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Indice. Premessa del corso
Come ho cominciato a fare fotomontaggi.
Gli inizi del mio elaborare immagini
Strumenti, palette e file nuovo (per principianti)
Unificare due fotografie con Photoshop (per principianti) Ricordo come ho cominciato a fare fotomontaggi nel 1977. Ritagliai una faccia di Fanfani - un leader Dc degli anni ’60 - da "L’Espresso" e la posizionai sul corpo nudo del paginone di "Playboy". L’insieme era grottesco, ma piacevole a vedersi. Lo portai a "Lotta continua", che aveva delle pagine di satira dirette da Vincino. Lui mi parlò di un giornale che stava nascendo: "Il male", e mi sono ritrovato "fotomontaggista".
Venivo da una cultura letteraria: una laurea in Storia, presa perché nel futuro lavorativo - avevo 25 anni - mi piaceva immaginarmi "professore di Storia e Filosofia".
Quindi non avevo nessuna competenza nella comunicazione per immagini, era un mondo che mi era del tutto ignoto. Di storia dell’Arte conoscevo pochissimo, nulla di prospettiva, non sapevo usare la matita.
"Il male" era un’ambiente pieno di disegnatori. Ci lavorava Andrea Pazienza e tante altre ottime matite. Io mi ritrovai a produrre immagini, non essendo né un fotografo né un vignettista. Lavoravo con le borbici e con un archivio fotografico a costo zero, fato strappando pagine dei rotocalchi illustrati.
Il fotomontaggio ha strane regole. Trovi la realtà già raffigurata, a te tocca isolarla ritagliandola, interpretarla, accostarla ad altre immagini, creare con quei frammenti nuovo significato.
Dentro "Il male" non contava tanto la qualità dell’immagine, quanto la battuta che supportava, il che riduceva tutto all’unico comandamento: "Fa ridere o no?"
Su questa esigenza iniziai a costituirmi un archivio di immagini strappate alla stampa illustrata dell’epoca. Un fotomontatore vive sul suo archivio, come le formiche d’inverno campano del magazzino viveri che hanno accumulato.
Luminosità e ombre
Errori piu’ comuni in Photoshop e le azioni
Scontornare i capelli con Photoshop. Testo con ombreggiature
Fondere due volti con Photoshop Morfing. Viraggio seppia
Principali scorciatoie da tastiera
Esercizio bandiera per principianti in Photoshop
Esercizio cielo nuvoloso per principianti in Photoshop
Come ho iniziato a fare fotomontaggi non digitali
L’archivio fotografico era la mia "tavolozza dei colori" per il ritocco delle foto e i fotomontaggi
Le immagini nella preistoria. Gli inizi dell’espressione iconografica.
Approfondimenti in Photoshop: rapporti tra linguaggio verbale e delle immagini L’archivista di un giornale tipo "L’espresso" non aveva la libertà di cui ho goduto io. Lui sceglieva le foto da acquistare e da stampare. Io ricavavo da pagine morte - di cui ritagliavo l’essenziale - i soldi per vivere. Svuotavo i cassonetti di vecchie riviste, strappavo le immagini potenzialmente utili e le catalogavo nel mio archivio.
Dentro "Il male" ebbi la prova del potere del linguaggio delle immagini. Anche solo dei cambio/testa tra due fotografie - il volto del Papa ritagliato ed appiccicato su di una foto insolita - poteva provocare la galera: diventava "insulto a capo di stato estero".
"Il male" ebbe 110 sequestri, 6 erano stati provocati da mie immagini. Era il 1978, l’Italia era diversa, c’era molta più censura.
I miei lavori migliori erano fotomontaggi con fumetto. Ne realizzavo una dozzina a settimana, i due o tre migliori erano pubblicati.
Il testo era fin troppo importante: poteva bastare un titolo adatto su una foto anche non eccellente o non propriamente ideale - e il direttore mi avrebbe pubblicato l’immagine. Spesso la foto tirava in una direzione e il titolo - o il fumetto - spingeva verso un altro significato. I due linguaggi erano entrambi presenti, ma usati per respingersi e insieme per rafforzarsi a vicenda: due capi di stato erano immaginati mentre facevano un gioco da bambini come "Battaglia navale". Il contesto della foto ufficiale cozzava con il linguaggio da "lezione noiosa a scuola". Questo accostamento - ricordo un cardinale seduto sulla classica poltrona ufficiale, mentre il segretario gli chiede se ha finito di fare la cacca sul vasetto - era spesso irriverente, era umorismo, era satira.
Immagini e concetti. Il concetto e l’espressione iconografica
Pensare per poter raffigurare. Le idee. Il cervello sociale
Il bello. Simmetria, femminilità e mascolinità nelle raffigurazioni
Comunicare con immagini. Lavorare file leggeri. Salvare versioni progressive
Photoshop e la composizione iconografica
Creatività ed espressione artistica. Come vengono le idee
Il passaggio alle immagini senza testo
Photoshop e il metalinguaggio della percezione. I ritocchi fotografici Se il testo di commento all’immagine - che poteva avere la forma/aspetto di un titolo, di una didascalia o di un fumetto/ballon - era la cosa più importante, anche l’immagine doveva avere una sua parte nella comunicazione.
In quel momento, da ignorante, iniziai ad avvicinarmi al mondo delle immagini, pur partendo dal testo, dal mito di "scrivere", che faceva parte del mio modello di espressione.
Ero diventato - mio malgrado - una persona che comunicava con le immagini. Finita l’epoca della satira, chiusa l’esperienza de "Il male", fui costretto a passare dalla satira all’illustrazione. La mia professione divenne l’illustrare concetti complessi e astratti, per giornali come "L’espresso" o "Famiglia cristiana".
Gli emisferi cerebrali destro e sinistro e le immagini
Adobe Photoshop: note tecniche sul software
Adobe Photoshop per lavorare ad un sito web. Dreamweaver e Photoshop Intanto mi levarono il testo: tornavo muto. Basta fumetti o didascalie stravolgenti: l’immagine doveva parlare da sola. Io controllavo solo quello che era sulla diapositiva.
Poi l’immagine contava poco dal punto di vista "informativo". In un articolo sulle diete, bastava una donna che giocasse con la bilancia; in uno sull’Aids, era sufficiente la scritta AIDS fatta con siringhe.
L’immagine contava poco, eppure i giornali illustrati senza di essa sarebbero morti. Non dava informazioni utili, ma invogliava a leggere. Poteva essere ambigua o super-chiara, spesso era al limite del banale, perché usava solo simboli classici, scontati, massimamente prevedibili: un cappello a cilindro "dava l’idea" di "ricchi", "industriali", "capitalisti", trasmetteva un messaggio definendo una vasta categoria.
Referenze del docente. Primo su Google come docente di Photoshop
Link e tutorial a Photoshop sul web
Illustrazioni su argomenti complessi realizzati con
Photoshop da Francesco Cascioli

