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Dal 2001
ci siamo imbattuti in Al Qaeda, una cospirazione di carattere sovranazionale,
diffusa in molti paesi. La Storia ci mostra precedenti assimilabili a
questo evento? Esiste una figura paragonabile a Osama Bin Laden?
C’è forse un qualcosa che è rapportabile a Al Qaeda, benchè
abbia agito quasi 200 anni fa: la Carboneria. E "Filippo Buonarroti"
- un nome ormai sconosciuto ai più - è stato l’Osama Bin
Laden del periodo carbonaro.
"L’opposizione all’ordine imposto all’Europa nel 1815 dalle potenze
vincitrici della Francia napoleonica diede vita ad una serie di società
segrete, continuazione di quelle che avevano combattuto Napoleone in nome
di ideali di libertà e di nazionalità, ora delusi. In Germania,
in Belgio, in Polonia, in Russia, in Grecia, nella Spagna si formarono
organizzazioni clandestine con aspirazioni nazionali e/o costituzionali,
talvolta con programmi più radicali di repubblica e di rivoluzione
sociale. Naturalmente esse furono vietate e perseguitate dalle autorità.
Tuttavia le sette furono talmente espressione dello spirito del tempo,
che società segrete di ispirazione reazionaria furono favorite
dai governi perché sembravano il mezzo più efficace di contrasto
alle idealità liberali.
Anche in Francia, benché la lotta politica potesse svolgersi apertamente
nel Parlamento e attraverso la libertà di stampa e di riunione
garantita dalla carta costituzionale, si ebbero sette con programma sociale
di derivazione giacobina o con programma reazionario sostenuto dagli ultra-realisti.
Tra i cospiratori europei si stabilirono rapporti e accordi, in realtà
piuttosto vaghi, dal momento che non fu possibile coordinare i moti nei
vari paesi. Esistette a Parigi un Comité directeur, in cui erano
rappresentate le molte tendenze dell’opposizione in Francia, dai bonapartisti
ai giacobini, e a Ginevra un Gran Firmamento, controllato da Filippo Buonarroti,
con un segreto programma egualitario e socialista: furono punti di riferimento,
ma non da loro furono promossi i tentativi rivoluzionari, che maturarono
in contesti locali.
In Italia nella Restaurazione le numerose società segrete si riallacciarono
a quelle dell’età napoleonica. Carattere comune alla maggior parte
di esse fu il gradualismo, con la progressiva rivelazione del programma
agli adepti, dagli scopi più facilmente condivisi di riforme amministrative
a quelli di rivendicazioni costituzionali, infine di repubblica, collegata
talvolta, come abbiamo detto, alla comunione dei beni. I programmi si
determinarono secondo le condizioni politiche degli Stati restaurati.
Nell’Italia centrale si diffusero i carbonari, poi i guelfi: avversi al
regime teocratico, vagheggiavano un regno indipendente dell’Alta Italia;
in Piemonte e in Lombardia gli Adelfi innestavano le nuove aspirazioni
a franchigie costituzionali sugli antichi disegni sabaudi di liberazione
della Lombardia dagli austriaci. Nelle due regioni, poi, si diffusero
i Sublimi maestri perfetti, ispirati dal Buonarroti.
Si cercavano alleanze per dar forza all’azione: i Federati, emanazione
dei Sublimi maestri, stabilirono un collegamento tra cospiratori piemontesi
e lombardi; nell’Italia centrale la Costituzione latina coordinò
le forze settarie delle Legazioni e delle Marche. Nella primavera del
1817 si preparò a Bologna un piano di sollevazione esteso a tutta
l’Italia centro-settentrionale, da attuare in coincidenza con la morte
di Pio VII, ritenuta imminente. Il ristabilimento della salute del pontefice
fece rimandare l’azione. Si mosse solo Macerata, come abbiamo visto, con
una sollevazione isolata, facilmente repressa.
Nel Mezzogiorno diventò molto forte la Carboneria. Introdotta dalla
Francia durante il regno di Murat, con l’intento di ottenere ordinamenti
rappresentativi, continuò ad esistere al ritorno del Borbone. Vi
aderì la borghesia provinciale, desiderosa di una autonomia amministrativa
che sottraesse province e comuni alla burocrazia controllata gerarchicamente
dalla capitale, e di ordinamenti costituzionali, che aprissero la strada
ad una politica finanziaria più rispettosa degli interessi dei
proprietari: numerosi furono gli adepti tra ufficiali e sottufficiali
di carriera, insidiati nella loro sistemazione dai legittimisti. Il principe
di Canosa, convinto reazionario, divenuto nel 1816 ministro della Polizia,
le contrappose la setta sanfedista dei Calderari, ma fu sconfessato dal
governo che voleva rimanere al di sopra dei partiti. I Calderari furono
sciolti. Il Medici fiducioso nei risultati della politica dell’amalgama
e negli effetti positivi di un’amministrazione rispettosa delle leggi,
seguì criteri di tolleranza. Nonostante il divieto di ogni specie
di associazioni segrete (3 agosto 1816), la Carboneria non fu perseguitata.
