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Animali dipinti ad Altamira

Racconta Morris in “La mia vita con gli animali”, CDE-Mondadori:

«Gli artisti primitivi dovevano avere conosciuto intimamente i loro soggetti. Erano zoologi eccellenti, come tutti i cacciatori. Perché allora quegli animali avevano qualcosa di artificiale?

Di artificiale! Naturalmente, ecco il punto. Erano le zampe che erano sbagliate. Gli zoccoli, le unghie puntavano verso il basso, come se gli animali non stessero in piedi su di essi . Che strano. Non riuscivo a spiegarmelo. La guida si stava dilungando sul modo in cui il bisonte era raffigurato « in tutte le sue posizioni naturali », ma io ero conservatore di bisonti, tra le altre cose e sapevo che non c’era nulla di naturale nel modo in cui stavano in piedi. Eppure la sfumatura e le proporzioni del corpo erano rese perfettamente. Era come se gli artisti antichi avessero voluto mostrare le zampe degli animali in questo modo. Erano tanto dotati di talento che sembrava ridicolo che avessero compiuto un semplice errore nel disegnare la posizione degli zoccoli.

La guida proseguiva: Vedete come alcuni animali camminano, altri galoppano a tutta velocità, altri procedono quatti quatti... vedete le linee fluttuanti del cinghiale in corsa... vedete come gli altri stanno sdraiati, a riposare ».

La guida diede insomma la spiegazione tradizionale della magia contenuta in quei dipinti, come l’artista aveva ritratto gli animali in modo da avere potere su di loro quando veniva il momento di partire per la caccia. « Intrappolandoli» nel suo affresco, poteva poi intrappolarli nella realtà. Sembrava tutto abbastanza ragionevole, ma io lasciai la grotta con un dubbio in mente che non riuscivo a definire.

Era un dubbio che non dovevo risolvere fino al nostro ritorno in Inghilterra. Là, mentre facevamo ricerche per il nostro libro sui serpenti, scoprii un notevole e poco noto articolo di un certo P. A. Leasen che proponeva « Una nuova visione dell’... arte quaternaria delle grotte ». Era stato trascurato perché pubblicato nel 1939, proprio allo scoppio della guerra, quando la gente si preoccupava di realtà più attuali. M’irritai a leggerlo, non perché non fossi d’accordo con Leasen ma perché non ci avevo pensato io stesso. Leasen forniva la soluzione di ciò che mi aveva reso perplesso e

lo faceva con tanta chiarezza e forza di convinzione da farmi sentire stupido per non esserci arrivato da solo. Per farla breve, dimostrava che tutti gli animali dipinti sul soffitto di Altamira erano morti! Tutte quelle chiacchiere sull’andare al galoppo, di corsa, al passo, tutti quei discorsi sugli animali che si riposavano erano soltanto robaccia romantica, anche se erano stati accettati tranquillamente da generazioni di esperti di preistoria. Leasen era convincente: dava la spie gazione mostrando dozzine di fotografie di animali domestici sia prima sia dopo che erano stati uccisi. Le fotografie, prese dall’alto, mentre gli animali giacevano morti sul terreno, rivelavano posizioni degli zoccoli identiche a quelle dei dipinti di Altamira . Le zampe, prive di peso, puntavano verso il basso nella stessa maniera caratteristica. Le zampe degli animali vivi, ritti all’impiedi , apparivano assai differenti.

Così gli artisti antichi erano stati anche più accurati di quanto si potesse immaginare. Il loro potere di osservazione era veramente notevole e la loro abilità di trasferire le osservazioni con grande precisione nei dipinti era anche più sorprendente. I miei dubbi fastidiosi su Altamira svanirono. Ora sapevo perché le posizioni artificiali mi irritavano e sembravano stonare con l’accuratezza del resto dell’anatomia di quegli animali. Questi non erano animali vivi, i dipinti rappresentavano un massacro!

Naturalmente ciò cambiava l’interpretazione della funzione deIl’ affresco. Invece di aiutare i cacciatori ad avere più potere sugli animali che avrebbero ucciso l’indomani, i disegni più probabilmente commemoravano gli animali uccisi il giorno prima, li onoravano con un segno di rispetto. O forse gli artisti antichi registravano semplicemente un trionfo, senza alcun pensiero di magia?

L’idea della magia nell’arte primitiva è spesso usata a sproposito.

Morris D ., “La mia vita con gli animali”, CDE-Mondadori , pag. 242

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