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Ogni programmatore che avesse creato un progetto open source nuovo o apportato una miglioria degna di nota a un progetto già esistente entro l'arco dell'estate avrebbe avuto un premio di quattromilacinquecento dollari. L'operazione mirava evidentemente a presentarsi come un'esplicita dichiarazione d'amore verso l'open source, ovvero a rimarcare che l'open source era il terreno strategico sul quale coltivare l'innovazione. In secondo luogo, puntava ad attirare le simpatie dei giovani sviluppatori con un'iniziativa di sostegno finanziario concreto al loro lavoro. Infine, cercava di creare una vera e propria comunità nello stile "aperto", quanto meno relativamente alla sponsorizzazione.
I programmatori premiati, perlopiù studenti, sono stati oltre quattrocento; per la maggiore hanno apportato modifiche e introdotto novità su progetti già esistenti, piuttosto che far conoscere i loro nuovi software, aggiungendo caratteristiche a programmi come Apache, Fedora, Gaim, lo stesso Google, Inkscape, Jabber, Kde, Mozilla, OpenOffice.org, Python, Samba, Gnome, Mono, Ubuntu. Un bel guadagno per tutti, specialmente per le società che stanno dietro a questi progetti: tra le principali, ricordiamo Ibm, RedHat, LinSpire, Novell, Mozilla.com, Sun, Hp, Ubuntu.
Alcuni di questi progetti, insieme a quelli sviluppati nel famigerato 20 percento di tempo libero dai dipendenti di Google, hanno permesso il raggiungimento del secondo obiettivo nel percorso di avvicinamento all'open source: offrire strumenti di sviluppo. Già dal 2002 Google offliva strumenti di sviluppo scaricabili gratuitamente dal sito code.google.com. Adesso questa pagina contiene i progetti proprietari creati dai team di sviluppo di Google e insieme i progetti vincenti di Summer of Code che sono in qualche modo legati ai suoi servizi.
La sezione Code del sito propone alcuni progetti dedicati ai creatori di software nei più diversi linguaggi di programmazione (java, c++, python ecc.).
Ippolita, “Luci e ombre di Google”, Feltrinelli, pag. 75
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