La Carboneria meridionale si organizzò con magistrature provinciali,
rispecchiando la volontà di decentramento che era tra le principali
rivendicazioni della borghesia. I capi carbonari, memori della reazione
popolare del ’99, si preoccuparono di neutralizzare la masse contadine
con la promessa di risolvere il problema della terra. Con l’eversione
della feudalità erano stati aboliti gli usi civici (facoltà,
entro limiti determinati, di raccogliere frutti, far legna, pascolare
il bestiame) che assicuravano mezzi di sussistenza ai più poveri.
Come risarcimento per i diritti perduti, agli abitanti dei comuni interessati
fu assegnata una parte dei demani ex-feudali, da dividere in quote tra
i meno abbienti. La quotizzazione dei demani comunali fu eseguita lentamente
per le difficoltà tecniche della divisione in quote di terreni
diversi (per estensione e qualità); peggiorarono le condizioni
dei contadini, che persero immediatamente gli usi civici senza ricevere
le quote. I demani comunali per il momento indivisi furono dati in fitto
a prezzi di favore e diventarono mezzo di arricchimento della borghesia,
che cercò poi in tutti i modi di ostacolare la ripartizione. La
quotizzazione dei demani comunali diventò col tempo la causa di
una insanabile lacerazione tra borghesia e contadini.
Nei primi anni della Restaurazione non era ancora chiaro che la divisione
della terra, avviata lentamente per difficoltà burocratiche, sarebbe
stata arrestata nell’interesse della classe più forte, e fu possibile
alla Carboneria ottenere l’adesione dei contadini. Il gradualismo nella
rivelazione del programmi e la complessa simbologia permisero che si mettessero
nell’ombra le finalità repubblicane e l’avversione alla Chiesa,
che erano state nel ’99 fra le prime cause della sollevazione sanfedista.
Nelle numerose vendite carbonare furono messi, invece, in primo piano
peso fiscale e oppressione della burocrazia, che con la sua scarsa attenzione
alle esigenze locali rimandavi anche la soluzione del problema della terra;
nel 1818 il ristabilimento della leva introdusse un nuovo motivo di malcontento
nelle campagne. A tutto sembrava offrire rimedio il regime costituzionale.
I capi carbonari del Mezzogiorno tennero un convegno segreto nel 1817
tra le rovine di Pompei, e stabilirono di passare all’azione nel settembre.
La cosa non fu possibile, ma nel dicembre furono diffusi centinaia di
manifesti manoscritti o stampati con la richiesta della costituzione spagnola
del 1812. A Cadice nel 1812 i sostenitori della dinastia borbonica deposta
da Napoleone avevano formato un governo ed avevano approvato una costituzione
di stampo democratico. Questa costituzione, abrogata da Ferdinando VII
al suo ritorno sul trono, rimase un punto di riferimento per la democrazia
spagnola e per quella europea, che la contrappose alla moderata carta
francese del 1814.
Nell’Italia meridionale nel 1818 e nel 1819 fu consolidata l’organizzazione
della Carboneria, e si cercarono intese con i generali, nessuno dei quali
era iscritto alla setta. Nel ’20 l’agitazione fu resa febbrile dalla rivoluzione
scoppiata in Spagna. In Spagna si erano formate due sette: la Massoneria
(moderata) e la Carboneria (democratica). In Spagna dopo alcuni tentativi
falliti il 10 gennaio del ’21 si ribellarono le truppe concentrate a Cadice
per riportare sotto il controllo della madre-patria le colonie americane.
Fu chiesto il ristabilimento della costituzione del 1812. Il moto si allargò.
Ai principi di marzo Ferdinando VII fu costretto a capitolare e a dare
al paese un regime costituzionale. Il successo della rivoluzione Spagnola,
avvenuta senza spargimento di sangue, eccitò gli animi in tutta
Europa.
[Alfonso Scirocco, "L’Italia del risorgimento", Il Mulino]
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