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Carta igienica e differenza

Mi permetto di segnalarvi alcune cosette curiose che ho pubblicato su un mio libricino che si intitola “Barzellette sui rapporti uomo/donna”, Malatempora editrice, 7 euro. È composto da una prima parte in cui ho selezionato le cose migliori sull’umorismo e la coppia che circolano in rete, e una seconda parte “seria” con aspetti poco conosciuti di questo tema misterioso.

Iniziamo con una curiosità che ognuno di noi può esperimentare e convalidare. Esiste infatti una differenza inconciliabile tra uomo e donna in un aspetto, forse secondario, ma in qualche modo cruciale della vita quotidiana. Parliamo dei possibili diverbi circa il modo giusto di appendere il rotolo della carta igienica, se rasente la parete o estroflesso verso l’esterno. Il primo a notare questo punto caldo, è stato uno studioso serissimo. F. A.Tablereader, l’autore dell’eccellente “The Sociobiology of Sex. Foundations of Anthropogynecology” (Springer, New York 1977). Nel suo studio statistico sul “Modo d’appendere il rotolo della carta igienica”, Tablereader ha analizzato un’enorme quantità di materiale desunto da questionari giuntigli da tre diversi continenti. L’85 per cento di tutte le donne - a prescindere da razza, confessione religiosa, grado d’istruzione ecc. - fissa il rotolo in modo che la carta si svolga posteriormente lungo la parete. Al contrario quasi tutti gli uomini (una percentuale altissima, ben il 96%!) preferisce far pendere la carta dal lato rivolto verso l’utente. I contenitori (progettati da disegnatori maschi) che rendono disagevole lo svolgersi del rotolo nella direzione femminile, stranamente non sono stati in grado d’influenzare la predilezione evidentemente determinata dal sesso. Questo vuol dire anche che il settore “arredo bagno” – detto anche “complementi d’arredo” – é saldamente in mano ad architetti uomini.

Perché questa differenza inconciliabile?

Secondo Tablereader (citato da V. Braintenberg, “Il cervello e le idee”, Garzanti, pag. 163) i due modi d’appendere la carta igienica sono espressione di due archetipi, quello della concavità nel caso della donna, quello della convessità nel caso dell’uomo. La carta che scorre lungo la parete piastrellata dà l’idea di un arco, di un vuoto da riempire. Il rotolo alla maschile, che protende l’oggetto, che si estende nello spazio e poi si allunga, è metafora del pene, della estroflessione, con il rotolo che appare quasi una sacca scrotale, con i fogli che seguono la curva del cilindro per poi puntare verso il basso, come il fallo che – a riposo – forma una curva sopra i testicoli per poi pendere verso il basso.

 

Il senso dell’orientamento

Molti maschietti hanno spesso deriso le loro donne disperse per le strade di città caotiche. Gli uomini si stupiscono della scarsa abilità femminile nel leggere una mappa e nel districarsi - con o senza cartina – fra le periferie urbane.

Perché le donne hanno meno senso di orientamento dei maschi? Come mai questa abilità si è sviluppata, nell’evoluzione, di più negli uomini?

Magari perché la donna dell’età della Pietra si allontanava di meno dall’accampamento, limitata com’era dal dover accudire e trasportare con sé i figli. Erano invece gli uomini a spingersi lontano per battute di caccia che potevano durare più giorni e spingersi fino a 30 chilometri dall’accampamento.

Così tra gli uomini il senso dell’orientamento si è sviluppato, di solito, in maniera maggiore che nell’altro sesso.

In compenso negli uomini è minore la capacità di comprendere linguaggi poco articolati, quali quelli dei bambini piccoli, abilità nella quale la donna è di molto superiore.

Anche qui è il nostro lontano passato, quando si era più scimmie che uomini, a influenzare determinati modi di comportarsi. Il nostro essere animali evoluti è un fenomeno recente, dura solo da 10.000 anni, un’inezia rispetto ai milioni d’anni in cui siamo stati scimmie che andavano a caccia per le savane (vedi anche l’altro brano presente in questo libro: “La sessualità nel passaggio da scimmia a uomo”).

Secondo Hooper J. e Teresi D. ( “L’universo della mente”, Bompiani pag. 274): “E’ stato verificato un’infinità di volte che i maschi eccellono nella visualizzazione spaziale tridimensionale.” Se però consideriamo gli studi che misurano la “lateralizzazione nella comprensione delle emozioni”, in questo caso l’emisfero destro femminile risulta più specializzato di quello maschile. Esso può essere infatti meno specializzato per le relazioni spaziali e al tempo stesso molto specializzato per la comprensione del significato dell’espressione facciale...”

