MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI

Benvenuti alla mailing list di Storia!
Spero che queste notizie raccolte poi diffuse tramite internet, diventino un piacevole appuntamento.
Attualmente sono iscritte una settantina di persone, e tutte sulla fiducia, prima ancora che "partisse" l’invio dei messaggi, segno di diffuso interesse e passione per la Storia, che speriamo di non tradire annoiando.
Ma andiamo ad incominciare questo "dialogo telematico" che avrà, in media, una scandenza settimanale. Oggi un breve brano sul cianuro a Sarajevo, seguito da altre notizie sull’attentatore e sul suo curioso destino, per chi volesse avere ulteriori notizie sull’argomento.

Cianuro e attentatori

L’attentato di Sarajevo del 1914, quello che fece scoppiare la prima guerra mondiale, fu organizzato in maniera impeccabile da un colonnello del servizio segreto serbo: Dimitrijevic, aveva solo un particolare dissonante: il cianuro. Gli attentatori, ben sette giovani, ognuno con meno di 21 anni - quindi esente, se catturato, dalla pena di morte - furono dotati delle migliori pistole in circolazione e di bombe ad alto potenziale, costruite per l’occasione dall’arsenale militare serbo, e piccole al punto da stare nelle tasche. Si allenarono per un mese in Serbia in un campo dell’esercito. Ogni attentatore aveva comunque la sua fialetta da cianuro nel caso dovesse finire prigioniero. Il primo attentatore catturato inghiottì il veleno ma non gli successe nulla. Anche il secondo ruppe la fialetta fra i denti e restò vivo. I mandanti gli avevano dato bombe vere e cianuro finto. Evidentemente il colonnello del servizio segreto serbo Dimitrijevic voleva che fossero catturati e parlassero, il mondo doveva sapere che era stato il suo paese, la Serbia, ad armare gli attentatori. Si voleva non solo il gesto esemplare, ma la resa dei conti: la guerra. Un semplice colonnello dei servizi segreti aveva deciso per tutti i suoi concittadini, ne derivarono più di dieci milioni di morti.

