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E’ sera inoltrata e buio profondo
in Val Susa, ed è la Notte dei Fuochi, una altra forma di protesta
pacifica indetta dai comitati No-Tav per “fermare i progetti nocivi che
devastano le nostre valli”, cioè la sera in cui in quasi tutti i paesi
e borgate si spengono le luci di Natale e in vari luoghi predestinati
si accendono dei fuochi intorno ai quali si raccoglie moltissima gente.
L’iniziativa che pareva non avere gran seguito invece coinvolge le valli
vicine , la Val Chisone e la Val Pellice. Alcuni comuni spengono le luci
cittadine e in un attimo sembra di vivere una tradizione antica, dove
i paesi si riconoscono solo da agglomerati di falò – Guarda, lì è il paese
tale, là la borgata tale- esclama la gente infreddolita dal clima e non
riscaldata dai falò ma affascinata dallo spettacolo.
"Ci
siamo riusciti anche in questo..." è l’affermazione che gira a
di più , ma un momento dopo incominciano a squillare i telefonini, sms
e chiamate a “pioggia”, un grande passaparola triste, perché triste
è la notizia: La seconda sezione amministrativa del Tar del Lazio ha
respinto la richiesta di annullamento della delibera del Cipe ( Comitato
interministeriale per la programmazione economica ) che nel dicembre
2001 ha approvato il progetto preliminare della Torino-Lione ( e continuano
imperterriti a chiamarla così anche se si sa sempre più che Torino sarà
solo sfiorata) come infrastruttura di interesse nazionale. Siamo sotto
zero, abbondantemente , ma l’ aria si gela ancora di più, c’è l’aria
della sconfitta inattesa dopo la vittoria (quella dei fuochi) poi qualcuno
messaggia “non scoraggiamoci andiamo avanti così, Sansone sconfiggerà
Golia” e piano piano qualcuno ricomincia a rinvigorire i falò e a far
girare il messaggio. -Cadiamo in piedi- dice un anziano guardando pensoso
l’alta e la bassa valle e poi gli scappa un “Crispa! Ai sun sempre
gli ignùrant e i cujun” vedendo che alcune ville in alcuni paesi sfavillano
ancora di cascate di luci natalizie ( e indovinate un po’ nel mio quanti
hanno spento il loro alberello o meglio le loro illuminazioni da centro
commerciale?…….) Il gelo è solo più quello climatico,i falò scoppiettano
e incominciano a girare vin brulè , fette di pandoro e panettone e ci
si dà appuntamento per il grande veglione di Capodanno al presidio di
Venaus. Un’altra volta il popolo dei No- Tav, (sempre i soliti sfaccendati
per il signor Lunari) è compatto e risoluto, il treno non passerà!!!!!
Il periodico on-line PMNet
pubblica il seguente articolo su La notte dei fuochi
Fonte www.PMNet.it
Accendendo il
falò di Yule contro la TAV
L’Opinione - Mercoledì 28 Dicembre 2005
Da poco è
passato il solstizio del 21 dicembre, quel giorno più corto dell’anno che
la religiosità popolare e naturale di un tempo antico celebrava con giganteschi
falò per far rinascere la speranza di una ripresa dei cicli primaverili
del mondo.
Il solstizio (Alban Arthuan o Yule) era la chiusura del varco di Farlas
con il mondo degli spiriti, varco apertosi nella notte tra il 31 ottobre
ed il 1 novembre, quello che per noi poi diventò, in una fantasiosa sovrapposizione
ed usurpazione, la notte di ognissanti.
Tra i vari temi legati a Yule il principale è quello della battaglia tra
il vecchio Re dell’Agrifoglio, simbolo di oscurità e di vecchiaia, e il
giovane Re della Quercia che simboleggia la luce del nuovo anno.
Il vecchio sovrano viene simbolicamente ucciso e il giovane Re prende il
suo posto sul trono per governare.
