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Sculture, oggetti artistici, arte contemporanea, miniature artirstiche

Cavalcavia. Italia centrale. XXI secolo

Francesco Cascioli; 2005
Polistirolo, sabbia, cenere, plastica, legno, sasso, colla vinilica.



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Paesaggi con castelli e plastiche colorate

Vicino casa mia a Roma, c’è un tratto di un antico acquedotto romano con davanti un parco giochi con scivoli di plastica colorata, altalene postmoderne. Il paesaggio in quel luogo mostra lo stesso mescolamento d’antico e di moderno – di torri color sabbia e giocattoli – che ho tentato di riprodurre nelle mie opere

 

La differenza tra un dipinto di un allievo e quello di un maestro è oggettiva

Fino a quando non cominciai a disegnare, non mi ero mai interessato di arte. L’arte non mi aveva mai comunicato niente, fatta eccezione per il dipinto su carta di bambù marrone che avevo visto in un museo giapponese: ero rimasto affascinato dalla perfetta armonia tra il supporto usato e ogni singola pennellata. Riuscivo a sentire come l’artista fosse arrivato a un equilibrio così delicato.
L’estate successiva al corso di disegno andai in Italia per un congresso di scienziati, e ne approfittai per andar a vedere la Cappella Sistina. Arrivai al mattino presto, ero il primo allo sportello dei biglietti, e, appena aprirono, corsi su per la scala. Ebbi il raro piacere di guardare - solo col mio reverenziale timore - l’intera cappella.
Poco dopo arrivarono i turisti; una folla che si aggirava, additava e commentava in tutte le lingue. Ammirai i soffitti a lungo, poi abbassai lo sguardo e vidi uno degli immensi quadri incorniciati - nessuno me ne aveva mai parlato.
Purtroppo avevo lasciato la guida in albergo, e fra me e me pensai che i quadri non fossero famosi perché eran brutti. Ne guardai un altro, bellissimo. E altri ancora, finché vidi un dipinto che mi parve proprio brutto. Senza saperne niente, decisi che due erano veramente brutti.
Arrivai nella Sala del Raffaello, e lo stesso fenomeno si ripeté. «Sarà stato discontinuo Raffello», mi dissi. «Si vede che non sempre gli riuscivano bene. A volte è ottimo, a volte da buttar via.»
Ritornai in albergo, lessi il capitolo della guida che trattava della Cappella Sistina: «Sotto il soffitto affrescato da Michelangelo si trovano quattordici pannelli del Botticelli, del Perugino - tutti pittori famosi - e due di un Tal dei Tali, privi di rilevanza.» Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un dipinto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non aver fiducia nell’artista che dice «magnifico» o «non vale niente», senza dare spiegazioni convincenti - come Jerry e i disegni che gli avevo portato. Ora però era capitato anche a me.
La guida mi chiarì anche il mistero della Sala del Raffaello: alcuni quadri erano del maestro, altri della sua scuola, e a me eran piaciuti quelli di Raffaello. Mi sentii più sicuro di me, e della mia capacità di apprezzare l’arte.
Feynman R., «Sta scherzando Mr. Feynman!», Zanichelli, pag. 266

