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Sculture e oggetti artistici, miniature, portapenne di arte contamporanea.Castello con due torri e portaFrancesco
Cascioli; 2005.
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Scopro le regole mentre agiscoSono un autodidatta nel campo della scultura. Non ho studiato “Belle arti”, non sono stato a bottega da uno scalpellino. Mi piaceva e ho imparato. In questo percorso dell’apprendere, ha stupito anche me lo scoprire delle “leggi” di questo particolare metodo di scultura che mi sono ritrovato a escogitare. Ne cito tre. PRIMA REGOLA: chiudere i recinti Inizio con la più particolare, che credo abbia un senso solo per questa mia insolita produzione. Faccio castelli, e sembra che la mia libertà per immaginarli non debba avere regole. Una volta fissando una mia “creazione”, sentivo che c’era qualcosa che non andava. Il risultato per chissà quali misteriosi motivi, non era soddisfacente. L’oggetto consisteva in una torre e in un semicerchio rialzato che la circondava quasi per intero. Ecco il problema: è quel QUASI. Scoprii che il QUASI non aveva il minimo senso. Una recinzione o è intera, o non ha senso. Una catena ha il punto di rottura nel più debole del suo anello. Aver fatto una recinzione e non completarla, ha lo stesso senso di una ruota quadrata, di un ghiaccio bollente o delle convergenze parallele: un assurdo. L’Oggetto DOVEVA avere una recinzione totale (magari con una parte andata in rovina) ma comunque doveva mostrare l’intenzione di aver realizzato una recinzione totale. Per farla breve: ho ripreso la lavorazione del pezzo in questione, e ho DOVUTO completare in qualche modo la recinzione. La mia libertà presunta totale aveva trovato un suo limite. Una prova in più che si può essere liberi solo all’interno di sottouniversi muniti di regole. SECONDA REGOLA: non fare mai due volte lo stesso quadro Producendo pezzi artistici, mi son dovuto confrontare con la tentazione di avviare una seconda linea di produzione. Non più solo oggetti complessi – che avrebbero dovuto comportare un alto prezzo – ma affiancare una produzione di pezzi semplici, di facile commercializzazione. Macché! Non mi decidevo, non mi dava alcun piacere. Sarebbero rimasti pezzi anonimi, non avrebbero avuto diritto al titolo, addio unicità. Addio divertimento. Scoprii così che non lo potevo fare. Non si deve mai fare due volte lo stesso quadro, non si può dare due volte lo stesso titolo. TERZA REGOLA: mescolare oggetti di aspetto antico e giocattoli moderni L’ho imparato tardi, eppure era semplice da dedurre. L’arte deve stupire, lo stupore è un metodo per stimolare ragionamenti, per comunicare, per istaurare un ponte tra un oggetto e un cervello. Il contrasto comunica, parla molto più della totale consonanza dei concetti. Certo ci vuole metodo: non si deve mirare ad un contrasto di principio, vuoto di senso. Mille cose B, C, D, E… possono far contrasto con l’oggetto A. Abilità dell’artista è scegliere la migliore tra queste. A volte passo ore a rendere omogeneo lo strato di sabbia e colla che conferisce ai miei pezzi un’atmosfera di “antichità”. Finita questa “ambientazione”, questo sfondo che mi è costata molta fatica, provo a depositarci sopra un oggetto post-moderno, di solito un giocattolo di plastica. Molti di questi accostamenti suscitano contrasto, mentre pochi evocano contrasto e riflessioni: mio dovere è trovare quali, e promuovere solo alcuni accostamenti al rango di “comunicazione”. |
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| Mi rendo conto di star illustrando
delle posizioni del tutto personali sul tema dell’arte contemporanea.
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