Con il rito del ceppo di Yule, del falò, si perpetuava ogni anno, oltre
alla tradizione di stringersi tutti attorno al fuoco in attesa della rinascita
del mondo dal freddo dell’inverno, anche questa antica e ripetuta battaglia.
Ed ecco che, poco oltre il 21, esattamente giovedì 29 dicembre, sarà celebrata
un’altra notte dei fuochi "per
fermare - recitano i volantini e gli appelli internet - i progetti nocivi
che devastano le Alpi. Per l’autodeterminazione delle popolazioni. In solidarietà
con la lotta No Tav".
"Dalle ore 18 - invitano i simpatizzanti per le popolazioni della valle
Susa - accendiamo tutti in falò nel nostro paese o borgata o su un
promontorio montano. Mandate le foto del vostro falò al sito www.notav.it"
Non ho idea se coloro i quali hanno ideato l’iniziativa solidale, abbiano
pensato alla coincidenza tra il periodo scelto e la tradizione di Yule connessa
al ceppo propiziatorio. Forse lo hanno fatto inconsapevolmente, in un recesso
di antichi riti legati alla natura, quella natura che verrebbe devastata
dal fatidico "corridoio" del treno ad alta velocità. Forse si
è trattato soltanto di una vibrazione nei loro DNA, una vibrazione in sintonia
con lo spirito del mondo e con quello degli antenati che in quei boschi
vivevano.
forse, è stata una scelta mirata e meditata.
Lo farebbe pensare il volantino che accompagna l’iniziativa del 29 dicembre.
La battaglia rappresentata è quella combattuta in val di Susa contro le
ruspe e le trivelle: l’imposizione violenta senza dialogo sta sulla ruspa,
il cilindro è il potere dei soldi.
Letta in filigrana quell’immagine rimanda ad altri significati.
Il vecchio Re dell’Agrifoglio (la tuba segno del potere del denaro sostituisce
la corona), simbolo di oscurità e di vecchiaia, cavalca la ruspa. L’oscurità
che rappresenta, è il capitalismo che nasconde le sue orbite svuotate dietro
la finzione di un progresso incontrollato, di una velocità che è paradosso,
di una scelta di pochi contro il volere di molti.
Il giovane Re della Quercia che simboleggia la luce del nuovo anno è il
bimbo che balla.
Il vecchio sovrano viene simbolicamente ucciso/respinto e il giovane Re
prende il suo posto sul trono per governare. Il falò annuncia i nuovi tempi
dove l’uomo ritorna al centro della natura, vera e molteplice Divinità.
Il 29 accendete un fuoco sulle colline, o bruciate un ceppo nel camino.
E’ un segno di speranza. E’ un riconoscimento a quegli uomini e donne che
in valle non hanno combattuto solo per sè stessi ed il loro ambiente (è
ciò che ci vuol far credere il vecchio Re dell’Agrifoglio), ma per la dignità
dell’essere umano.