Iscrizioni per il corso di Photoshop a Roma

Usavo spesso figure retoriche del linguaggio delle immagini, ad esempio la bilancia. Posizionarne una al centro della composizione iconografica, mettere su un piatto del denaro e sull’altro una pila di libri, penne, astucci e zainetti, voleva dire poter comunicare subito un concetto come "il costo dei libri di testo". Bilancia quindi come sostituito di un verbo, ma la bilancia soprattutto come sinonimo di "essere uguale a", in questo senso alcune fotografie di oggetti comuni diventano un escamotage per poter raffigurare un predicato verbale, un’azione. Altre figure retoriche del linguaggio delle immagini sono l’imbuto, il buco della serratura, il tritacarne.Gli inizi: esprimersi solo con le immagini
Per anni ho tentato di decifrare il linguaggio delle immagini raffrontandolo al linguaggio dei testi, alle parole.
Mi sono guadagnato da vivere creando illustrazioni in fotomontaggio. Mi telefonava un giornale, e mi diceva: "Ho questo titolo da illustrare. Ce la fai in 48 ore?"
La mia risposta era sempre: "Sì. Senzaltro!"
Avevo anche escogitato una "formuletta" per calmare le ansie che mi assalivano quando dovevo illustrare concetti astratti e complessi, tipo: "unificazione dei regimi pensionistici".
Intanto "mai farsi prendere dal panico", mai frasi tipo: "questo tema è troppo difficile!".
Era del tutto normale che l’immagine fosse complicata, altrimenti - se l’argomento fosse stato "La bellezza delle rose" - i giornali avrebbero pubblicato una bella foto di rose, e non ci sarebbe stata occasione per me di guadagnarmi la pagnotta.


