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Indice. Premessa del corso
Creatività ed espressione artistica.
Il genio pensa le cose in modi nuovi
Strumenti, palette e file nuovo (per principianti)
Unificare due fotografie con Photoshop (per principianti) Quando incontriamo di persona gli eroi che la nostra cultura considera grandi, non riscontriamo nessuna eccezionale predisposizione, ma solo combinazioni di ingredienti in sé affatto comuni.
Questi eroi sono per la maggior parte fortemente motivati, ma anche molte altre persone lo sono. Di solito sono molto bravi in certi campi, ma questa, in sé, la chiamiamo di solito maestria o perizia. Spesso hanno abbastanza fiducia in sé da tener testa al disprezzo dei colleghi, ma, in sé, questa qualità potremmo semplicemente chiamarla ostinazione. Certo essi pensano le cose in modi nuovi, ma questo capita a tutti di tanto in tanto.
Ho l’impressione che per il genio ci voglia un’altra cosa ancora: per accumulare qualità eccezionali, occorrono modi straordinariamente efficaci di apprendere. Non basta imparare molte cose, si deve anche gestire ciò che s’impara. I maestri, sotto la superficie della loro maestria, hanno alcune speciali abilità proprie di una competenza di "ordine superiore " che li aiutano ad organizzare e a fare uso delle cose che apprendono. Sono questi trucchi nascosti di gestione mentale a produrre i sistemi che creano le opere di genio. Perché certe persone apprendono molte abilità e abilità più efficienti? Queste importantissime differenze potrebbero avere origine in incidenti avvenuti nell’infanzia. Un bambino scopre modi intelligenti di sistemare i blocchetti in fila e in colonna, un altro bambino gioca a risistemare i propri modi di pensare. Ora, mentre tutti possono elogiare i castelli e le torri del primo, nessuno è in grado di vedere ciò che ha fatto il secondo bambino, anzi, se ne può persino ricavare la falsa impressione che egli manchi di industriosità. Ma se il secondo bambino persevera nella ricerca di modi migliori di apprendere, può darsi che ciò lo conduca a uno sviluppo silenzioso in cui alcuni di questi modi migliori di apprendere possono sfociare in modi migliori di imparare ad apprendere. In seguito, osserveremo un mutamento qualitativo impressionante - senza causa apparente - al quale daremo un qualche nome vuoto come talento, attitudine o dono.
Minsky Marvin, "La società della mente", Adelphi, pag. 149
Luminosità e ombre
Errori piu’ comuni in Photoshop e le azioni
Scontornare i capelli con Photoshop. Testo con ombreggiature
Fondere due volti con Photoshop Morfing. Viraggio seppia
Principali scorciatoie da tastiera
Esercizio bandiera per principianti in Photoshop
Esercizio cielo nuvoloso per principianti in Photoshop
Come ho iniziato a fare fotomontaggi non digitali
Le immagini nella preistoria. Gli inizi dell’espressione iconografica.
Come pensano i Geni. Nella scelta dei problemi da affrontare, sanno discriminare o sono fortunati
Approfondimenti in Photoshop: rapporti tra linguaggio verbale e delle immagini Siamo tutti creativi. Ogni volta che mettiamo sotto la gamba di un tavolo traballante il primo oggetto che ci capita sottomano, o escogitiamo un nuovo modo per convincere un bambino a infilarsi il pigiama, facciamo uso delle nostre capacità di creare un nuovo risultato. I geni creativi ascoltano la loro Musa e sfidano la saggezza convenzionale. Lavorano quando li prende l’ispirazione e hanno intuizioni fulminanti mentre noi altri arranchiamo faticosamente lungo sentieri battuti. Mettono un problema da parte, lasciandolo in incubazione nell’inconscio; poi un giorno, senza preavviso, si accende una lampadina, ed ecco presentarsi una soluzione bella e fatta.
