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Oggi due cose.
Il seguito del didattito su storiografia come "analisi di periodi
storici indirizzati da grandi uomini", e storiografia come "analisi
di movimenti economici e di azioni sociali e collettive, anche quando
sono guidate da individui rappresentativi". A seguire alcune curiosità
circa un aspetto della microstoria: l’origine delle parole, cioè
l’etimologia.
Scrive Raffaele Ibba raffaele.ibba@tin.it
"La storia è sempre un fatto sociale, lo ribadisco. Come ribadisco
che la comprensibilità degli individui e delle loro motivazioni
è sempre così complessa da rasentare l’incomprensibile.
Vale sempre Hegel che, a proposito di un libro di memorie di un cameriere
personale di Napoleone, che descriveva le ovvie circostanze umane di Napoleone
(dalla biancheria sporca in giù) faceva notare che questo era il
punto di vista del cameriere; può divertire ma non aiuta a capire.
Napoleone come Hitler o come chiunque altro abbia esercitato un ruolo
direttivo nella storia, lo ha fatto perchè è stato ubbidito
e condiviso da quantità rilevanti di esseri umani. Le loro reali
ed intime motivazioni ci sfuggono e ci sfuggiranno sempre, come le mie
a fare il professore di liceo o le tue a impegnarti in un sito internet
di storia.
Muhamahd - Maometto sarebbe stato un ignoto predicatore qualsiasi se,
per una serie complessa di ragioni, milioni di persone ed innanzitutto
i beduini del deserto, non lo avessero condiviso e seguito.
Leggere i primi testi su Cristo è interessantissimo proprio perchè
fa vedere come la fisicità di Gesù di Nazaret fosse già
molto ecclissata, praticamente scomparsa, già pochi anni dopo la
sua morte e questo proprio in funzione della adesione di molti individui
(ebrei e no) alla sua figura.
Nella storia gli individui come tali scompaiono dietro le loro azioni,
se esse sono condivise.
Questo è quello che intendevo dire e non solo (anche ma non solo)
che la storia è storia economico sociale.
La storia è anche storia di affetti e di corpi, quindi di individui,
ma la loro autentica individualità (le loro motivazioni interiori)
scompare dietro le azioni che fanno
Anche Hitler non era solo; con lui c’era tutto un gruppo di persone nutrite
di una serie di idee tra il ributtante e l’idiota. Idee che però
erano diffuse e condivise da molte altre persone.
L’idea che il Graal esiste e vada cercato era ed è un’idiozia ma
era un’idiozia cui molti credevano (e molti credono ancora); così
allo stesso modo le idee spiritiste e demoniache che nutrivano quel gruppo
di imbecilli che fondò il partito nazista, idiozie cui molti credevano.
Più drammaticamente l’antisemitismo ed il razzismo erano condivisi;
la cittadinanza tedesca si dava per sangue e terra; l’aristocrazia tedesca
si vantava del suo sangue e della sua terra etc.
Ora il punto è perchè un gruppo di imbecilli di tal fatta
riuscì ad andare al governo
Perchè erano imbecilli, è la mia risposta.
Nel senso che non credo affatto all’idea che chi governa sia necessariamente
il migliore. Quasi sempre è il peggiore. La bella nota su Cavour
lo dimostra.
L’azione di Cavour verso quello sciocco di Napoleone terzo è tipica
di una individualità intelligente e consapevole di sè di
fronte a un semideficente.
Gli mette accanto la contessa di Castiglione e questo cretino fatto a
Imperatore dei francesi non solo ci va a letto, ma le racconta tutto.
Ma tutto questo non sarebbe sfociato in nulla se l’azione di Cavour non
fosse stata condivisa nell’Italia settentrionale, cosa che l’Austria sapeva
e temeva, per cui si cacciò da sola in una trappola.
Dicevo che chi ci governa quasi sempre è il peggiore. Eliogabalo
è la miglior rappresentazione della funzione imperiale e di dominio
politico che io conosca. La maggior parte dei governanti che l’umanità
ha avuto nella sua storia erano come Eliogabalo, chi più e chi
meno, chi con maggiore chi con minore vergogna.
Quindi insisto che il problema non è Hitler, ma il nazismo ed il
fatto che fu creduto (da molti, tra cui il re d’Inghilterra, Scozia e
Irlanda che sarà stato scemo anche lui ma al nazismo ci credeva,
tanto è vero che gli imbastirono tutta la storia romantica e un
bel po’ di quattrini pur di liberarsene).
Non gli individui ma le forze sociali, anche quelle affettive e corporalie
e culturali, non solo quelle economiche quindi, fanno la Storia. Cioè
il problema sono le mentalità e gli affetti condivisi, quelli che
tutti sentiamo come nostri e di cui non discutiamo.
Il resto, insisto, mi sembrano chiacchiere e gossip."
Attendendo eventuali risposte, passo a parlare di parole.
L’etimologia è la scienza che ne studia la nascita e l’evoluzione
delle "parole", e alle volte, illustrando l’origine di un termine,
apre una "finestra sul passato" e illumina un’atmosfera, un
evento storico, meglio di molte altre spiegazioni.
Le etimologie possono essere reperite su libri, o in racconti popolari,
e spesso anche su vocabolari come lo Zingarelli, che riporta anche l’etimologia
della parola che descrive.
Presento allora del materiale, alcune origini di termini. Se qualche lettore
conoscesse delle etimologie interessanti o curiose ce le invii: sarà
un piacere farle circolare.
Etimologie
Il termine ’’tignoso’’
deriva dal nome etrusco del dio Giove: Tinia. Nel tempo, da essere divino
che sovrintendeva a tutto il cosmo, passò ad essere considerato
come uno spirito, non del tutto amichevole, capace di procurare piccoli
fastidi, tipo far venire la ’’tigna’’, un fungo della pelle.
Sembra che il termine "cafone"
derivi dal napoletano "’ca a fune", per l’usanza dei campagnoli
di legarsi i calzoni con lo spago. Secondo un’altra etimologia, deriva
invece dall’usanza dei campagnoli di legarsi tra di loro con una fune,
modello cordata, quando entravano nella città di Napoli per non
perdersi tra la folla della grande città.
Il termine "casa"
è un’innovazione dell’italiano rispetto alla lingua latina. Gli
antichi Romani chiamavano la casa "domus". Nel medioevo di case
costruite come quelle degli antichi, con acqua, portici, e lussi e comodità
varie, non se ne costruivano più. "Casa" in latino significa
capanna, e le dimore medioevali vennero sempre di più definite
"casae" piuttosto che "domus". In compenso nel primo
medioevo si afferma un altro termine: "Palatium". I barbari,
di ritorno dai vari saccheggi di Roma dove avevano potuto ammirare il
complesso degli edifici della reggia imperiale sul colle Palatino, chiamavano
"Palatium" ogni dimora che ricordava in maestosità la
residenza dei Cesari.
I palazzinari contemporanei non meritano un’origine etimologica così
raffinata.
Per finire il termine "stamberga". Non viene dal latino
ma dal longobardo ’’stainberga’’ cioè ’’riparo di sassi’’. Per
i barbari che venivano dal Nord, abituati a vivere in capanne di legno,
una casa di pietra - "stain" come "stone" significa
pietra, "+ "berga" che vuol dire "casa" - era
un lusso, una garanzia di solidità. Col tempo il termine longobardo
andò assumendo una connotazione sempre più negativa, fino
a significare un’abitazione cadente e mal ridotta.
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