L’arte serve a dar piacere a chi la osserva

L’allievo del corso di disegno e la splendida modella, comunque, vennero da me; provai a ritrarre lei e a imparare le tecniche di lui. Dopo molti tentativi, ottenni un ritratto tutt’altro che disprezzabile, e questo successo mi rincuorò.
Mi sentii abbastanza sicuro di me da chiedere a un amico, Steve Demitriades, se la sua bellissima moglie avrebbe consentito a farmi da modella; in cambio, le avrei regalato il quadro. Lui scoppiò a ridere: «Se mia moglie vuol buttar via il tempo a posare per te, faccia pure!»
Mi impegnai. Quando Steve vide il ritratto, cambiò atteggiamento: «E meraviglioso! Bisogna chiamare un fotografo che ne faccia una copia da mandare a mia madre, in Grecia!» La madre non aveva mai visto sua moglie. Ero felice d’essere migliorato al punto che qualcuno volesse tenersi un mio dipinto.
Durante una piccola mostra che era stata organizzata al Caltech, alla quale avevo esposto due disegni e una tela, accadde una cosa analoga. L’organizzatore della mostra disse: «Dovremmo indicare il prezzo.»
«Figurati! Non voglio venderli!»
«Rende la mostra più attraente... Se non ti dispiace separartene, mettici un’etichetta col prezzo.»
A mostra conclusa, mi disse che voleva parlarmi la signora che aveva comperato il disegno dal titolo «Il campo magnetico del Sole». Per farlo, mi ero ispirato alle magnifiche foto di protuberanze solari scattate dall’osservatorio del Colorado. Sapevo come il campo magnetico del sole fermasse le fiamme, e avevo già sviluppato una tecnica per disegnare le linee di un campo magnetico (simile a quella usata per una fluente chioma di ragazza). Avevo voluto disegnare una cosa magnifica, che non sarebbe mai venuta in mente ad un artista: le linee sinuose e complesse del campo magnetico, che si raggruppano e si espandono.
Spiegai tutto alla compratrice, e le mostrai la foto che mi aveva dato l’idea.
Lei mi raccontò che era venuta alla mostra con il marito, ed erano rimasti entrambi affascinati dal disegno. «Perché non lo comperiamo?» aveva suggerito lei.
Il marito, un indeciso, aveva preferito ripensarci. Siccome mancava poco al compleanno di lui, lei però era tornata più tardi, da sola, a comprare il disegno.
Quella sera, il marito era rientrato dal lavoro immusonito. Lei era riuscita a farsi spiegare la ragione del malumore: anche lui aveva pensato di comperare il quadro, e regalarlo a lei, ma quando era arr;vato alla mostra gli avevano detto che era già stato venduto. La signora mi confermò che gli avrebbe fatto una sorpresa, per il compleanno.
Trassi da quella storia una lezione inedita: avevo capito cos’era l’arte, almeno sotto certi aspetti. Serve a dare piacere. Si può creare un oggetto che un’altra persona ama al punto d’esser felice di averlo, e deprimersi per la sua mancanza.
La scienza è diversa: non conosciamo mai le persone che apprezzano il nostro lavoro.
Capii anche che vendere un disegno non vuol dire far soldi, ma esser certo che andrà in casa di qualcuno che lo desidera veramente, e che sarebbe infelice se non l’avesse. Molto interessante.
Decisi quindi di vendere i miei disegni.
Feynman R., «Sta scherzando Mr. Feynman!», Zanichelli, pag. 267