I geni sono degli sgobboni. In genere sudano sangue per almeno dieci anni prima di produrre qualcosa che duri. (Mozart componeva sinfonie a otto anni, ma non erano eccezionali; il primo capolavoro arrivò al dodicesimo anno della sua carriera.) Durante l’apprendistato, si immergono totalmente nel loro campo. Assimilano decine di migliaia di problemi e soluzioni, per cui nessuna sfida è per loro del tutto nuova e possono attingere da un vasto repertorio di motivi e strategie. Tengono d’occhio la concorrenza e la direzione in cui spira il vento, e, nella scelta dei problemi da affrontare, sanno discriminare o sono fortunati. (Quelli sfortunati, anche se dotati di talento, non verranno ricordati come geni.) Si preoccupano della stima di cui godono e del loro posto nella storia. I geni lavorano giorno e notte, e ci lasciano molte opere che di geniale non hanno granché. (Wallace ha trascorso gli ultimi anni della sua carriera cercando di comunicare con i morti.) Gli intervalli in cui distolgono l’attenzione da un problema sono utili, non tanto perché nel frattempo il problema fermenta nell’inconscio, quanto perché sono sfiniti e hanno bisogno di riposo (e forse hanno così modo di dimenticare i vicoli ciechi). I geni non rimuovono i problemi, s’impegnano invece nel "porsi i problemi in modo creativo". Rivedono costantemente il lavoro, avvicinandosi passo a passo al loro ideale.
Pinker S., "Come funziona la mente", Mondadori, pag. 387
Immagini e concetti. Il concetto e l’espressione iconografica
Pensare per poter raffigurare. Le idee. Il cervello sociale
Il bello. Simmetria, femminilità e mascolinità nelle raffigurazioni
Comunicare con immagini. Lavorare file leggeri. Salvare versioni progressive
Photoshop e la composizione iconografica
Creatività ed espressione artistica. Come vengono le idee
Photoshop e il metalinguaggio della percezione. I ritocchi fotografici
Intuizioni illuminanti: quando e come vengono le idee è un mistero
Gli emisferi cerebrali destro e sinistro e le immagini Le massime scoperte intellettuali dell’umanità hanno avuto un’origine misteriosa. Helmholtz disse che le sue idee più felici "si insinuarono spesso nel mio pensiero senza che io ne sospettassi l’importanza ... In altri casi arrivarono improvvisamente, senza alcuno sforzo da parte mia ... Amavano presentarsi alla mia mente specialmente mentre camminavo senza fretta".
Un intimo amico di Einstein mi ha detto che molte delle sue idee più grandi gli venivano in modo così improvviso mentre stava radendosi, che ogni mattina doveva fare molta attenzione quando usava il rasoio per evitare di tagliarsi per la sorpresa. E un ben noto fisico inglese disse una volta a Wolfgang Kòhler: "Nella nostra scienza le grandi scoperte si fanno in tre posti: in autobus, in bagno e a letto".
Il punto essenziale, qui, è che ci sono varie fasi di pensiero creativo: prima una fase di preparazione, in cui il problema viene elaborato in modo cosciente; poi un periodo di incubazione, senza alcuna concentrazione cosciente sul problema; e poi l’illuminazione, che è giustificata successivamente dalla logica.
Julian Jaynes, "Il crollo della mente bicamerale", Adelphi pag. 65
Adobe Photoshop: note tecniche sul software
Adobe Photoshop per lavorare ad un sito web. Dreamweaver e Photoshop
Referenze del docente. Primo su Google come docente di Photoshop
Link e tutorial a Photoshop sul web
Illustrazioni su argomenti complessi realizzati con
Photoshop da Francesco Cascioli

