|
Il datacenter di Google si configura sin dall'inizio come un sistema fortemente ridondante, in cui le informazioni vengono copiate in più luoghi per minimizzare la possibile perdita dei dati (ovvero la carta moneta di un sistema di ricerca), e soprattutto nel quale in ogni momento è possibile aggiungere e togliere i moduli presenti per ottenere una maggiore efficienza. L'approccio tipico della filosofia di universitari "smanettoni" come Brin e Page, che recuperano e riadattano hardware a buon mercato e usano un software gratuito, si rivela una carta vincente. Le ridotte risorse economiche consentono poi di farne la chiave di volta della loro filosofia aziendale, che sarà basata sull'estrema scalabilità a ogni livello. Il sistema Google è scalabile perché in grado di "crescere" o "decrescere" (aumentare o diminuire di scala) in funzione delle necessità.
Ippolita, “Luci e ombre di Google”, Feltrinelli, pag. 21
|