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Google aveva già moltissimo traffico per i suoi risultati di ricerca, e Brin e Page considerarono loro dovere quello di separare i risultati pubblicitari da quelli della ricerca mediante algoritmo, una differenza chiave rispetto a GoTo, lanciato come un motore puramente commerciale (anche se in seguito adottò una simile distinzione fra "stato" e "chiesa").
Le versioni iniziali di AdWords mantennero l'approccio CM gli inserzionisti pagavano ancora le impressiona invece dei clickthrough. Nonostante ciò, il servizio fu un successo: i ricavi cominciarono ad arrivare, e l'umore migliorò significativamente nel fiorente campus di Google.
Quando AdWords debuttò, alla fine del 2000, Google effettuava 60 milioni di ricerche al giorno. Forse, il suo modello di business era ancora incerto; ma di sicuro era ormai decollato come marchio, malgrado il fatto che, fino a quel momento, la società non avesse speso un soldo in marketing.
Non che l'azienda non avesse pensato al marketing. Nel maggio 1999 Brin persuase Susan Wojcicki, la sua ex padrona di casa, a diventare marketing manager di Google. Brin e Page sapevano che a Google serviva una strategia di marketing, ma non erano sicuri di quale dovesse essere. In seguito, durante l'estate, la società assunse Scott Epstein, un dirigente di marketing veterano della Rete, con un contratto di tre mesi come vicepresidente marketing ad interim. L'approccio ad interim rispecchiava le riserve che Page e Brin avevano circa la promozione di Google: non erano convinti che i tradizionali approcci alla costruzione e al lancio di un marchio fossero adatti, visto che il servizio cresceva già spontaneamente in modo straordinario.
Battelle J., “Google e gli altri”, Raffaello Cortina Editore, pag. 149
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