Iscrizioni per il corso di Photoshop a Roma

La persona creativa ha idee innovatrici

Un test di fluidità consisterebbe nel domandare al candidato di elencare il più gran numero di oggetti possibili che hanno una proprietà specifica, in un tempo determinato; ad esempio, oggetti tondi, oggetti rossi, cose da mangiare. In un altro test, si potrebbe domandare qualcosa di più complesso ad esempio una lista di titoli appropriati ad una figura o ad un breve racconto. Sarebbe ancora più difficile e anche più impositivo domandare di trovare le eccezioni ad una data affermazione. Si può sottoporre a test la fluidità delle interferenze presentando un’affermazione ipotetica, per la quale il candidato deve immaginare tutte le conseguenze e le implicazioni alle quali può pensare in un tempo limitato. Questa affermazione potrebbe essere: " Una nuova invenzione permette agli uomini di fare a meno di mangiare; quali saranno le conseguenze? "
La persona creativa ha idee innovatrici. Il grado di innovazione di cui essa è capace o di cui dà prova abitualmente, è pertinente al nostro studio.
La flessibilità mentale di un individuo, è la sua facilità d’adattamento. Il concetto di flessibilità ha un suo probabile contrario, la rigidità.
Gran parte del pensiero creativo esige un’organizzazione delle idee secondo schemi vasti, più inclusivi. Per questo motivo, abbiamo dunque avanzato anche l’ipotesi di una capacità di sintetizzare. Per contrapposizione, si può pensare che esista una capacità analitica. Le strutture simboliche devono essere infrante di frequente prima che si possa costruirne altre.
È dunque auspicabile esplorare diverse specie di attività di sintesi e di analisi nell’ambito della percezione e della concettualizzazione, al fine di determinare l’esistenza di questi fattori ed il fatto che essi afferiscano ad aree percettive e concettuali.
Può darsi che esista un’abilità che è funzione del grado di complessità o della combinazione della struttura concettuale che l’individuo possiede. Quante idee interconnesse un individuo può manipolare nello stesso tempo? Quando riflette su di un problema, lo scienziato deve avere presenti nella mente diverse variabili, condizioni o relazioni. Alcune menti si ingarbugliano facilmente; esse non possono legare efficacemente che uno o due elementi di una struttura. Altre resistono meglio alla confusione.
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 38

Le "definizioni ponte" ci aiutano a gettare un ponte tra i " fini " che perseguiamo e i " mezzi" di cui disponiamo
Le nostre idee migliori sono spesso quelle che fanno da ponte tra due mondi diversi.
Non voglio sostenere che ogni definizione combini in sé questi particolari ingredienti relativi alla struttura e al fine. Ma questa speciale mistura possiede una virtù peculiare: ci aiuta a gettare un ponte tra i " fini " che perseguiamo e i " mezzi" di cui disponiamo. Ci aiuta cioè a collegare le cose che sappiamo riconoscere (o costruire, trovare, fare o pensare) ai problemi che vogliamo risolvere.

Tendenza a completare l’incompiuto. LIBERTÀ DI LASCIARSI DOMINARE DALL’OGGETTO
Si comincia a scrivere un poema. Subito il poema manifesta sue esigenze metriche, ritmiche e simboliche. L’autore del poema apparentemente è al suo servizio. In un altro campo, se si cerca di costruire un modello formale per rappresentare le proprietà conosciute delle fibre nervose e le loro sinapsi, questo modello prende rapidamente il sopravvento. Noi diciamo anche che un’esperienza ha bisogno, nell’ambito del suo svolgimento, di un altro gruppo di controllo per confermare le sue conseguenze. È a questo punto che si ha il "secondo soffio" creativo, quando l’oggetto prende il sopravvento.
Sembra una tendenza a completare l’incompiuto, quando si raggiunge la linea di spartiacque, allora il lavoro possiede una struttura che comincia ad esigere di essere terminata.
Questo fenomeno ha qualcosa di strano. Noi esteriorizziamo un oggetto, un prodotto dei nostri pensieri, lo trattiamo come qualche cosa "di esteriore". Lo stesso avviene per l’esteriorizzazione del lavoro creativo, ciò che permette di sviluppare la propria essenza, la propria autonomia per mettere il creatore al suo servizio. Si direbbe che è più facile trattare il problema una volta che è esteriorizzato e che questo permette di mobilitare altri impulsi inconsci, altri materiali difficilmente accessibili.
Ho usato l’espressione "libertà di lasciarsi dominare dall’oggetto" in corso di creazione. È una scelta di parole strane e mi piacerebbe spiegarla. Essere dominati da un oggetto di propria creazione - e l’esempio più completo è Pigmalione dominato da Galatea - è essere liberati da quelle difese che ci fanno nascondere a noi stessi. Perché è il creatore che è il prodotto - come Yeats ha espresso chiaramente nella sua immagine della danza:
"O corpo curvato dalla musica, o sguardo illuminato
Come possiamo distinguere il danzatore dalla danza?"
E così, quando l’oggetto prende il sopravvento ed esige di essere completato "nei suoi termini", è seducente esprimere uno stile ed una individualità.