Sul dipinto lavora l’incorniciatore, che mi mette la sua bravura

Una modella voleva che le facessi un ritratto, ma non aveva soldi. (Se le modelle avessero soldi farebbero un altro lavoro.) Mi offrì di posare tre volte gratuitamente, in cambio di un disegno.
«Al contrario», le risposi. «Le darò tre disegni se poserà gratuitamente una volta.»
Lei ne appese uno in camera, e il suo fidanzato lo notò. Gli piacque tanto che mi commissionò un ritratto della ragazza per sessanta dollari (le quotazioni erano salite!).
Poi lei propose di farmi da agente: avrebbe guadagnato un po’ di soldi, mi avrebbe presentato come un nuovo pittore di Altadena. Era divertente, avere una doppia vita! Organizzò una mostra da Bullock, il grande magazzino elegante di Pasadena, che aveva anche un reparto d’arte. Scelse con la direttrice del reparto alcuni disegni, li fecero incorniciare. Bullock mi mandò una ricevuta per la consegna di tot disegni. Non se ne vendette neanche uno, ma fu un successo. Una mostra da Bullock era considerata una vera consacrazione nel mondo dell’arte.
Sebbene qualcuna me la trovassi da solo, era Jerry a procurarmi la maggior parte delle modelle. Io, ogni volta che incontravo una giovane che mi sarebbe piaciuto disegnare e le chiedevo di posare, finivo sempre col farle un ritratto, perché non sapevo come introdurre l’argomento del nudo.
Una volta chiesi a Dabney, la moglie di Jerry: «Non son capace di chiedere alle ragazze di posare nude. Tuo marito come fa?»
«Ma tu, hai provato a chiederlo, a una ragazza?»
«Oddìo, non ci avevo mai pensato!»
Incontrai una studentessa del Caltech, mi sarebbe piaciuto disegnarla. Le chiesi se voleva posare nuda per me, e acconsentì. Era stato semplice. Se non l’avevo fatto prima, era soltanto perché non avevo la coscienza del tutto tranquilla e quindi mi sentivo in colpa, a chiedere.
Ormai avevo molta pratica di disegno, e preferivo i nudi a tutto il resto. Per quanto ne so non è proprio arte, è piuttosto un misto di ingredienti, chissà in quale percentuale.
Attraverso Jerry conobbi una modella che era apparsa su Playboy. Era alta, magnifica. Sarebbe stata invidiata da qualsiasi altra ragazza, ma lei pensava d’esser troppo alta. Quando entrava in una stanza, teneva le spalle curve. Cercai di insegnarle a star dritta, quando posava, perché era di un’eleganza straordinaria, e riuscii a convincerla.
Aveva un’altra preoccupazione: delle fossette all’inguine. Ho dovuto prendere un libro di anatomia, mostrarle come i muscoli sono attaccati all’osso iliaco, spiegarle che quegli incavi non sono sempre visibili: perché lo siano, le ossa e i muscoli devono esser perfettamente proporzionati. Come i suoi. Imparai da lei che ogni donna, anche se è bellissima, si preoccupa del proprio aspetto.
Volevo provare a disegnarla a colori, coi pastelli. Pensai di fare uno schizzo col carboncino e di coprirlo poi coi pastelli. Terminato il primo schizzo mi accorsi che era uno dei disegni più riusciti che avessi mai fatto. Decisi di tenerlo così, di lasciar perdere i pastelli.
La mia agente lo vide e volle provar a venderlo.
«Non si può», dissi. «È su carta da giornale.»
«Non importa.»
Qualche settimana dopo me lo mostrò in una cornice rossa, col bordo dorato. È una cosa curiosa, che probabilmente rende gli artisti infelici, vedere quanto un disegno può migliorare, nella cornice giusta. La mia agente raccontò che una signora si era entusiasmata al disegno, e insieme lo avevano portato dal corniciaio, che aveva spiegato le differenti tecniche per montare uno schizzo fatto su carta da giornale: plastificarlo, per esempio. La signora aveva speso una cifra considerevole per farlo incorniciare, e lo aveva dato alla mia agente perché me lo portasse: «L’artista sarà felice di vedere che è venuto bene.»
Ero davvero felice, davanti a quell’ulteriore dimostrazione del piacere che un altro traeva dai miei quadri. Venderli era gratificante.
Feynman R., «Sta scherzando Mr. Feynman!», Zanichelli, pag. 269

 

Mi rendo conto di star illustrando delle posizioni del tutto personali sul tema dell’arte contemporanea.
Se leggendo queste righe o vedendo queste opere ti viene un suggerimento, una critica, una tua presa di posizione, non lasciarla nella tua testa: scrivimela.
Specifica pure se gradisci che venga pubblicata su ilpalo, e se vuoi che il tuo contributo sia firmato o in forma anonima. Grazie in anticipo!

PS.
Per leggere il commento critico - il perchè realizzo oggetti artistici di questo tipo - nella sua interezza clicca qui

PS 2
Se sei interessato all’arte, mi permetto di segnalarti una delle cose più carine che ho fatto in proposito: "Indovinelli sull’Arte" 150 capolavori del Rinascimento ritoccati al computer in un particolare, e organizzati come un indovinello che permette di calarsi nei panni dell’artista e scegliere in che modo realizzare un determinato particolare dell’opera. Del tipo: "Se fossi stato Leonardo, alla Gioconda avrei fatto mani relativamente grandi o relativamente piccole?"

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