Come si poteva passare da un titolo di articolo ad un’immagine?
Tutto era difficile, ma alcune cose non erano impossibili.
Bastava iniziare da un qualche cosa di concreto. Il mio metodo di lavoro prevedeva di elencare tutte le foto possibili rispetto ai nomi e agli aggettivi presenti nel titolo dell’immagine da costruire.
Ad esempio quali foto rendevano il concetto di "pensione"?
Mi scrivevo una lista su un foglio di carta: panchine, bastoni, mani rugose. Inserendo nella composizione una o più immagini "concrete" relative al concetto di "anziano", "pensionato", "vecchio", una parte del lavoro era completata.
Se nel titolo c’era il termine "istituzioni", facevo una rassegna mentale di tutto quello che era fotografabile e che era contenuto nel concetto di "istituzioni": palazzi (Palazzo Chigi, Montecitorio, Quirinale, ecc.), bandiere, cartine d’italia, poltrone presidenziali, ecc..
Poi c’era il problema dei verbi.
Ebbene: quel che nel discorso è il verbo, nelle immagini è la posizione degli oggetti. Un piede gigante sopra un uomo accasciato al suolo è "sottomettere". Tante cose diverse che si muovono nell’aria lasciando scie per andare poi a concentrarsi dentro un imbuto, è "unificare".Che trucchi conosceva Michelangelo?
A questo punto ero un creatore di immagini, ancora molto ignorante rispetto alla storia dell’arte. C’era però un aspetto in cui Michelangelo - che presto, con assai poca umiltà, presi a considerare come "un collega del passato" - mi poteva essere utile: che trucchi conosceva? Come riusciva a rendere i suoi quadri più belli, più chiari, più comunicativi?
Che trucchi usavano i grandi della storia dell’arte?
Ho avuto la fortuna di conoscere un professore di Storia dell’arte, Paolo de Manincor, e lui non con pazienza, ma invece con entusiasmo, mi ha illustrato alcuni stratagemmi del linguaggio delle immagini:
La Pietà di Michelangelo, il sorriso della Gioconda, il non allineamento del Partenone.
Insieme a lui è nata un’operazione di cui sono orgoglioso: gli "Indovinelli di Arte", o anche "L’Arte tramite gli indovinelli". Il passaggio all’elaborazione digitale
Nel 1995 esplode il fenomeno dei computer.
Io che lavoravo con forbicine e taglierino, vengo costretto a passare al mouse. Non lo rimpiango affatto: il computer ha raddoppiato il mio cervello.


Fare immagini al computer voleva dire imparare Photoshop.
L’accoppiata computer/software potenziava l’intervento. Il tutto veniva ridotto ad operazioni matematiche impartite dal vostro cervello alla macchina. Il comando "sostituisci il rosso col giallo", produceva un bzzz… bzzz… della macchina che lavora, e alla fine il giallo era dove volevo io.
Il tutto si riduce a decidere cosa volete che l’immagine diventi.
Con Photoshop si possono fare tre tipi di intervento:
miglioramento estetico dell’immagine: rinforzare alcuni colori, schiarire le ombre, ecc.
creazione di disegni minimali: una cornice, un’aureola, creare onde su di un mare calmo, far sventolare una bandiera
Fusione di più fotografie, cioè fotomontaggi, le stesse operazioni che prima eseguivo con le forbici, ma con una potenza espressiva moltiplicata.
Solo l’immagine digitale permette una fantastica velocità di esecuzione. Prima se avevo la foto di una "mano" ma era troppo grande, dovevo andare dal "fotocopiaro" a colori, mettermi in coda, fare la riduzione, pagare, tornare a casa e incollare l’immagine con la grandezza ottimale. Con Photoshop il tutto si riduceva al comando modifica/trasforma/scala.
Imparato Photoshop da autodidatta, ho iniziato anche ad insegnarlo.