AZIONE IMMEDIATA E AZIONE DIFFERITA.
Nella creazione si trova uno slancio immediato, un obiettivo, un’idea generale, un sentimento. Pertanto questo slancio immediato, non è altro che un orgasmo rapido. Il compimento è differito. Mi piacerebbe citare un’importante conversazione di Christian Zervos (1932) con Picasso:
"Nel mio caso, un quadro è una somma di distruzioni. Io dipingo un quadro poi mi metto a distruggerlo. Ma, alla fine niente è perduto; il rosso che ho tolto in un angolo riappare in un altro. Sarebbe molto interessante registrare fotograficamente non le differenti tappe di un quadro ma le sue trasformazioni. Si vedrebbe forse attraverso quale iter uno spirito giunga alla cristallizzazione del suo sogno. Ma ciò che è più curioso è vedere che l’immagine fondamentalmente non cambia, l’aspetto iniziale resta quasi intatto nonostante le apparenze. Io vedo spesso luce ed ombra quando le ho messe nel mio quadro; faccio tutto quello che posso per "infrangerle" aggiungendo un colore che crei un effetto contrario. Io percepisco, quando questo lavoro è stato fotografato, che ciò che ho introdotto per correggere la mia prima visione è scomparso e che dopo tutto l’immagine fotografica corrisponde alla mia prima visione, quella che avevo prima che la mia volontà imponesse le trasformazioni successive."
Ciò non esclude la possibilità del "colpo di fortuna" occasionale, il pezzo che si presenta bell’e fatto e rifinito, la teoria imbroccata di primo acchito. Se George Simenon verrà riconosciuto un giorno come un grande autore - e la sua competenza è sicura - allora diremo che egli è riuscito grazie a un dispendio di energia di una intensità tale, come ci riferisce Carvel Collins, che egli ha preso l’abitudine di farsi vedere dal suo medico prima di gettarsi nella stesura di un nuovo romanzo.
Ho letto molti diari intimi di scrittori e propenderei per la conclusione che ciò che impedisce soprattutto di terminare troppo rapidamente un’opera, almeno nell’ambito della letteratura, è la noia. Non ho dubbi che sia lo stesso per il ricercatore scientifico. È il disagio di questo conflitto: sapere nel profondo di se stessi che si vuoi dire qualcosa e sapere di non averla detta. Si agisce dapprima sotto l’impulso di sfruttare un’idea. Si agisce anche sotto l’impulso della noia e si ritarda la realizzazione. Virginia Woolf (1953) dice, nel momento in cui cerca di finire Orlando nel febbraio 1928:
"L’ultimo capitolo mi sfugge continuamente dalle mani. È la noia. Bisogna costringersi con violenza. Aspetto sempre un nuovo soffio e non mi preoccupo molto a parte il fatto che rimpiango il piacere così vivo che provavo durante tutto il mese d’ottobre, di novembre, di dicembre."
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 277

