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Giovanni Sboccaccio Decameron Riassunto: Dell’Utri e Previti rubano un porco a Berlusconi; fannogli fare la sperienzia magica di con dolcetti benedetti, e a lui ne danno due farciti con cacche di cane; si fanno poi ricompensare, se non vuole che a Veronica sua moglie il dicano. Berlusconi aveva un suo poderetto non lontano
da Arcore, nel quale allevava ogn'anno un maiale, che lui il nomava “il
porco comunista”, ed era sua usanza sempre in dicembre d'andarsene con
la moglie in villa, e ucciderlo e quivi farne bei presciutti. Una volta, non essendo la Veronica ben sana,
Berlusconi andò egli solo; la qual cosa sentendo Dell’Utri e Previti se
n'andarono ad un prete, tal Baggetto Bozzo, loro amico e vicino di Silvio.
Aveva Berlusconi, la mattina che costor giunsero, ucciso quel maiale,
e vedendoli col prete Bozzo, li chiamò e menatili in casa, mostrò loro
questo porco. Allora Dell’Utri a lui disse: - Deh! che bel
maiale! Vendilo, e godiamocene i denari; e a moglieta dì che ti sia stato
imbolato, cioè rubato, da cattivi comunisti. Berlusconi disse: - No, ella nol crederrebbe; non v'impicciate,
ché nol farei mai. Le parole furono assai, ma niente ottennero,
sì che costoro partirsi da lui. Disse Dell’Utri a Previti: - Vogliamogli noi
stanotte imbolare, ovver sottrarre, come da articolo 654 Codice penale
che tu ben conosci, quello grasso porco? - Adunque - disse Cesare - facciamolo; e poscia
cel goderemo qui insieme col sacerdote. Baggetto disse che per lui va bene. - Qui si deve usare - disse allora Dell’Utri
- un poco d'arte. Tu sai come Berlusconi beve volentieri quando altri
paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete non lasci pagare
nulla a lui; e il Cavaliere finirà sbronzo. Così fecero. Berlusconi, veggendo che Baggetto Bozzo nol
lasciava pagare, si diede in sul bere, e si caricò ben bene; quando si
partì dalla taverna, se n'entrò in casa, e credendosi aver serrato l'uscio,
il lasciò aperto e andossi al letto. Previti e Dell’Utri entrarono dentro,
e il porco, a casa del prete el portarono. Berlusconi, essendogli il vino uscito del capo,
si levò la mattina, guardò e non vide il porco suo, e vide l'uscio aperto;
e incominciò a far rumore grande: - Ohimé, dolente mé, il porco mi è stato imbolato!!!
Dell’Utri e Cesare Previti levatisi, se n'andarono
verso Berlusconi. Il qual, come li vide, quasi piagnendo chiamatili, disse: - Ohimè, il porco mio m'è stato rubato! Dell’Utri, accostatoglisi, sottovoce gli disse:
- Così di' - diceva Dell’Utri - grida forte
sì, che paia bene che sia stato così. Berlusconi gridava allora più forte e diceva:
- Al corpo di Dio, che io dico da davvero che m'è stato imbolato. E Dell’Utri diceva: - Fatti ben sentire, sì
che egli paia vero. E Berlusconi: - Che io sia impiccato per la
gola se non è il vero! Il porco m'è stato rubato, il giuro! - Deh! - disse Dell’Utri – come può essere?
- Per certo - disse Berlusconi - egli è così,
io son disperato: moglie nol mi crederà. - Ma tu sai Silvio che ieri io t'insegnai a
dir così: io non vorrei che tu ti facessi beffe insieme di moglieta e
di noi. Berlusconi prese a gridare: - Deh! Mi farete
bestemmiare Iddio e' santi! Vi dico che il porco m'è stato imbolato stanotte.