L’elaborazione digitale, i fotomontaggi, il foto ritocco e Internet
Poi è arrivato Internet. Dopo gli inizi a "Il male", avevo continuato a lavorare nel fumetto. Per venti anni ho collaborato con "Linus", scrivendo - insieme al disegnatore Bruno D’Alfonso - i testi di "Ciacci" , che poi il mio socio disegnava in maniera eccellente e fortemente comunicativa, con un "segno" di gran simpatia. Nel 1999 stava nascendo un portale dedicato agli italiani all’estero, e mi incaricarono di seguire lo spazio "fumetti e umorismo" del sito.
È stato un inizio difficile. Da un lato il portale ha chiuso dopo soli due anni, dall’altro io mi ritrovavo a 50 anni a dover imparare di nuovo a scrivere. Scrivere questa volta qualcosa di nuovo, non su fogli di carta ma su un media fantastico. Avevo trovato un pubblico, non mi serviva più una tipografia e alberi abbattuti per produrre carta. Bastava una tastiera e il collegamento e potevo creare pagine per internet.
Rispetto ai giovani smanettoni, credo di essere stato uno dei più "anziani" realizzatori di spazi web.
Mentre gran parte del mondo sa leggere una pagina Internet, io la so anche scrivere. È un’enorme sensazione di libertà, e ne ho approfittato. Il mio sito web www.ilpalo.com mi ha dato un pubblico, anche per le immagini che desideravo produrre.

Esempi di utilizzo di Photoshop

Su questo sito si possono trovare vari esempi del lavoro di Francesco Cascioli come illustratore in Photoshop Illustrazioni su vari argomenti, divisi in categorie: tempo, scienza,informatica, ecc. Il gioco degli "indovinelli di Storia dell’arte" creato dal sottoscritto e dal professor Paolo de Manincor. Sono 100 capolavori del Rinascimento, ognuno ritoccato in Photoshop, e poi posto accanto all’originale, in una scala crescente di difficoltà. L’abilità non è nel ricordare in maniera nozionistica quel quadro (alcuni sono famosi mentre altri sono poco conosciuti), ma nel farsi la domanda: "Il quadro sarebbe stato più interessante se dipinto nella maniera A o in quella B? Per ogni indovinello c’è il pulsante che mostra la soluzione. Cercando di stabilire qual’è l’originale, ci si riesce ad immedesimare con l’autore, e si possono scoprire cose interessanti sul Mantegna o su Michelangelo. Ritoccare opere d’arte è uno splendido esercizio per chi sta imparando Photoshop. Un servizio che alcuni potranno trovare utile, quanto meno come fonte di ispirazione nella manipolazione dell’immagine.

Solo per Roma. Corsi individuali di Photoshop, a Roma, al domicilio dell’allievo: 35 euro.
Al domicilio del docente 30 euro l’ora.
Viene garantita la conoscenza completa del programma in 10 ore:
cinque lezioni da due ore, intervallate da un paio di giorni in cui l’allievo si può esercitare da solo.

Siti con tutorial e risorse per Photoshop (sono prevalentemente in inglese)

Screaming Art - http://www.screaming-art.com/
Several excellent tutorials on creating cracks, metal, engravings and several others. Collected works of art by Espen Norheim, PhotoShop forum and contest are also available.

Teamphotoshop - http://www.teamphotoshop.com/
Full portal for Adobe photoshop tips, tutorials and help. Also HTML and web design tips and tricks.

The Photoshop Guru’s Handbook - http://www.photoshopgurus.com/
Site where users of Adobe Photoshop can stretch their imaginations to learn new and different ways of using this popular graphics program. There is an extensive list of tutorials, as well as the normal Photoshop goodies: community forums, links, tips, and downloads.

The Photoshop Roadmap - http://www.photoshoproadmap.com/
Photoshop tips, tutorials, techniques and articles. Also a large plugin directory with download links, animated tutorials and a Photoshop bookstore

The Ultimate Photoshop Page - http://hem.passagen.se/pshop/
Action archive, plugins, filters, brushes, fonts, newsgroups and links.

Google
 
Web www.ilpalo.com