Utilizzazione preconscia delle immagini e delle allegorie in poesia, nell’umorismo, nel sogno e nel sintomo
Nell’adulto che non è frenato da sentimenti inconsci di paura o di colpevolezza, i processi preconsci fanno liberamente uso dell’analogia e dell’allegoria e sovrapponendo elementi disparati per formare strutture percettive e concettuali nuove, si rimodella l’esperienza al fine di raggiungere un livello fantastico di sintesi senza il quale non è possibile nessuna attività che implichi la creatività. Nell’utilizzazione preconscia delle immagini e delle allegorie, numerose esperienze sono concentrate in un solo geroglifico, che esprime in un solo simbolo molto più di quanto si può esprimere al livello cosciente. Questo avviene perché i pensieri preconsci sono gli Stivali delle Sette Leghe delle funzioni creative intuitive. È il motivo per cui le intuizioni preconscie sono utilizzate in poesia, nell’umorismo, nel sogno e nel sintomo.
Spero che si vedrà la straordinaria importanza delle funzioni preconscie, che sono nello stesso tempo un grande fattore di economia ed uno strumento creativo automatico; saremo portati a confrontare i processi mentali non più ad una calcolatrice ma ad un memorizzatore. In realtà, come il memorizzatore, il preconscio può ricevere ed utilizzare direttamente l’informazione senza aver bisogno dell’intermediario più lento dei processi coscienti.
Possiamo illustrare questo fatto con ciò che chiamiamo ipermnesia sotto ipnosi. In questa esperienza, il soggetto passa alcuni minuti in una stanza che non conosce. Quando poi gli si domanda di compilare una lista di ciò che ha visto, citerà venti o trenta oggetti. Se lo si pone sotto ipnosi, continuerà la lista, fino ad enumerarne ancora duecento.
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 171

Alcuni hanno più facilità di altri a trovare un senso, e a produrre significati in una maggiore varietà di situazioni
Noi ci procuriamo l’informazione con tutto il nostro corpo che - nella sua interezza - è il protagonista dell’opera di esplorazione del reale. È ben noto quanto lo stato di salute, l’umore del momento e le motivazioni possano influire sulla nostra percezione. L’affamato, l’innamorato, il fobico o semplicemente il curioso vedono cose che altri non vedono. È tutto il corpo perciò che seleziona e organizza le percezioni e per ciò stesso dà inizio alla creazione del senso. Se la mente può essere considerata in gran parte confinata al cervello, non ha molto senso pensare la stessa cosa per la psiche in senso lato che possiamo invece vedere come distribuita in tutto il nostro corpo.
C’è un ultimo aspetto rilevante della creazione del senso. In condizioni normali ciascuno di noi produce quotidianamente sensi e significati in innumerevoli circostanze della vita. Alcuni hanno più facilità di altri a trovare un senso e a produrre significati in una maggiore varietà di situazioni. Queste persone sono indubbiamente più interessanti e ci possono talvolta apparire creative o geniali. In buona parte in base alla loro indole e in parte grazie alle loro conoscenze e alla loro cultura, alcuni individui trovano dei sensi, spiccioli o incredibilmente elevati, in particolari circostanze, cognitive, affettive o miste, dove altri non trovano o non cercano un senso. Altre persone sono portate invece a contenere al minimo l’attività di ideazione e di creazione. Una bella giornata, un bicchierino o un complimento possono accelerare di molto questi processi ideativi, mentre un tempo uggioso, un mal di denti o un dispiacere possono frenarli.
Se ci spostiamo poi dalla normalità, pur considerata in tutte le sue innumerevoli varianti, alla patologia, vediamo che una personalità depressa è molto meno capace di una normale di trovare dei significati, mentre una personalità maniacale comporta un’incredibile facilità di creazione di molteplici sensi e un’accresciuta velocità di ideazione. Gli uni non si scaldano per niente al mondo, gli altri prendono fuoco per un nonnulla. Gli uni non vedono mai alcunché di interessante, gli altri trovano interessante ed eccitante ogni minimo congresso di eventi. Portati agli estremi, entrambi gli atteggiamenti sono da considerarsi patologici e fanno soffrire chi ne è vittima, ma non c’è dubbio che le nostre simpatie e magari la nostra invidia vanno a coloro che vivono in maniera entusiasta e trascinante e che possono arrivare a costruire imperi di nuvole o a concepire progetti visionari, in grado talvolta di giungere in porto.
Boncinelli Edoardo, "Il cervello, la mente e l’anima", Mondadori, pag. 257

