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Fraternizzazione
in trincea
nella prima guerra mondiale
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Alla fine del 1915, le condizioni
di vita dei soldati nelle trincee sul fronte occidentale erano atroci.
Così le descrisse, nell’immediato dopoguerra, un ex corrispondente dal
fronte, Philip Gibbs, nel suo libro Realities of War: «I nostri
uomini non erano mai all’asciutto, né in trincea né nei rifugi. Dormivano
nelle divise fradice, con gli stivali pieni d’acqua, bevevano tè e pioggia,
mangiavano rancio e fango, sopportavano tutto con la filosofia dello “stringi
i denti e tieni duro!” e ridevano, come li ho sentiti fare io stesso in
quei luoghi, fra un’imprecazione e l’altra». Non avevano ancora finito
di svuotare dell’acqua le trincee dopo un temporale, ed ecco arrivarne
un altro a disfare l’opera appena compiuta: «I parapetti cedevano, l’acqua
si rovesciava all’interno e si aprivano varchi attraverso cui potevano
sparare i cannoni tedeschi. Era più difficile ripararsi dallo shrapnel
che si mescolava alla pioggia e dalle bombe ad alto esplosivo che si schiantavano
in mezzo al fango». |
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