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Freud e la Gestapo: quando eccedere nelle lodi diventa sarcasmo

Una situazione strana è quella che venne a crearsi nel 1938 tra Sigmund Freud e le autorità naziste. I nazisti avevano promesso a Freud un visto d’uscita dall’Austria a condizione che sottoscrivesse una dichiarazione da cui risultasse che era stato "trattato dalle autorità tedesche e in particolare dalla Gestapo con tutto il rispetto e la considerazione dovuti alla mia fama di scienziato". Anche se nel caso personale di Freud la dichiarazione rispondeva a verità, nel contesto più vasto della spaventosa persecuzione degli ebrei viennesi, il documento veniva ad avallare una vergognosa pretesa di equità da parte delle autorità, con lo scopo evidente di usare la fama internazionale di Freud. per la propaganda nazista.
La Gestapo aveva dunque interesse che Freud sottoscrivesse il documento, mentre Freud deve essersi trovato di fronte al dilemma di sottoscriverlo (e quindi di aiutare il nemico a spese della propria integrità morale) o rifiutarsi (e patire qualunque conseguenza avesse potuto derivarne).
Freud riuscì a rovesciare le posizioni intrappolando i nazisti nella loro stessa mistificazione. Quando l’ufficiale della Gestapo gli portò i documenti per la firma, Freud chiese se gli era permesso aggiungere un’altra frase. L’ufficiale acconsentì, sicuro com’era della sua posizione, e Freud scrisse di suo pugno:
"Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia".
Ora la situazione era capovolta. La Gestapo, che in un primo momento aveva costretto Freud a lodarla, non poteva certo fare obiezione per aver ricevuto una lode supplementare. Ma per chiunque sapesse sia pure confusamente cosa stava accadendo a Vienna in quei giorni (e il mondo cominciava a saperlo ogni giorno di più) il sarcasmo di quella lode era così devastante da rendere il documento privo di ogni valore ai fini della propaganda.
Freud aveva invalidato il documento con una asserzione che aderiva al contenuto della dichiarazione, ma nello stesso tempo lo negava con il sarcasmo.
Watzlawick P., "Pragmatica della comunicazione umana", Astrolabio, pag. 208

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