Come i creativi osservano il mondo
Si è trovato che gli individui che rifiutano di sottomettersi alla pressione degli altri o di aderire ad una falsa opinione espressa in un gruppo si qualificavano molto più spesso, con l’aiuto di una lista di aggettivi che venivano loro sottoposti, come "originali" e "artisti", di quelli che cedevano a tale pressione di gruppo.
Altri studi hanno indicato che queste preferenze, sia che si tratti della complessità o della semplicità, erano legate ad un atteggiamento generale nei confronti del vissuto: la preferenza per la complessità è associata ad un atteggiamento percettivo che cerca di far entrare nel sistema percettivo la maggior ricchezza di esperienza possibile, anche se deve risultarne incoerenza e disordine, mentre la preferenza per la semplicità è associata ad un atteggiamento percettivo che lascia entrare nel sistema solamente ciò che può essergli integrato senza turbamento né disordine, a rischio di escludere alcuni aspetti della realtà.
Le persone originali preferiscono la complessità ed un certo squilibrio apparente nei fenomeni. Le persone originali hanno una personalità psicodinamica più complessa ed una maggior "apertura" personale.
Le persone originali sono più indipendenti nei loro giudizi.
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 137

COME VENGONO LE IDEE? Ebbene: non lo so.
COME VENGONO LE IDEE?
Ebbene: non lo so.
Esistono svariati manuali pieni di sensati suggerimenti del tipo "se volete trovare una soluzione, cercate di capire bene qual è il problema e poi dormiteci sopra".
Già negli anni venti si è teorizzato che il processo creativo si sviluppa attraverso quattro fasi: preparazione (raccolta dei dati, e prima ancora delle necessarie conoscenze tecniche o scientifiche), incubazione (significa prendere confidenza con i dati, non necessariamente pensandoci sopra di continuo) illuminazione (I’improvviso apparire di una soluzione, spesso completamente diversa da tutte quelle considerate in precedenza) e verifica (la formalizzazione definitiva).
II momento dell’illuminazione ha un nome: insight. Secondo la definizione di Hilgard:
INSIGHT
1) Negli esperimenti di soluzione di problemi, la percezione dei rapporti che conduce alla soluzione. Tale soluzione può essere prontamente riprodotta ad una nuova presentazione del problema.
2) Nella psicoterapia, la scoperta, da parte del paziente, di connessioni dinamiche esistenti tra esperienze anteriori e successive, che gli permette di riconoscere la radice dei propri conflitti.

L’insight è un’esperienza - quasi sempre piacevole, a volte esaltante - comune a tutti: capita ogni volta che si stabilisce un collegamento che non c’era prima. Capita a chi risolve un indovinello e a chi capisce come funziona un apriscatole complicato, a chi trova una nuova formula matematica e a chi scrive un verso. Probabilmente l’invenzione dell’insalata di spinaci crudi con le arance e la pancetta fritta (piatto delizioso: provare per credere) è frutto di un insight.
Se l’esperienza dell’insight è magica, non mi risulta però che esistano ricette magiche per procurala. L’insight è una capacità innata, soggetta al processo di maturazione (un ragazzo può risolvere problemi impossibili per un bambino). E’ probabile che venga danneggiata da un contesto pedante, convenzionale e conformista o da un atteggiamento rinunciatario, e che venga favorita dall’attitudine a considerare i problemi con elasticità, da un ambiente stimolante, da un atteggiamento attento ma rilassato e fiducioso.
(Anna Maria Testa)