I single cinesi

Nelle differenze tra uomini e donne – oltre agli aspetti qualitativi – a livello globale stanno assumendo importanza anche le differenze quantitative.

In situazioni normali, infatti, ogni 100 nascite le percentuali fra i due sessi dovrebbero oscillare intorno all’1 o 2% (es. 51 % maschi, 49% femmine, oppure, in altri periodi, 48% uomini e 52% donne).

Poi però viene inventata l’ecografia, che permette di sapere in anticipo il sesso dei futuri nascituri e va a finire che l’87 % degli aborti in molte zone del terzo mondo riguarda femmine. Tra venti anni si prevede che ci saranno 121 maschi cinesi o indiani ogni 100 donne. I genitori di Pechino preferiscono figli maschi perché per le femmine bisogna sborsare la dote, tra pochi anni i single maschi cinesi saranno un problema quantitativo di livello mondiale. Il ratto delle Sabine del futuro avverrà sempre vicino Roma, ma non ne saranno protagonisti i Romani, ma gli Asiatici rimasti a becco asciutto (e dritto) senza le loro femmine a supportarli. Vorrà dire che ci mescoleremo ancora di più. Si dice che il Brasile sia il paese con la gente più bella del mondo a causa dell’estrema mescolanza del suo popolo. Forse, allora, potrebbe essere un bene prevedere che cinesi e indiani del futuro vengano a cercarsi moglie in Italia!

La “Prova del Dna”

C’è poi la questione della “Prova del Dna” a proposito del riconoscimento di paternità. Come si dice “la madre é sempre certa, il padre…”Prendiamo ad esempio una situazione che potrebbe far lievitare i guadagni degli avvocati divorzisti: una coppia si sposa e dopo un po’ lei partorisce un bimbo. Dopo tre mesi dalla nascita del bambino decidono di divorziare e lei chiede gli alimenti per sé e per il bimbo. L’ex marito a questo punto prende due batuffoli d’ovatta, ne passa uno sulle proprie gengive, l’altro su quelle del bimbo e li manda in busta chiusa a Londra, con allegati 300 euro. In una settimana riceve l’analisi dei due Dna che svela se sono compatibili o del tutto diversi. Ecco il punto che potrà arricchire gli studi legali.

Per dirla alla volgare, in caso di corna l’uomo è ancora costretto a pagare gli alimenti alla ex moglie e al bimbo? O meglio ancora, se invece fa causa alla sua ex moglie non tanto sull’«infedeltà», che non è un reato, ma accusandola di raggiro e truffa per aver tentato di estorcergli del denaro con falsi pretesti? Ovvero chiedere gli alimenti sapendo di esser stata “fedifraga, adultera e concubina” è equiparabile ad una truffa? Se foste il giudice dareste ragione all’ex-marito o all’ex moglie?

Con la prova del Dna la donna in qualche modo perde potere. Infatti un’informazione che prima poteva conoscere solo lei, può essere conosciuta anche dal suo partner attraverso un esame di laboratorio. L’informazione è un’arma dal potere enorme.

La “Prova del Dna” non ha ancora dispiegato la sua potenza innovativa e chiarificatrice, ma insieme esplosiva verso il “diritto di famiglia”. Addio Filomena Marturano! Addio «i figli so’ figli»!

D’ora in poi sarà il verdetto decisivo della “Prova del Dna” a decidere il destino delle famiglie.

Malumore e mestruazioni

Ci sono tre possibili spiegazioni, e non è detto che non siano tutte e tre contemporaneamente valide.
Secondo Tablereader il vantaggio evolutivo del “malumore femminile durante le mestruazioni” va analizzato nel quadro di una grandiosa visione darwiniana. È la natura che in quel momento tende a sollecitare i maschi all’infedeltà. Malumore e aggressività, che nell’ultima settimana del ciclo mestruale sono diretti contro il partner, provvedono affinché la fertilità maschile non sia dissipata con una donna che è sul momento infeconda, e si procuri invece, per il bene della specie, una più varia possibilità d’impiego.

Invece secondo Braintenberg (“Il cervello e le idee”, Garzanti, pag. 167) si potrebbe cogliere un altro intento profondamente biologico nello sgradevole atteggiamento premestruale della donna: “Quest’uomo che non è stato evidentemente capace di fecondarmi si tolga gentilmente dai piedi e lasci il posto a un altro, più potente, per il prossimo ciclo”, o anche: “Ce l’ho con te perché non mi hai messo incinta”.