Gavril Princip a Sarajevo, descrizione dell’attentato
Quello del 28 giugno 1914 era stato un assassinio politico veramente fuori del comune. All’inizio l’attentato sembrò non riuscire, poi il destino ci mise lo zampino, e i due nobili austriaci ci rimisero le penne. Le vittime, l’Arciduca Francesco Ferdinando e la sua consorte, erano di certo tra i blasonati più iellati che la Storia ricordi.
A Sarajevo, a ottanta metri dall’angolo del corso Voivoda, alle ore 9,50, tutti i vari attentatori erano corsi all’angolo della strada ad aspettare di veder passare l’Arciduca per colpirlo. Alle 10 in punto Gavril Princip, che a quel tempo aveva 19 anni e 11 mesi, un dettaglio che alla fine avrebbe avuto la sua importanza, uscì dalla locanda, si unì alla folla e prese posizione in prima fila. La sua mano affondata in tasca stringeva qualcosa. Attendeva il momento per compiere la sua "missione", l’attimo quando la macchina dell’Arciduca sarebbe giunta davanti a lui.
Poi all’improvviso si udì poco lontano, in fondo al corso, il fragore di un’esplosione, e si vide l’automobile con sopra gli eredi al trono austro-ungarico passare a tutta velocità, poi dirigersi verso il municipio.
Gli attentatori erano più di uno, e il primo aveva lanciato la bomba mirando male. Era stato lievemente ferito un aiutante dell’Arciduca, costui era sceso e l’auto era ripartita.
La "missione" del giovane Princip era fallita! Nella tasca la mano strinse con rabbia la pistola. Si rincamminò lentamente verso via Re Pietro, profondamente deluso e amareggiato di non essere stato utile alla "causa".
Il 28 giugno 1914, la macchina imperiale, raggiunto il municipio di Sarajevo dopo il primo attentato fallito, vi sostò solo un attimo, il tempo per gettare in faccia al tremebondo sindaco le parole indignate dell’Arciduca:
"Bella accoglienza voi bosniaci! Mi avete accolto a suon di bombe, e ferito il mio aiutante!"
Poi, rivolto all’autista che aspettava a motore acceso, il futuro defunto disse:
"Torniamo indietro, presto! A raccogliere il mio aiutante!"
Partirono. L’autista prese il Corso di Sarajevo, ma poi, per evitare la folla ancora ammassata, imboccò la parallela strada angusta, quasi a passo d’uomo. Princip, facendo ritorno alla locanda, stava percorrendola deluso.
La macchina dell’Arciduca avanzava nella stradina quasi deserta rasentando il piccolo marciapiede. Giunta all’altezza del giovane l’auto, quasi lo sfiorava; Princip stringeva ancora la pistola nella mano affondata nella tasca; la tirò fuori, Gavril distese il braccio e sparò solo due colpi, quelli essenziali. I coniugi imperiali morirono quasi all’istante, le guardie che sostavano all’angolo, subito accorsero e agguantarono il giovane.
Gavril Princip, poi processato, non salì sul patibolo, perchè la severa giustizia austriaca non applicava la pena di morte a delinquenti d’età inferiore ai vent’anni, e a Princip mancava un mese al compleanno.
Strano destino!
Salvato da un codicillo legale, di cui probabilmente avrà tenuto conto prima di accettare di diventare l’attentatore. Nonostante la sua giovane età, la Giustizia austriaca non gli salvò del tutto la vita; percosso malamente dalla polizia e dai suoi carcerieri, non si riprese mai del tutto, e finì moribondo nel 1916 nell’infermeria del carcere.
In quel periodo la Serbia era stata spazzata via dagli eserciti nemici, tutto il suo territorio era stato occupato e aveva perso la guerra. La nazione intera era stata completamente distrutta, e nessuno avrebbe saputo prevedere, nel 1916, l’esito finale e ben diverso della Prima guerra mondiale.
A Princip in carcere era stata interdetta ogni lettura; non vide mai un giornale, ma il carceriere lo informava dei fatti. Mortalmente infermo e sotto le cure del Dott. Pappenheim, anche da lui venne a sapere che il popolo serbo era stato schiacciato per sempre. In quel periodo infatti l’esercito austroungarico era riuscito a occupare tutto quanto il territorio della Serbia. Il dottore tenne un diario (poi pubblicato) dei colloqui, anche se Princip si esprimeva con difficoltà in tedesco e il dottore capiva poco di slavo. Il brano riportava anche alcune parole dell’attentatore serbo. Curioso come la loro sgrammaticatura le renda vive ed attuali. Sembra di sentire un extracomunitario slavo, magari pronipote del celebre attentatore, che racconta della futura e del tutto imprevedibile guerra in Kossovo.
"Tutto quanto distrutto - si lamentava piangendo Princip - tutto quello che era scopo di mia vita, mio ideale. Oh mio popolo serbo!
Non posso sentirmi colpevole. Non potevo sapere. Guerra mondiale sarebbe scoppiata comunque. Cause: vendetta, amore, libertà!
Mio popolo serbo! Nostro ideale, l’ideale di tutti studenti: l’unione del popolo iugoslavo, Serbi, Croati, Sloveni. Ora mia patria tutta occupata da nemico!’’
Sotto il peso di queste amare riflessioni, moriva uno dei responsabili della Prima guerra mondiale.
Gavril sapendo della futura dissoluzione della sua Jugoslavia, si starà rivoltando nella tomba.
Ma sentite ancora le sue parole:
’’Si credeva che noi serbi con attentato scatenare la rivolta, mettendo Austria in posizione difficile. Mai pensato che potesse scoppiare guerra.
Non s’immaginava possibile guerra mondiale per così poco. Si credeva scoppiasse un giorno o l’altro, ma non allora. Allora si credeva possibile solo rivolta di tutto popolo bosniaco contro Austriaci.
Ho sentito la notizia tragica, che mia Serbia non esiste più. Questo per colpa mia!"
Princip morì credendo che il popolo serbo fosse stato schiacciato per sempre.
Invece da quelle due pistolettate del 28 giugno 1914 fino alle ultime dell’11 novembre 1918, il suo popolo creò la Jugoslavia, ma a qual prezzo!
Nel frattempo avevano trovato la morte in Europa dieci milioni di soldati. I due colpi sparati a Sarajevo si erano moltiplicati a miliardi.

E’ tutto.
Grazie per l’attenzione, ci risentiamo tra una settimana. Se avete amici interessati alla Storia, inoltrategli questa email.
Le mailing list in questo sono simili alle feste ben riuscite: più siamo più ci si diverte.

 

Indice di cartine storiche suddivise per zona geografica e per anno
Indice dei messaggi inviati alla mailing list nuova-storia
Indice delle pagine sulla storia

Pagina con l’indice di altro materiale sulla storia

-----------------------------

Per iscriversi alla mailing:  nuova-storia-subscribe@yahoogroups.com
Per cancellarsi automaticamente dall’indirizzario:nuova-storia-unsubscribe@yahoogroups.com .
Qui potete trovare una serie di materiali scansionati da libri di storia: INDICE DEL MATERIALE.

 

Clicca qui per iscriverti a micro-storia :

Click to subscribe to micro-storia
Casella di iscrizione a micro-storia
Iscriviti a micro-storia
gestito da it.groups.yahoo.com

 

Google
 
Web www.ilpalo.com