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Sculture e oggetti artistici

2914 - 2918. Prima guerra mondiale tra scoiattoli. Camminamenti e trincee.

Francesco Cascioli; 2005;
Polistirolo, bucce di nocciole, cenere, sabbia, brecciolino da asfalto, colla vinilica.



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La bruttezza nel mondo

Viviamo circondati di oggetti “brutti”.

Cose brutte che si sfasciano ad una velocità superiore alle attese: sembrano programmati per farsi ricomprare.

Cose brutte perché create per non durare. Ha senso un accendino usa e getta con una bell’immagine? Perché mai: tanto è destinato al cassonetto.

Cose brutte perché create per acquisti di massa. Il mercato aborre gli oggetti unici: troppo tempo per produrli, non s’inquadrano in un mercato globale.

Cose brutte perché non devono emanare aria di una cultura determinata. Se i cinesi producessero solo cose con ideogrammi o aspetto “cinese”, nel mercato mondiale sarebbero scartate. Le cose devono essere anonima, a-culturali, senza la capacità di trasmettere alcunché. Brutte e basta.

Oggetti brutti che devono costare sempre meno. L’acquisto ipereconomico rende disponibile il denaro risparmiato per altri usi. Tempo uguale denaro, denaro uguale tempo libero, da passare comodamente seduti – le mani in mano – a vedere la tv.

Se tutto questo non vi piace, c’è un’alternativa piccola ma divertente: usare le mani, crearsi degli oggetti belli, unici, su misura per voi.

Piccolezze, non di certo autocrearsi una casa o un’auto, ma autoprodurre minimi oggetti, che però saranno vostri, che guarderete con piacere.

Alzate gli occhi sulla vostra scrivania: magari c’è un portapenne, naturalmente orribile e figlio di una produzione di massa. Forse ripensando al passato, c’è stato un momento – alle elementari – in cui vi siete realizzati un portapenne con le mollette del bucato. Forse era sbilenco ma era VOSTRO, vostro in più di un senso. Non solo perché economicamente a voi attribuito – era vostro e potevate regalarlo a chi preferivate – ma perché marcato da voi, come un cane marca un territorio. Rispecchiante un angolo del cervello che l’ha progettato, e delle mani che l’hanno eseguito. Unico, e infatti da quel giorno alle elementari non ne avete creati più. Ora chissà dov’è, ora però che ne avete capito la molteplice unicità, ora potete farne un altro. Io, modestamente, l’ho fatto, e ne ho trovato grande giovamento. Queste pagine internet mi sono imposte dalla necessità di spiegarne produzione e filosofia sottostante. È un discorso lungo e articolato, ma spero valga la pena di seguirne gli sviluppi.

Scultura comica

Grazie alla mia esperienza di umorista, e grazie soprattutto all’abilità di escogitare titoli comici e sorprendenti, ogni tanto realizzo sculture che fanno ridere chi le osserva. Ne cito una: 2914-18. Prima guerra mondiale tra scoiattoli. Camminamenti. Si tratta di una trincea fatta tutta di bucce di nocciole. È insieme credibile come miniatura, e fonte di sorriso.

Lungi dall’offendermi se qualcuno ride davanti all’arte, ne sono estremamente compiaciuto. Un sorriso non si può falsificare. Se l’altro ride il passaggio della comunicazione tra oggetto e cervello dell’osservatore è senz’altro avvenuto.

Che stacco tra l’arte “barbosa” che si vede in mille gallerie!

Un sorriso diventa la giusta mercede per gli sforzi dell’artista.

Mi rendo conto di star illustrando delle posizioni del tutto personali sul tema dell’arte contemporanea.
Se leggendo queste righe o vedendo queste opere ti viene un suggerimento, una critica, una tua presa di posizione, non lasciarla nella tua testa: scrivimela.
Specifica pure se gradisci che venga pubblicata su ilpalo, e se vuoi che il tuo contributo sia firmato o in forma anonima. Grazie in anticipo!

PS.
Per leggere il commento critico - il perchè realizzo oggetti artistici di questo tipo - nella sua interezza clicca qui

PS 2
Se sei interessato all’arte, mi permetto di segnalarti una delle cose più carine che ho fatto in proposito: "Indovinelli sull’Arte" 150 capolavori del Rinascimento ritoccati al computer in un particolare, e organizzati come un indovinello che permette di calarsi nei panni dell’artista e scegliere in che modo realizzare un determinato particolare dell’opera. Del tipo: "Se fossi stato Leonardo, alla Gioconda avrei fatto mani relativamente grandi o relativamente piccole?"

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