il direttore
Emergency solidale
con i NO-TAV
La pagina iniziale del sito
di Emergency di Torino (www.emergency.2you.it) apre con la schermata che
vi riporto qua sotto:
Il gruppo
Emergency di Torino CONDANNA l’aggressione delle forze dell’ordine al
presidio NoTAV di Venaus e SOLIDARIZZA con la civile popolazione della
Val di Susa CONDIVIDENDONE ragioni, preoccupazioni e istanze. SI FA PROMOTORE
insieme al Comitato NoTAV di Torino e a tutte le realtà della società
civile solidali alla protesta degli abitanti della Val di Susa della manifestazione
cittadina indetta a Torino per il 17 Dicembre. INVITIAMO tutti i cittadini
che come noi ripudiano la violenza a FAR SENTIRE il proprio dissenso per
queste ignobili violazioni dei diritti e A MANIFESTARE al nostro fianco
insieme al popolo NoTAV
Un
grazie da parte nostra e da tutti i comitati per questa sentita e inaspettata
partecipazione
Già nel 2004
qualcuno lontano dalla Valle di Susa denunciava la paura dell’amianto
Grazie a una collaborazione
attiva con il direttore dello stimato periodico on-line PMNet, che
si occupa di tutto ciò che avviene nella provincia di Cuneo, siamo riusciti
a recuperare un loro articolo in cui , uscendo dagli schemi e dai loro
abituali argomenti si occupavano del Tav
Fonte www.pnet.it
Link :http://www.pmnet.it
Venerdì
24 Settembre 2004
Dal sito ufficiale di Torino
2006: "Mentre ad Atene stanno per essere aperte l’Olimpiadi della
memoria, Torino 2006 si promuove con un tour itinerante nei comuni delle
valli. Il Comitato è presente nelle Montagne Olimpiche, con uno stand
dedicato al programma volontari: distribuzione di informazioni e raccolta
adesioni. In tutti i centri dell’area montana, la carovana itinerante
allieterà il pubblico con spettacoli, musica e intrattenimento grazie
alla presenza di uno speaker-animatore. Riverranno distribuite informazioni
sulle Olimpiadi in generale e allestito uno spazio di interazione con
pannelli sugli sport olimpici e sagome delle immagini istituzionali in
cui i bambini (e non) potranno farsi fare una foto che verrà consegnata
in un cartoncino personalizzato Noi2006, il programma volontari dei Giochi."
Le olimpiadi di Atene si sono concluse e il loro eco si sta spegnendo
tra i successi, le gioie e le immancabili polemiche, il tutto condito
da un poderoso sospiro di sollievo per lo scampato pericolo terrorismo;
ora, le Olimpiadi, prima di approdare in Cina, troveranno la loro locazione
a Torino nel febbraio 2006, in occasione della XX° edizione dei giochi
olimpici invernali.
Un evento sportivo di eccezionale portata che oltre a glorificare i valori
dello sport dovrebbe avere una ricaduta benevola sul territorio delle
valli montane che lo ospiteranno; in piazza Solferino a Torino, due tensostrutture
disegnate dall’immancabile Giugiaro riempiono quelli che una volta erano
i giardinetti, "accozzando" un bel po’ con l’architettura circostante.
In Piazza Castello un orologio scandisce il conto alla rovescia per i
giorni che mancano all’inizio delle olimpiadi invernali. Torino è pervasa
da quel clima decisamente euforico e caotico che precede i grandi eventi,
fatto di febbrile attività e febbricitante attesa e lo stesso clima approda
anche nelle valli montane Chisone, Susa dove il lento scorrere del tempo
sta subendo una poderosa accelerata in vista dell’approssimarsi di Torino
2006.
Il clima come precedentemente enunciato è quello dell’attesa speranzosa
e dell’euforia... ma, si c’è un "ma" che pesa come un macigno
sul futuro delle valli e della manifestazione stessa. A lanciare questo
grido di allarme, praticamente inascoltati, sono le opposizioni, gli ambientalisti
ed i medici di base operanti nelle valli. Il problema a quel che ci è
dato sapere non è limitato solo alle olimpiadi ma riguarda anche il traforo
ferroviario.
Nel gennaio 2003 un’equipe di geologi del centro di Geotecnologie dell’Università
di Siena ha svolto, per conto di RFI, un’indagine finalizzata alla ricerca
di amianto nelle rocce della bassa valle Susa.
L’indagine ha richiesto un prelevamento di 39 campioni in 29 punti di
osservazione, compresi nel territorio che va da Grange di Brione a Condove.
I risultati sono stati decisamente degni di attenzione: in circa la metà
dei campioni esaminati è stata riscontrata la presenza di amianto in diverse
forme.
Sulla base di questo studio RFI ha valutato l’estrazione di materiale
roccioso contenente amianto: il volume previsto è di 1.150.000 metri cubi
(per avere un’idea si pensi ad un grattacielo di base 50 per 50 alto 460
metri); è previsto che circa la metà (500.000 mc) di questo materiale
venga stoccato in località Tetti S. Mauro (Almese); dal progetto non risulta
previsto un piano di sicurezza che possa impedire la dispersione di fibre
d’amianto durante le fasi di lavorazione e di stoccaggio.
