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L’aspetto di un leader politico

Oggi segnalo un articolo uscito su "Linus" di Gennaio 2004: "CI VUOLE UN FISICO BESTIALE", scritto da Fabrizio Tonello. Si occupa di come l’aspetto di un leader politico - e quindi il suo corpo - simboleggi lo stato di salute del corpo politico del Paese. Da Roosevelt a Berlusconi: storie di ordinaria malattia. Notevole anche il fatto che l’articolo sia stato scritto a Dicembre 2003, e che in quella fine mese Berlusconi abbia deciso di farsi un piccolo intervento di chirurgia plastica per le "borse sotto gli occhi", prima di affrontare le elezioni europee di Maggio 2004. In questo senso è stato un articolo "profetico".

"A 92 anni, devastato dall’Alzheimer, Ronald Reagan è ridotto a uno stato vegetativo, incapace di riconoscere i familiari o alimentarsi da solo. Negli ultimi dieci anni, la moglie Nancy ha protetto la sua immagine con feroce determinazione: impedendo a chiunque, tranne i medici, di vederlo. Non si tratta semplicemente di rispetto della privacy: i repubblicani americani sono ben decisi a impedire che immagini di malattia e sofferenza si sovrappongano a quelle del vigoroso presidente che lasciò la carica nel 1988, immagini che costituiscono ancora un capitale politico spendibile.
Negli Stati Uniti, il rapporto fra salute fisica e successo politico sembra particolarmente stretto: non solo i politici negano di essere malati anche quando la loro condizione è grave, ma censurano perfino le immagini di infermità perfettamente conosciute e accettate dal pubblico. Franklin D. Roosevelt, per esempio, era stato colpito dalla poliomielite in età adulta e non poteva camminare senza essere sostenuto, o senza l’ausilio di stampelle. Sue foto in queste condizioni, però non ne circolavano: il presidente appariva sempre seduto, o addirittura in piedi, appoggiato a un podio che dava un’impressione di normalità. Nascondendo accuratamente le sue difficoltà ("indegne" di un leader) Roosevelt riuscì a farsi eleggere quattro volte, l’ultima delle quali a pochi mesi dalla morte.
Non era certo il primo a comportarsi in questo modo: il suo predecessore e cugino di quinto grado, Theodore Roosevelt, famoso per il suo stile da cowboy e la bellicosità in politica estera (si arruolò volontario per combattere a Cuba nella guerra ispano-americana del 1898), era in realtà nato a New York, di costituzione mingherlina, asmatico e irrimediabilmente miope. Anni di esercizio fisico e un periodo nel Wyoming furono il prezzo pagato da Roosevelt per costruire un fisico adatto alle sue ambizioni politiche.
Pochi anni prima dell’elezione di Roosevelt alla vicepresidenza e poi alla presidenza, nel 1893, un altro inquilino della Casa Bianca, Grover Cleveland, riuscì a tenere segreto, per timore di complicazioni politiche, addirittura un tumore maligno alla bocca. Nel più grande segreto Cleveland, all’inizio del suo secondo mandato, si fece operare su uno yacht di proprietà del commodoro Benedict, in navigazione nelle acque di New York. Parte della mascella fu rimossa e sostituita da una protesi di gomma che manteneva la conformazione del volto apparentemente intatta. Malgrado le voci che "l’indisposizione" del presidente fosse in realtà una grave malattia, la Casa Bianca continuò a smentire e il segreto rimase intatto per 24 anni, quando il dottor Keen, uno dei medici presenti, rivelò la storia.
Casi come quello di Cleveland o di Franklin D. Roosevelt appaiono impossibili oggi quando la salute dei leader politici è sotto i riflettori 24 ore su 24. Si tratta di una credenza errata: non solo casi analoghi continuano a verificarsi (per esempio con John Kennedy) ma permane la tenace convinzione che il corpo del politico debba simboleggiare lo stato di salute del corpo politico del Paese. […] Ancora oggi, l’opinione pubblica reagisce in modo particolare all’immagine di leader dinamici, giovani, attorniati da mogli e figli, com’era per esempio John Kennedy. In realtà, JFK aveva numerose malattie ereditarie ed era rimasto gravemente ferito nel Pacifico: tutta la sua carriera politica si svolse all’insegna degli antidolorifici, di cure segretissime, di smentite tanto più decise quanto più menzognere. La sua stessa, frenetica, attività sessuale sembra legata alle massicce dosi di cortisone che era costretto a prendere, almeno secondo i suoi biografi più recenti. La malattia, in politica, rimane innominabile, al massimo si può confessare una "indisposizione", un mal di gola, un "raffreddore" come quello che avrebbe colpito Berlusconi a fine novembre 2003. La sua assenza di alcuni giorni dalla scena pubblica ha resuscitato i pettegolezzi secondo cui il presidente del Consiglio avrebbe avuto una riacutizzazione dei suoi ben noti problemi alla prostata, problemi che lo avrebbero condotto a farsi segretamente visitare a Padova.
Anche qui, nulla di nuovo: un altro leader ferocemente attaccato al potere e privo di ogni stima nei confronti di collaboratori e seguaci, Francois Mitterrand, negò per ben 14 anni di essere malato. Scoperto un tumore alla prostata appena entrato in carica, nel 1981, Mitterrand scelse di imporre il segreto assoluto, valutando che la notizia avrebbe ostacolato la sua azione politica, l’avrebbe resa meno efficace. Il presidente francese riuscì a completare quasi due settennati senza che la stampa ne facesse cenno prima della morte nel 1995. […]
Nella Spagna di Franco e nella Jugoslavia di Tiro, i regimi leggevano l’imminenza della propria fine nel progressivo indebolimento delle carni dei fondatori e tentarono di conservare in vita dei corpi ormai ridotti allo stato vegetativo. Non solo: la "mancanza del corpo" di Osama bin Laden da esibire come prova della fine del pericolo di altri attentati come quelli dell’il settembre costituisce una sconfitta per gli americani e un incoraggiamento per Al Qaeda. Le moderne tecnologie consentono di diffondere periodicamente messaggi attribuibili a leader che potrebbero essere vivi come morti da un pezzo, mentre da parte americana si insiste sulle molteplici malattie di Osama che lo avrebbero probabilmente ucciso anche senza i bombardamenti contro le caverne afgane. Può darsi invece, che la guerriglia irachena risulti colpita molto duramente nel morale dalle immagini umilianti di Saddam Hussein trattato come un barbone alla visita medica. […]

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