C’è poi una terza ipotesi. La possibilità che le donne hanno – se vogliono – di concludere un incontro con l’accoppiamento, fa parte “organica” del loro potere di seduzione. È un’arma che sono solite avere sempre con se`, come un cow boy la sua pistola. Immaginate ora, per esempio, di essere il ministro della difesa Usa. Per una serie prevedibile ma non modificabile di eventi, vi avvertono che – causa la verifica dei motori - tutti gli aerei dell’Aviazione militare debbano stare fermi in aeroporto per cinque giorni. Improvvisamente il ministro si ritrova con fanteria e marina, ma privo della possibilità di usare gli aerei. Naturalmente in quel periodo il governo Usa si sentirà nervoso, incompleto, al limite del paranoico, come un cow boy senza pistola.

L’estro invisibile

C’è un interessante ‘’mistero’’ che la biologia evolutiva non è ancora riuscita a chiarire.

In tutte le specie animali tranne una, è perfettamente riconoscibile il momento in cui la femmina è fertile, i giorni in cui l’ovulazione la rende suscettibile di essere fecondata.

In alcune scimmie, ad esempio, i capezzoli crescono di volume e cambiano di colore, ecc..

Solo nella nostra specie, nel lungo passaggio dalla scimmia alla donna, l’evidenza di questo dato è andata perduta.

Come mai? Perché le femmine in cui l’estro era chiaramente manifesto, hanno avuto meno figli ed un minore successo evolutivo delle femmine-scimmia in cui il ‘’calore’’ non era distinguibile dall’esterno?

Che ci hanno guadagnato queste femmine a tenere nascosto il loro essere fertili e vogliose di essere fecondate?

Partiamo da lontano. Secondo H. R. Hais (“Dalla scimmia all’angelo”, Einaudi, pag. 180) fra gli indigeni dell’Australia, il matrimonio a coppie avveniva verso i trent’anni, età che per tale popolo è assai avanzata, ed era preceduto da abbondanti rapporti promiscui.

In genere, fra le popolazioni di interesse etnografico il divorzio è facile e assai diffuso, e il matrimonio può essere instabile, a volte così instabile da essere vicino ad una libertà sessuale quasi generale.

Poiché la femmina costruttrice di nidi attendeva alle attività domestiche e all’agricoltura, il maschio cacciatore trovò conveniente cedere il proprio bottino in cambio delle comodità di una casa. I parenti della signora della casa approfittarono di tale debolezza del maschio e fecero in modo che si stabilisse un accordo economico stabile.

Sempre secondo H. R. Hais, Malinowski studiò la vita sessuale degli indigeni in tutti i dettagli: ciò che gli amanti dicono, gli usi del corteggiamento, la posizione assunta nell’atto sessuale, il folklore e i miti erotici. Malinowski era assolutamente certo che gli indigeni da lui studiati ignorassero il meccanismo biologico della paternità.

Essi ritenevano che il bambino fosse la reincarnazione di un antenato il cui spirito entrava nel grembo della madre. La funzione del padre era semplicemente quella di allargare la vagina. Ci son volute la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento per comprendere il concetto di “seme maschile”.

Torniamo ora all’estro invisibile.

Forse – all’interno del mitico scambio “Tu dare cosciotto-di-gazzella a Jane; Jane dare ingresso in suo corpo a Tarzan” – le femmine con estro visibile riuscivano a vendersi meno bene. Nel senso che il loro desiderio di un amplesso era presumibile fosse più o meno pari a quello del maschio. Se riusciva a vedere segni tangibili di estro, l’uomo della Pietra si sarà detto: “Se lei è in questo periodo, allora ha voglia anche lei. Posso risparmiare il cosciotto di gazzella, tanto si accoppierà lo stesso.”

Le Donne dell’Età della Pietra che riuscivano a mascherare il loro desiderio sessuale, potevano venderlo in ogni occasione.

Per finire, circa il mio libro (di cui troverete ampi estratti in http://ilpalo.com/donna con tutte le vignette ospitate nel volume) potete richiedelo tramite una semplice email.

Lo pagherete con comodo, solo dopo averlo ricevuto, averlo letto, e averne goduto i contenuti umoristici. Malatempora è infatti all’avanguardia in queste pratiche commerciali. L’editore sicuro della qualità dei contenuti, si permette e permette a voi lettori di: “prima leggere, poi pagare”

Potete quindi, se non riuscite a trovare in libreria F. Cascioli: “Barzellette sui rapporti uomo/donna”, Malatempora editrice, 7 euro, rivolgervi direttamente a Malatempora, telefonando allo 06 68804321 o scrivendo a: Malatempora, Vicolo della Penitenza 24, 00165 Roma, o mandando una email con il vostro indirizzo e la richiesta del volume a malatempora@libero.it.

Malatempora spedisce il libro gratis - cioè senza aggiungerci le spese postali - e lo sconta del 20%, quindi a voi verrà a costare 5,60 euro. Il catalogo di tutta la produzione di Malatempora si trova su: www.malatempora.com

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