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DELLA NON MAI VISTA E INAUDITA AVVENTURA COMPIUTA
DAL VALOROSO SILVIO BERLUSCONI CON MINOR PERICOLO DI QUALUNQUE ALTRA PORTATA
A TERMINE DA ALCUN FAMOSO CAVALIERE AL MONDO
Silvio Berlusconi, sostenuto dal suo intrepido cuore, saltò su
Ronzinante e, imbracciato lo scudo, mise a tracolla la lancia e disse:
«Amico Dell’Utri, devi sapere che io nacqui, per volere del cielo,
in questa nostra età del ferro per far risorgere in essa quella
dell'oro, o aurea, o dell’etere come suole chiamarsi. Io sono colui a
cui sono riservati i pericoli, le grandi imprese, i fatti di valore.»
Dell’Utri, udite le parole del suo padrone, cominciò a piangere
quanto più pietosamente si possa al mondo e a dirgli:
«Signore, io non so perché la signoria vostra voglia affrontare
questa così paurosa avventura: ora è notte; qui non si vede
nessuno, a me hanno già dato 9 anni di galera: possiamo benissimo
deviare da questa strada e allontanarci dal pericolo.»
«Non si deve dire di me, né ora né mai,» rispose
Silvio Berlusconi, «che lacrime e preghiere mi abbiano distolto
dal fare ciò che dovevo secondo lo stile di un cavaliere; pertanto
ti prego, Dell’Utri, di star zitto. Ciò che devi fare è
stringer bene le cinghie a Ronzinante e restare qui; ché io tornerò
presto, o vivo o morto.»
Dell’Utri, allora, vedendo la irremovibile decisione del suo padrone e
quanto poco servissero con lui le lacrime, le preghiere, i consigli, stabilì
di giovarsi della sua astuzia e di farlo aspettare, se gli riusciva, fino
alla mattina; pertanto, mentre stringeva le cinghie al
cavallo, cautamente, senza farsi sentire, con la cavezza del suo asino
legò tutt'e due le zampe al cavallo Ronzinante in modo che, quando
Silvio Berlusconi volle partire, non poté, perché l’animale
non poteva muoversi se non a salti. Marcello Dell’Utri, vedendo la felice
riuscita del suo stratagemma, disse:
«Ecco, signore, che il Cielo, impietosito dalle mie lacrime e dalle
mie preghiere, ha disposto che Ronzinante non si possa muovere; e se voi
volete ostinarvi a spronarlo, dàgli e dàgli, finirete con
l'irritare la Fortuna e, come si dice, sputare sul piatto delle sentenze
della Corte Costituzionale.»
Silvio Berlusconi, intanto, si disperava e quanto più spronava
il cavallo, tanto meno riusciva a smuoverlo; finché, senza rendersi
conto che l’animale aveva le zampe legate, stimò opportuno starsene
calmo e aspettare, o che si facesse giorno o che Ronzinante si movesse,
credendo, senza alcun dubbio, che l’ostacolo provenisse da tutt'altra
causa che dalla furberia di Dell’Utri, attribuendolo alle perfide arti
arcane di Prodi, o ai sortilegi della magistratura rossa; pertanto gli
disse:
«Giacché è così, Dell’Utri, che Ronzinante
non si può muovere, io son contento di aspettare che spunti il
giorno, sebbene pianga il tempo che tarderà a venire. Sono io,
per caso, di quei cavalieri che prendono riposo nei pericoli? Dormi tu,
che sei nato per dormire, o fa' quel che ti pare, ché io farò
quello che riterrò più conveniente ai miei intenti.»
«Non vada in collera mio signore» rispose Dell’Utri. E, avvicinatosi
a lui, mise una mano sull'arcione davanti e l'altra su quello di dietro,
in modo che restò abbracciato alla coscia sinistra del suo padrone,
senza osare di scostarsene di un dito.
; Intanto, o che fosse - sembra - il freddo della mattina che stava ormai
per giungere o che Dell’Utri avesse a cena ingerito qualcosa di lassativo,
o che fosse un bisogno naturale (ché è la cosa più
credibile), gli venne voglia e smania di fare ciò che un altro
non avrebbe potuto fare per lui; ma era tanta la paura che gli era entrata
in cuore, che non osava allontanarsi neanche un capello dal suo padrone.
Il bosco gli sembrava piuno di guidici minacciosi. Neppure, però,
era possibile pensare di non fare ciò di cui sentiva il bisogno;
e così liberò la mano destra che teneva attaccata alla sella,
e con essa, cautamente e senza far rumore alcuno, sciogliere il nodo scorsoio
del laccio che sosteneva i pantaloni; quando l'ebbe sciolto, i pantaloni
caddero giù e gli
rimasero ai piedi come ceppi; dopo di ciò, tirò su la camicia
come meglio poté e scoprì entrambe le natiche, che non erano
tanto piccole nel povero Dell’utrone. Fatto questo (che egli pensava fosse
il più che c'era da fare per uscire dalla tremenda urgenza di quel
bisogno), gli sopraggiunse un altro guaio più grave, poiché
gli parve che non avrebbe potuto liberarsi senza far forti rumori, tali
cheli avrebbero sentiti anche Biagi, e Santoro, e Luzzatti, e cominciò
a serrare i denti e stringere le spalle, trattenendo in sé il respiro
quanto più poteva; ma, nonostante tutte queste precauzioni, fu
così disgraziato che alla fine fece un po' di rumore. Il Sire di
Arcore lo udì e disse:
«Che rumore è questo, Dell’Utri? Son forse i bilanci Pubblitalia
che ricominciano a scoppiettare?»
«Non so, signore,» egli rispose, «dev'esserci qualcosa
di nuovo, misero me, sempre perseguitato dalla giustizia.»
Tornò di nuovo a tentare la sorte, e gli andò tanto bene
che, senza far più rumore come prima, si sentì liberato
dal peso che gli aveva dato tanta molestia. Potessero i nove anni scivolargli
giù per l’intestino con tanta morbida grazia!
Ma poiché Silvio Berlusconi aveva il senso dell'olfatto così
vivo come quello dell'udito, e Dell’Utri stava così vicino e cucito
addosso a lui che le esalazioni salivano in alto quasi in linea retta,
fu inevitabile che qualcuna arrivasse al naso del sensibile cavaliere;
e non appena gli giunsero, Silvio corse ai ripari stringendoselo fra due
dita e disse con un tono di voce un po' nasale:
«Mi sembra, Dell’Utri, che tu abbia una gran paura.»
«Sì, che l'ho,» rispose Dell’Utri; «ma da che
cosa la signoria vostra se ne accorge ora più che in qualsiasi
altro momento?»
«Dall'odore che mandi ora più che in qualsiasi altro momento,
e non proprio d'ambra.»
«Potrà anche essere,» disse Dell’Utri, «ma io
non ne ho la colpa; la colpa è della signoria vostra che mi costrinse
a portare a Milano i soldi della mafia, ma, lo dice anche il proverbio:
il denaro non ha odore.»
«Vattene tre o quattro passi più in là» disse
Berlusconi (sempre senza staccare le dita dal naso) «e d'ora in
avanti abbi più rispetto della tua persona e del dovere che hai
verso di me; ché l'eccesso di familiarità con cui ti tratto,
ha causato questa mancanza di riguardo.»
«Scommetterei,» replicò Dell’Utri, «che la signoria
vostra pensa che io mi sia fatto scappare dal corpo qualcosa... che non
dovevo fare.»
«A rimestarla è peggio, amico Dell’Utri» rispose Silvio
Berlusconi. «Più ci giri intorno e più puzza.»
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