Come venivano le idee musicali a Mozart
La creatività umana ha degli aspetti comuni con il bricolage e il comportamentale evidente nelle scimmie antropomorfe? Può rassomigliare a una sorta di macchina che produce ipotesi, scenari e soluzioni diverse in modo quasi casuale, anche al di fuori di una logica strutturata?
Per affrontare questo argomento si può partire da una citazione di Albert Einstein:
"Non ritengo" scrive il grande scienziato "che le parole o il linguaggio scritto o parlato abbiano alcun ruolo nel meccanismo del mio pensiero. Le entità psichiche che sembrano servire da elementi sono piuttosto alcuni segni o immagini che nella mia mente entrano in un gioco combinatorio di tipo visivo e a volte muscolare".
Quest’affermazione può sembrare provocatoria, ma indica un aspetto delle procedure mentali tutt’altro che insolito e che può essere comune a persone geniali ma anche a quanti, più semplicemente, possiedono l’abilità di manipolare i numeri in modo eccezionale, come nel caso dei cosiddetti "calcolatori viventi"; questi "vedono" i numeri, li materializzano, li trattano come oggetti, li rimescolano tra di loro attraverso strategie mentali che sono ben diverse rispetto a quelle che presupponiamo essere comuni a tutti noi.
Il musicista Wolfgang Amadeus Mozart, che in una lettera a un amico scriveva: "Passeggiando in carrozza o dopo un buon pranzo i pensieri si affollano nella mia mente in modo quasi giocoso. Da dove arrivano? E come? Non lo so. Quando mi piacciono li tengo a mente, li canticchio a bocca chiusa. Quando il mio tema è formato, ecco arrivare un’altra melodia che si concatena con la prima. L’opera nasce. E’ allora che la mente afferra l’intera composizione come fa uno sguardo con una splendida immagine o una bella ragazza."
Mozart indica un modo singolare e individuale di ricombinare frasi musicali, elementi singoli in un tutto organico; egli sembra avere un’idea globale e tutto il resto diventa una sorta di automatico bricolage della sua mente come se questa lavorasse autonomamente e senza pressioni. Questo aspetto, che ovviamente non deve far passare in seconda linea il lungo lavoro e impegno che è alle spalle di ogni attività di tipo creativo, sembra far parte della capacità di generare elementi nuovi in modo quasi ludico o di individuare delle valenze insolite in una realtà altrimenti già nota.
Oliviero A., "Esplorare la mente", Raffaello Cortina Editore, pag. 80

Le persone creative sono particolarmente pronte ad ammettere una certa complessità ed anche un certo disordine nelle loro percezioni
Le persone creative sono particolarmente pronte ad ammettere una certa complessità ed anche un certo disordine nelle loro percezioni, senza manifestare ansietà per il caos che potrebbe risultarne. Non è che essi amino il disordine in se stesso, ma è che preferiscono la ricchezza del disordine alla spoglia aridità della semplicità.
La molteplicità disordinata sembra stimolarli e fa nascere in loro un bisogno profondo sostenuto da una forte capacità di riuscire a riordinare la ricchezza che vogliono sperimentare, riordinamento che si farà malgrado le difficoltà e che giungerà al massimo.
Ogni volta che una persona fa uso della sua intelligenza per un qualunque scopo, essa effettua sia un atto di percezione (prende coscienza di qualche cosa) sia un atto di giudizio (giunge ad una conclusione a proposito di qualche cosa). E la maggior parte delle persone tendono a mostrare una marcata preferenza per l’uno o l’altro di questi procedimenti e a prendere piacere più con l’uno che con l’altro: per quanto ciascuno percepisca e giudichi, alcuni preferiscono percepire, altri giudicare.
Una preferenza abituale per l’atteggiamento di giudizio può condurre ad alcuni pregiudizi, e in ogni modo ad un’esistenza organizzata, controllata ed accuratamente pianificata. Una preferenza per l’atteggiamento percettivo comporta un’esistenza più aperta all’esperienza interna ed esterna, caratterizzata dalla flessibilità e dalla spontaneità. Colui che giudica dà maggior importanza al controllo e alla regolazione dell’esperienza, mentre il percettivo ha tendenza ad essere più aperto e più recettivo a qualunque esperienza.
Si potrebbe supporre che le persone creative non sono legate allo stimolo e all’oggetto, ma sono costantemente sul chi vive al fine d’individuare ciò " che non è stato ancora realizzato ". Ed è precisamente il modo in cui esse si rivelano in questo test. In contrasto con il fatto che il 25% della popolazione in generale è costituito da intuitivi, sono intuitivi il 90% degli scrittori, il 92% dei matematici, il 93% dei ricercatori e il 100% degli architetti.
Per giudicare o valutare l’esperienza, secondo la teoria di Jung che sta alla base del test, si fa uso delle nozioni di "pensiero" o di "sentimento"; essendo il "pensiero" un processo logico che cerca di effettuare un’analisi obiettiva che tiene conto dei fatti, mentre il "sentimento" è un processo d’apprezzamento delle cose che dà loro un valore personale e soggettivo. Una preferenza per il pensiero o per il sentimento sembra essere meno legata alla creatività in quanto tale che al tipo di materiale, o di concetti, sul quale si lavora. Nei nostri gruppi creativi, gli scrittori preferiscono i sentimenti, i matematici, i ricercatori e gli ingegneri preferiscono il pensiero, mentre gli architetti, dividono le loro preferenze in parti uguali per ciascuna di queste due funzioni.
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 156

