di archiviazione dati di Google - che spuntano come funghi in tutto il mondo - si mettono a punto vere e proprie armi per combattere la guerra per il controllo delle reti. In primo luogo, si diffonde la pratica del capitalismo morbido dell'abbondanza: si tratta di una strategia di controllo biopolitico in senso stretto, che propina ambienti di lavoro confortevoli, pacche sulle spalle e gratificazioni ai dipendenti. Gli impiegati, lusingati e soddisfatti, sono contenti di farsi sfruttare e diventano i maggiori sostenitori dell'azienda, fieri di propagandare un'immagine vincente e "buona".
Gli obiettivi e i metodi di Google sono positivi per tutti: la filosofia aziendale, basata sull'eccellenza di stampo accademico e l'impegno per l'innovazione e la ricerca, è esposta in dieci rapide verità sul sito stesso del motore di ricerca. Questi "dieci comandamenti" costituiscono una sorta di buona novella dell'era informatica, il Google-pensiero, propagato con l'aiuto di veri e propri "evangelizzatori" (evangelists), personalità di spicco del mondo informatico. Ultima, ma non meno importante, arma è la cooptazione dei metodi di sviluppo cooperativo tipici dell'open source e l'uso di software liberi, non protetti da copyright o brevetti, come base per i loro prodotti. In questo modo Google abbatte i costi per l'implementazione dei propri servizi, si assicura l'appoggio di tecnici, "smanettoni" e hacker di ogni tipo e si spaccia per sostenitore della causa della libera circolazione dei saperi, poiché l'uso del motore di ricerca sembra offrire il miglior accesso gratuito alla Rete.
Ma il sogno di Brin e Page di "Google contenitore di tutta internet", coltivato fin dai tempi dell'università, è solo un'idea demagogica, tesa ad affermare un culto quasi positivistico dell'oggettività scientifica: nel caos della Rete solo una tecnica superiore può farsi garante della trasparenza dei processi, della correttezza delle risposte, perfino della democrazia.
Ippolita, “Luci e ombre di Google”, Feltrinelli, pag. 7
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