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di apicultura a Roma |
* L’ape nera (Apis mellifera
mellifera, nella classificazione di Linneo del 1758) è indigena
dell’Europa settentrionale e diffusa dalla penisola iberica alla Francia,
all’Inghilterra, alla Germania, alla Polonia fino alla Russia europea.
* L’ape gialla italiana
(Apis mellifera ligustica, nella classificazione di Massimiliano Spinola
del 1806) occupa la maggior parte dell’Italia.
* L’ape carnica (Apis mellifera carnica nella classificazione di Pollmann
del 1879) è orignaria della Slovenia e dell’Austria.
* L’ape caucasica dalla lunga tromba (Apis mellifera caucasica classificata
da Pollmann nel 1889) vive principalmente nel Caucaso e in Georgia.
Razze e famiglie di api meticce sono state create dall’azione umana, volontaria
o no.
Una delle più apprezzate è l’ape Buckfast, creata da un
frate, Frère Adam. Questa razza è il risultato di più
di 70 anni di incroci, selezioni, viaggi di studio, che hanno prodotto
un metodo attualmente ripreso da molti allevatori europei che hanno continuato
il lavoro del frate. Il pedigree di queste famiglie di api è al
momento l’unico pubblicato su Internet, e per alcuni allevatori risale
al 1925. Nel sito di un produttore danese vengono descritte le sue qualità:
"Il ceppo Buckfast riunisce in una sola ape un buon numero delle
qualità ricercate, come robustezza, bassa tendenza a sciamare,
dolcezza, facilità di manipolazione, resistenza alle malattie e
istinto di gruppo".
Un altro esempio di incrocio è quello dell’ape detta africanizzata.
Questo incrocio nacque nel 1957, in Brasile, con l’importazione dall’Africa
dell’ape Apis mellifera scutellata (Lepeletier, 1836) che era sembrata
meglio adattarsi al clima tropicale. Questa razza si mischiò con
l’ape creola, discendente delle api iberiche importate dai conquistadores.
L’incrocio, nel quale le caratteristiche - vigore e prolificità
- davano un importante vantaggio evolutivo, invase tutta la zona tropicale
e sub-tropicale delle Americhe.
Lo studio dei caratteri razziali, morfologici e comportamentali è
l’oggetto della biometria. I suoi apporti in apicoltura sono importanti
poiché permettono di conoscere l’influenza dei caratteri genetici
sulle qualità dell’ape studiata.
La selezione tende a migliorare le famiglie di api
La selezione è praticata come in altri settori dell’agricoltura,
e tende a migliorare le api per soddisfare i bisogni dell’apicoltura.
Le qualità ricercate nell’ape sono di essere vigorosa, produttiva,
dolce, che si disperda poco, resistente alle malattie.
Tutti gli apicoltori praticano, nel loro alveare, la selezione, anzitutto
scegliendo il ceppo - la famiglia - negli alveari più forti, al
momento della sciamatura artificiale. Ma, per praticare una selezione
più rigorosa, occorre poter disporre di un gran numero di colonie.
Alcuni apicoltori si sono quindi specializzati nella produzione di regine
selezionate.
Le prime tracce di selezione delle famiglie di api e di arnie costruite
dall’uomo risalgono al sesto millennio a.C. circa.
Anche nell’antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di
apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie
arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa. Durante gli
scavi delle tombe dei faraoni sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente
chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Lo usavano anche
per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite.
I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre
i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine
fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si
ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di
miele dalle arnie.
La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele
purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore,
refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era
indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali
o di fiori.
I Greci lo consideravano "cibo degli dei", e dunque rappresentava
una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive.
Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava
alle famiglie come alimento per una vita lunga.
I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla
Spagna e da Malta. Veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione
di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse
agrodolci.
Oltre settant’anni di attività, centinaia di clienti in tutt’Italia,
passione e cura nell’allevamento delle api e nella produzione
del miele e di tutti i prodotti dell’alveare.
Queste sono le caratteristiche che contraddistinguono Apicoltura
Spiccalunto, e che affiancate a 400mq di laboratorio per la lavorazione
di prodotti apistici la collocano tra una delle emergenti realtà
del settore apistico nazionale.
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