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Ho bisogno di parlare con uno di quegli esperti che aiutano la gente a far meglio l’amore. Sarà bene chiarire subito che io sto a meraviglia, non ho problemi psicologici e tantomeno sessuali. Anzi, da questo punto di vista, un sessuologo ci guadagnerebbe a conoscermi a fondo: potrebbe servirgli nella professione.
Forse immodestamente, sono convinto di essere un modello, di avere una storia
esemplare che ogni medico potrebbe usare per erudire i suoi pazienti. Sessualmente
sono molto attivo e assolutamente disinibito. Questo sarebbe un fatto comune,
se non avessi avuto un’infanzia di totale e ottusa repressione sessuale.
Voglio dire che se già in condizioni normali è piuttosto difficile crearsi una
sessualità serena, io che sono riuscito a diventare sessualmente «forte» nonostante
gravissime tensioni psicologiche, ho certamente più meriti degli altri. Sono
cresciuto in una famiglia esasperatamente bigotta: avevo uno zio prete e due
zie suore. Di questo mia nonna era molto fiera. «Ho dato tre figli al Signore»
ricordava tutta tronfia. E guardava con accigliata commiserazione mia madre,
I’unica che non aveva scelto il Signore ma quel perdigiorno di mio padre il
quale, oltretutto, dopo quattro anni di matrimonio aveva pensato bene di abbandonare
lei e me alla carità di una famiglia cosi pia
. Mia nonna però non era tipo da rassegnarsi e pensava che, nella disgrazia,
qualche soddisfazione almeno io gliela potevo dare. Forse fin dal giorno della
mia nascita aveva deciso che sarebbe riuscita a offrirmi al Signore. Così, secondo
i suoi voti, finite le elementari ero già in seminario e il mio destino pareva
inesorabilmente segnato.
Sembravo un ragazzino timido, obbediente e la famiglia al gran completo pensava
che le avrei dato grandi gioie "spirituali". Invece, come forse accade a molti
ragazzini introversi, le mie fantasie per il futuro, e anche per il presente,
erano di tutt’altro genere.
C’era una donna anzianotta in seminario, che io ricordo sempre in ginocchio
a lavare i pavimenti. In quella posizione, guardandola da dietro, si poteva
ignorare la sua età e seguire come incantati il movimento ondulatorio del suo
sedere. Oppure si potevano allungare gli occhi fino a scorgere, oltre il bordo
nero delle calze, il biancore delle cosce.
Su queste immagini - le uniche che passava il convento - scoprii i miei interessi
terreni e la mia scarsissima propensione per l’ascesi. Certo è che, finite le
superiori, comunicai alla famiglia la mia intenzione di cercarmi un lavoro e
una moglie. Inutile raccontare le tragedie provocate da quell’annuncio e gli
svenimenti di mia nonna. Stavo preparandomi da anni a quello strappo e nulla
riuscì a farmi tornare sulle mie decisioni.
Nel frattempo ero diventato più maturo anche sessualmente: tutto l’odore di
zolfo che gli adulti avevano cercato di evocare attorno al sesso non arriv6
mai alle mie narici. Al contrario, il senso del peccato mi eccitava e stimolava
la mia fantasia. Le mie qualità creative, dal punto di vista erotico, forse
dipendono proprio da quelle privazioni giovanili.
II sesso mi piace insolito, vario, pieno di sorprese. Film come Nove settimane
e mezzo mi fanno sorridere. Tutte le cose che raccontano io le avevo già inventate
e le praticavo da tempo.
Mi piace moltissimo spalmare marmellata o miele qua e là sul corpo della mia
donna, per poi assaporare meglio le dolcezze dell’amore. Mi piace usare oggetti
di ogni tipo durante il rapporto sessuale e mi diverte molto avere intorno a
me grandi specchi che riflettano ogni mio gesto. Voglio che la mia donna faccia
la doccia vestita, perché l’abito bagnato, appiccicato addosso, rende più complessa
l’operazione di spogliarla. Non faccio quasi mai l’amore a letto: è troppo banale.
Porto la mia compagna nei posti più impensati e la costringo ad assumere posizioni
insolite e, provvisoriamente, anche scomode.
Come si vede, sono una miniera di idee e di invenzioni. Per questo mi sembra
limitativo accontentarmi della sola presenza della mia compagna. Sono convinto,
credo a ragione, che una sessualità ricca e insolita come la mia sia più un
fatto artistico che un rapporto privato. E cosi mi sembra giusta la mia esigenza
di avere un pubblico o comunque delle persone che facciano l’amore contemporaneamente
a noi e che rendano possibili dei confronti sulle qualità delle prestazioni.
Il guaio è che la mia compagna, che già si mostra riluttante a ogni espressione
della mia creatività nel rapporto a due, rifiuta categoricamente la presenza
di altri. Per lei il sesso è a senso unico. Se le dessi retta, farei l’amore
sempre e solo nella posizione detta "del missionario".
Per questo ho bisogno di un sessuologo. Per mia moglie. Sono preoccupato perché,
con un campione del mio livello, lei non riesce a cogliere le occasioni che
le offro. Povera cara, non vuole ammettere la sua inferiorità e, incredibilmente,
mi ha proposto di «farmi curare».
E così finalmente, un giorno, per mantenere la pace in famiglia, ho deciso di
accontentarla e mi sono rivolto a un noto specialista. Per far curare segretamente
lei, beninteso.
Ma questo luminare, cose da pazzi, ha detto che mia moglie è perfettamente normale.
Secondo me è un represso sessuale anche lui.
Povero dottore!
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