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Sculture e
oggetti artistici, portapenne, soprammobili
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Il girone infernale delle gallerie d’arteNon si può creare l’arte e poi ricorrere ad un gallerista. Il professionista della commercializzazione dell’arte è portatore di un messaggio vecchio, parla di un mondo che non ci interessa. Spingendo al massimo la divergenza tra chi è chiamato a produrre arte e chi solo a goderla, incappa in una passivizzazione del pubblico, che non diverte, che isola, discrimina, annoia. Chiedere a chi produce di sprecare il suo tempo per vendere è insieme un assurdo economico e anche artistico. Se il creatore dell’oggetto d’arte è un bravo venditore, tanto vale impiegarlo in un’agenzia immobiliare; se non sa vendere ecco che si ritrova discriminato. Produce valore e deve astenersi da questo per mettere giacca e cravatta e battere le Gallerie d’arte. Anche il “mercante d’arte” non riesce più a trovare un suo spazio. Vende una merce sempre più misconosciuta, deve inseguire anziane signore ingioiellate dei Parioli, che non sa più con che linguaggio stimolare. Gli rimane solo la necrofagia, parlare di un “pittore prossimo a tirare le cuoia” per stimolare persone che sanno vedere nell’oggetto d’arte solo un investimento. Non si compra perché è bello, ma perché crescerà di valore; e il piacere dell’arte dove finisce? Nei listini di borsa? |
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| Mi rendo conto di star illustrando
delle posizioni del tutto personali sul tema dell’arte contemporanea.
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