Per quel che riguarda i lavori di sbancamento delle montagne per realizzare
le piste e le strutture di Torino 2002 la "grana" era scoppiata
già un anno prima: la notizia venne diffusa già all’inizio dell’anno 2002.
La pista di bob, slittino e skeleton (che secondo i progetti iniziali
del Toroc e dell’Agenzia Torino 2006 sarebbe dovuta sorgere a cavallo
dei comuni di Oulx e Sauze d’Oulx),fu spostata causa la presenza di pericolose
rocce "asbestifere" nel comune Cesana, località Sansicario.
La notizia del ritrovamento di amianto circola su giornali e notiziari
locali dai primissimi giorni di febbraio 2002, complice l’apertura di
un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Torino su una misteriosa
serie di decessi avvenuti nella zona negli ultimi anni, legati - parrebbe
- a mesoteliomi polmonari, patologie connesse alla percezione di fibre
di amianto.
La notizia ufficiale dello spostamento della pista venne data alla fine
di marzo dello stesso anno.
Giusto per informare i lettori non laureati in medicina passiamo ad una
breve spiegazione: il mesotelioma maligno è un tumore primitivo delle
cellule mesoteliali che insorge più frequentemente dalle sierose della
pleura e del peritoneo, ma eccezionalmente anche dal pericardio e dalla
tunica vaginale del testicolo.
La diagnosi è complessa sia dal punto di vista clinico, per la necessità
di distinguere tra tumore primitivo e metastasi di altre neoplasie, sia
dal punto di vista morfologico, in quanto il mesotelioma maligno può manifestarsi
i forma epiteliomorfa, similarsarcomatosa o mista.
Sicuramente - penserete - la gente del posto avrà tirato un sospiro di
sollievo per lo scampato pericolo. Così non è stato anzi, come compare
in un articolo apparso sul quotidiano "La Stampa", la popolazione
capitanata da esponenti civili e parroco ha manifestato il proprio stupore,
incredulità e rabbia per la mancata assegnazione della locazione dei giochi
olimpici, adducendo addirittura la tesi di un complotto.
Ma qui viene il bello, perchè la presenza di quei depositi era nota fin
dall’inizio del secolo come emerge da questo comunicato di "Luna
nuova" n. 10, a firma di Massimiliano Borgia, datato martedì 5 febbraio
2002: "SOTTO il terreno dove dovrà sorgere la pista da bob, slittino
e skeleton per le Olimpiadi è stato trovato asbesto, una varietà di amianto.
C’era da prevederlo, visto che sotto la coltre detritica dell’antica frana
che dalla fine dell’ultima era glaciale forma il pendio da Sauze a Oulx,
c’è un grande giacimento di rocce verdi. Per la precisione si tratta di
serpentino (la roccia della Sacra di San Michele, della montagna di Trana
e dell’ex cava di Balangero): la roccia che può contenere amianto. Il
giacimento di serpentino è segnalato in tutte le carte geologiche da circa
un secolo".
La domanda sorge spontanea: ma se tutti sapevano dove si trovavano questi
depositi perchè si è deciso di fare ugualmente i lavori o non si sono
prese le necessarie precauzioni? Il problema purtroppo c’è e mentre sembra
possibile stoccare la roccia in apposite aree, ben poco si può fare per
quella che durante i lavori di sbancamento - sotto forma di micropolvere
- finisce inevitabilmente nelle correnti aeree, come denuncia Lega Ambiente.
Parallelamente, da tempo ormai, si spinge per un collegamento ad alta
velocità tra Torino e Lione attraverso un traforo. Nei primi mesi del
2000 ormai la questione si innesca: serve una nuova linea ferroviaria.
ed ecco che, come se non bastassero i depositi naturali di amianto, emergere
una nuova grana: l’uranio.
All’inizio la cosa parte in sordina, ma vengono fuori dei documenti piuttosto
interessanti che rivelano che già nel 1997 l’Enel stava facendo dei rilevamenti
in Val Susa alla ricerca di Uranio.
