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Sculture e oggetti artistici, complementi d’arredo.Torre del cannocchiale proibitoFrancesco
Cascioli; 2005.
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Tridimensionale: dai collage alle scultureHo cominciato a fare fotomontaggi un giorno che ero a casa con l’influenza. Ritagliai una faccia di Fanfani dalla copertina de “L’Espresso” e la posizionai sul corpo nudo del paginone centrale di “Playboy”. L’insieme era grottesco, ma anche piacevole a vedersi. La portai all’allora quotidiano “Lotta continua”, che aveva una pagina di satira – “L’avventurista” – diretta da Vincino. Lui mi parlò di un nuovo giornale di satira che stava nascendo: “Il male”, e mi sono ritrovato “fotomontatore”. Era il 1978. Venivo da una cultura del tutto letteraria: una laurea in Storia, presa perché nel futuro lavorativo mi piaceva immaginarmi “professore di Storia e Filosofia”. Non avevo assolutamente nessuna competenza nella comunicazione per immagini. Di storia dell’Arte sapevo pochissimo, nulla di prospettiva, non sapevo tenere una matita in mano. Per fortuna il fotomontaggio ha strane regole. Tu fotomontatore trovi la realtà già raffigurata, a te tocca interpretarla, accostarla ad altre immagini e altre realtà, creare con quei frammenti un nuovo significato. Per di più – nel mio caso - un significato politico… Al Male vigevano insolite regole. Non contava tanto la qualità dell’immagine, quanto la battuta che supportava, il che riduceva tutto all’unico comandamento: “Fa ridere o no?” Su questa esigenza iniziai a costituirmi un archivio fotografico di immagini strappate alla stampa illustrata dell’epoca. L’archivista di un giornale illustrato non aveva la libertà di cui ho potuto usufruire io. Lui aveva la possibilità di ritrasmettere foto stampandole sulla carta. Io ricavavo da pagine morte – di cui ritagliavo l’essenziale e il riciclabile – i soldi per vivere. Svuotavo i cassonetti di vecchi numeri del “Venerdì”, li sfogliavo, strappavo le immagini potenzialmente utili e le catalogavo nel mio archivio. Un fotomontatore vive sul suo archivio, come le formiche d’inverno campano del magazzino viveri che hanno accumulato. Ero tutto il giorno impegnato a ritagliare ed accostare ritagli di carta. Carta. Ancora carta. Carta colorata e fotografica dappertutto, tenuta in ordine con migliaia di buste di nylon trasparenti. Dopo 20 anni di quel tipo di lavoro, tutto legato al bidimensionale, scoprii la passione di realizzare oggetti tridimensionali. Risalgono al 1996-97 le mie prime produzioni assimilabili alle sculture: castelli, lampade, scacchiere. |
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| Mi rendo conto di star illustrando
delle posizioni del tutto personali sul tema dell’arte contemporanea.
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