Disse allora Previti: - Se è così, noi sappiamo
come riaverlo. Deve essere stato alcuno de tuoi vicini; io so di un cibo
magico che costringe a dir la verità. - La Boccassina? – Chiese Silvio. - No, è un altro, tu ancora nol conosci. -
Disse Dell’Utri. - Farò magia a tutti i tuoi vicini, certo un di loro
l'ha avuto. - Come è dunque da fare? – Chiese Silvio. Rispose Previti: - Facciomi fare dei pasticcini
e faccioli benedire, e i dolcetti ci diranno magicamente chi è il ladro.
Voglilo fare? Disse Berlusconi: - Ve ne priego, ché se sapessi
chi l'ha avuto, sarei mezzo consolato. - Io sono pronto - disse Dell’Utri - ad andare
infino al paese per quelle cose necessarie in tuo servigio, se tu mi dai
i denari. Aveva il Cavaliere quaranta soldi, li quali
a lui li diede. Dell’Utri, comperati i pasticcini, a un paio cambiò il
ripieno. Ne fece riempire due con cacche di cani; poscia li fece ricoprire
di zucchero come l'altri, e per non scambiarle, fece lor fare un certo
segnaluzzo per lo quale egli molto bene le conoscea, e se ne tornò a Silvio
e dissegli: - Tu inviti domattina a ber con teco tutti
color che sono di qui intorno, e io farò stanotte la incantagione sopra
a li dolcetti. La mattina, radunata una buona brigata di giovani
di Milano 2, che vicini la villa erano, Dell’Utri e Previti vennero con
un vassoio di pasticcini. - Signori, - disse Dell’Utri - a Berlusconi
fu tolto un suo bel porco; e perciò vi dà a mangiar questi dolcetti con
l’incantagione. Sappiate che chi avrà rubato il maiale, non
potrà mandar giù il pasticcino, anzi gli parrà più amaro che veleno, e
sputerollo. Dell’Utri, ordinatili in cerchio e messo Silvio
tra loro, cominciò a dare a ciascun la sua. Quivi ciascun guatava nel
viso l'uno all'altro, per veder chi la sua sputasse. Come fu il turno
di Silvio, presa una delle ripiene con feci canine, gliele pose in mano.
Il Cavaliere prestamente se la gittò in bocca e cominciò a masticare;
ma tosto come la lingua sentì lo saporaccio, così Berlusconi, non potendo
l'amaritudine sostenere, la sputò fuori. S'udì un dei presenti commentare: - Eja, Berlusconi,
che vuol dir questo? Dell’Utri, veduto che Silvio la sua aveva sputata,
disse: - Aspetta, forse che alcuna altra cosa gliele
fece sputare: tenne un'altra - e presa la seconda, gliele mise in bocca.
Berlusconi, se la prima gli era paruta amara,
questa gli parve amarissima; ma pur vergognandosi di sputarla, alquanto
masticandola la tenne in bocca, e tenendola cominciò a gittar le lagrime
che parevan ciliegie, sì eran grosse; e infine, non potendo più, la gittò
fuori come la prima. Tutti dissero che per certo Berlusconi se l'aveva
imbolato egli stesso; e furono di quegli tra i vicini che aspramente il
ripresero. Partiti che si furono, rimasti Dell’Utri e
Previti col Cavaliere, gl'incominciò Previti a dire: - Io l'aveva per certo che tu l'avevi rubato
da solo, e volevi mostrare che ti fosse stato imbolato. Silvio, il quale ancora non aveva sputata l'amaritudine
della cacca canina, incominciò a giurare che egli il porco sottratto non
l'avea. A lui Dell’Utri disse: - Un tale dei vicini mi disse che tu havvi
una giovinetta, una tua pecoreccia amante, e certo tu presso costei avevi
inguattato lo maiale. Tu credi di far passare noi per fessi, e ci
hai fatto di brutto imbufalire; e per ciò o tu ci doni due paia di pollastre,
o diremo a monna Veronica ogni tal cosa. Silvio, vedendo che creduto non era, non volendo
anche l’ira della moglie, diede a costoro due paia di gallinelle. Le quali
avendo loro prese, e di già spartito il porco col prete, lasciaron Berlusconi
col danno e con le beffe. |