Un documento dell’ A.R.P.A. Piemonte datato 10/09/97 del dipartimento
subprovinciale di Ivrea fa espressamente riferimento a un analisi di un
minerale proveniente da una miniera sita a Venaus in Valle di Susa, riscontrando
la sua appartenenza alla categoria Uranio 238.
Gatsu
Fine prima parte
Fonte www.pnet.it
Link : http://www.pmnet.it/scripts
Mercoledì 6 Ottobre
2004
Nella prima parte di
questa inchiesta abbiamo accennato al caso dell’amianto trovato durante
i lavori di scavo per gli impianti delle olimpiadi invernali di Torino
2006 e dell’uranio rinvenuto, sempre in Valle di Susa negli anni precedenti,
all’inizio dei lavori per il traforo. Approfondiremo ora, le due vicende
che si intrecciano nelle valli montane piemontesi.
Da anni ormai è nota ai geologi la presenza di rocce contenenti amianto
mineralizzato nella zona alpina piemontese; la presenza di serpentiniti
ed altri minerali (rocce metamorfiche che presentano, come costituenti
accessori, mineralizzazioni d’amianto) rappresentano una caratteristica
diffusa su tutto il territorio Piemontese ed in particolare nelle Valli
di Susa, Lanzo e Chisone.
Nella zona dell’Alta Val di Susa, in particolare nella frazione di Jouvenceux
del Comune di Sauze d’Oulx, il caso dello spostamento degli impianti è
direttamente collegato proprio al fatto che, in quest’area si è evidenziata
la presenza d’affioramenti di materiale molto friabile (dovuto ai naturali
fenomeni geologici e talvolta all’attività antropica) con la presenza
d’amianto (tremolite) in fasce fibrose libere e costituenti venature della
roccia, polveri in forma libera a livello del suolo e dello sfasciume
circostante gli affioramenti maggiori. Questi dati sono comprovati da
un rapporto dell’ARPA (si fa riferimento ad un documento del CPO Piemonte,
Ennio Cadum - ARPA Piemonte).
’allarme lanciato dai medici di base (di cui parliamo nella prima parte
della nostra inchiesta ed anche nel sito internet http://www.promiseland.it/view.php?id=900)
troverebbe quindi ampie conferme nei riscontri dell’ARPA: "La presenza
del minerale come costituente naturale dell’area è stata confermata, oltre
ai sopralluoghi effettuati, anche e soprattutto con l’analisi specifica
di laboratorio eseguita presso il Centro Regionale Amianto dell’ARPA Piemonte
sia a livello degli strati superficiali prossimi all’area di partenza
sia a livello del suolo profondo. In seguito alle notizie rimbalzate nel
corso dei primi mesi del 2002 sui mezzi di informazione su casi di mesotelioma
maligno tra residenti a Sauze d’Oulx e Oulx, è stata studiata la distribuzione
dei casi di tumore della pleura e del peritoneo nell’Alta Valle di Susa.
Lo studio è stato condotto sulla base dei dati italiani e regionali di
mortalità (1981-1994 e 1980-1998 rispettivamente) e dimissioni ospedaliere
(1995-1999). "
I medici di base della vallata - allarmati dal pericolo che potrebbe risiedere
nel traforo e nei lavori di Torino 2006 - sono circa 80 e hanno deciso
di firmare un documento/manifesto che vanno distribuendo ai loro mutuati
per sensibilizzarli; nessuna iniziativa del genere in Italia è mai stata
portata avanti collettivamente dai medici di un territorio. Queste sono
le conclusioni del documento:
"La situazione che si prospetta per il nostro territorio è, a nostro
avviso, estremamente preoccupante, tale da configurare la concreta possibilità
di severi danni alla salute pubblica.
Come medici operanti in Val di Susa crediamo sia nostro dovere pretendere
che siano attivate misure di sicurezza tali da impedire la contaminazione
del nostro territorio."