Mancanza d’intimità nei genitori di futuri creativi
Ciò che sembra aver più spesso caratterizzato i genitori di questi futuri architetti creativi, è un rispetto straordinario per il loro bambino e una grande fiducia nella sua capacità di scegliere il comportamento più appropriato in ogni circostanza. Non esitavano a lasciargli, più di altri genitori, maggior libertà di esplorare il suo universo e prendere delle decisioni - e questo a tutti gli stadi del suo sviluppo. Poiché i suoi genitori attendevano da lui un comportamento indipendente ma responsabile e ragionevole, il futuro architetto creativo sembra aver accresciuto il suo sentimento di autonomia personale che doveva svilupparsi in maniera così accentuata.
Il rovescio della medaglia era spesso una mancanza d’intimità col padre o la madre, o anche con ambedue. Questa mancanza d’intimità era più spesso evidente in rapporto al padre che in rapporto alla madre, ma riguardava spesso i rapporti con padre e madre. Non esistevano legami emozionali profondi positivi o negativi tra genitori e figlio, ma non si trovava neppure quel tipo di relazione che incoraggia una dipendenza troppo forte di fronte ai genitori, né quello che si conclude in un rifiuto completo di ogni comunicazione. Così, se erano mantenute alcune distanze nelle relazioni genitori-figlio, queste relazioni avevano un effetto liberatorio per il bambino. Se non vi si ritrovava quel tipo d’intimità che alcuni bambini hanno di fronte ai loro genitori, non vi si vedeva neppure la subordinazione psicologica che appare così frequentemente nella biografia dei malati mentali.
Beaudot A., "La creatività", Loescher, pag. 160

Solo per Roma. Corsi individuali di Photoshop, a Roma, al domicilio dell’allievo: 35 euro.
Al domicilio del docente 30 euro l’ora.
Viene garantita la conoscenza completa del programma in 10 ore:
cinque lezioni da due ore, intervallate da un paio di giorni in cui l’allievo si può esercitare da solo.

Come integrare i corsi di Photoshop. Siti con tutorial e risorse (sono prevalentemente in inglese)

http://www.justkiss.com/psp/amen_text.htm  (effetti sui testi)

http://www.justkiss.com/psp/amen_keys.htm  (effetti speciali)

http://www.justkiss.com/psp/amen_pict.htm  (x le foto...)

http://www.justkiss.com/psp/amen_blad.htm  

http://www.thewebmachine.com  

http://www.ozones.com  


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