Tuttavia, al pari delle ferrovie, la macchina olimpica è inarrestabile,
ma il caso di Sauze d’Oulx non è destinato a rimanere isolato: a Pragelato
sono in corso i lavori per la realizzazione del trampolino per il salto,
lavoro che porterà allo sbancamento di circa 700.000 tonnellate di roccia.
Anche qui un’indagine geologica-tecnica e idrogeologica preliminare effettuta
il 25 ottobre 2001, a firma del Dottor Geologo Eugenio Zanella, a pag.7
riporta quanto segue: "...La litologia dei ciottoli e blocchi riflette
quella delle rocce che costituiscono la parte alta della valle e pertanto
si hanno in prevalenza calcescisti e subordinatamente anfiboliti, prasinisti,
serpentiniti e calcari/dolomie.." poi a pagina 8 "...i depositi
formatisi a spese di anfiboliti e di serpentiniti sono costituiti da una
frazione fine e prevalente componente siltosa all’interno della quale
si rinvengono frammenti di dimensione e forma molto variabile...",
e ancora dopo "il substrato roccioso costituito da litotipi riferibili
al Complesso dei Calcescisti con Pietre Verdi...", che vengono però
definite, nella pagina successiva, "molto rare nell’areale in oggetto".
Rocce potenzialmente asbestifere si rinvengono anche nel bacino del Rio
Comba Mendie: a pagina 11 si rileva la presenza di "masse di metabasalti
(prasiniti più o meno listate, anfiboliti, metagabbri...". Gli ambientalisti
gridano allo scandalo.
in un primo tempo, successivo a questi rilevamenti, ARPA Piemonte interpellata
sulla questione parlava di "rischio potenziale" legato all’impianto
di Pragelato, in una seconda fase produceva (febbraio 2002) una relazione;
questa conferma pienamente la presenza di amianto condizionando, in sostanza,
la realizzazione dell’impianto al non innalzamento del livello di fibre
presenti nell’aria. La cosa in sè e per sè sembra abbastanza rassicurante
.. lo diventa meno quando si scopre che si intendeva procedere con un
lavoro di brillamenti di mine.
A questo proposito uno studio effettuato per un progetto preliminare di
RFI a cura del Prof. Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica
Italiana, datato 29/12/2003 evidenzia il rischio piuttosto elevato che
le particelle di amianto siano trasportate dalle correnti aeree verso
Torino, Pianezza, Collegno e Rivoli.
Altri studi evidenzieranno che la mortalità tende infatti a concentrarsi
in aree di pianura o pedemontane, caratterizzate in passato dalla presenza
di attività di lavorazione dell’amianto, nonché di industrie utilizzatrici
dei loro prodotti. Così si osservano l’importante aggregato di mortalità
di Torino e della sua cintura, che risale nelle valli di Lanzo fino a
Nole, e quello di Savigliano e Fossano. Le aree di montagna sono invece
caratterizzate da un deficit di mortalità per le cause in studio, lungo
tutto l’arco da Entracque fino alla Valle d’Aosta; l’Alta Valle di Susa
è l’unica eccezione...
Frattanto dagli studi si passa ai necrologi ed il quotidiano "la
Stampa" di Torino dà un inquietante conferma sulla pericolosità della
situazione, parlando di un’inchiesta del Procuratore Aggiunto Raffaele
Guariniello su alcune morti nel territorio di Olux e Sauze d’Oulx tra
il 1990 e il 2002. I casi trattati sono quattro e le cause del decesso
sono collegate al mesotelioma polmonare, il sinistro marchio di fabbrica
dell’amianto.
Sebbene ormai la presenza del pericoloso minerale sia un fatto incontestabile,
"the show must go on" (lo spettacolo deve continuare)...
Gatsu
E concludo ringraziando
ancora una volta il direttore Somà ed aggiungendo la lieta notizia che
ci ha invitato a scrivere un articolo su questo spazio web che stiamo
occupando, cosa che se concordata con il webmaster avverrà tra poco tempo.
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