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Emule
e il diritto d’autore
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Un software sta cambiando alcune “piccolezze – proprio da microstoria – nelle mie abitudini. Ho appena messo un collegamento ADSL flat (24 ore sempre collegati, pagamento a forfait, prescindendo da quanto uso si fa del collegamento). Mi sono subito ritrovato “schiavo” di un nuovo software: Emule http://www.emule.it/guida_emule/primi_passi/download.asp . Scarico film a tutta birra. Ormai anche l’uso che faccio di internet un minimo ne risente. Tra ascoltare la radio perfetta tramite il sito Rai, o ascoltarla dal mio antiquato apparecchio gracchiante e mal sintonizzato, finisco per preferire questa ipotesi, pur di non rallentare lo scaricamento dei film, evitando di far passare sul cavo anche il segnale radio. Avevo una coppia di hard disk – 80 giga + 80 giga – ed ecco che Emule li ha resi piccoli. Ho dovuto comprare un altro Hard disk da 250 giga per non essere impacciato nello scaricre TUTTO QUELLO CHE VOGLIO. Bene: che dire di tutto questo? Emule – che è, grosso modo, l’erede di Napster - è legale o illegale? Non lo so, non so rispondere a questa domanda, e neppure mi interessa tanto farlo. Non sono un uomo di legge, ma capisco che – nell’ipotesi che sia illegale l’uso di Emule – ci ritroviamo in uno di quei “nuovi reati” che per di più sono “reati di massa”, come gli spinelli o i casini agli stadi. Mi interessa di più vedere come il software Emule sta modificando alcuni particolari della mia vita. La cambia in piccole cose, ma qui di micro-storia ci occupiamo, e le piccole cose sono oggetto delle nostre analisi. Ad esempio ho un canale televisivo in più, visto che per godermi meglio i film che scarico li masterizzo e poi me li vedo tramite lettore DVD/monitor della tv. Poi i cd li presto ad amici, e tutti li accettano volentieri, perché un film, per di più consigliato da un amico e pronto per la visione, è un peccato di gola a cui è impossibile resistere. Che uso farne, ma soprattutto: cosa chiedere ad Emule di scaricare? Qui entrano i giusti personali, io posso elencarvi alcuni dei miei. Intanto quei film che non si trovano in videoteca: da “Bella di giorno” di Bunuel, a Fassbinder, o Herzog. Alcuni minori italiani: ho appena visto “Casotto”, e il Maigret di Gino Cervi. Anche alcuni bei film oggi nelle sale, la tentazione era molto forte ed ho ceduto. Sono così pieno dell’entusiasmo del neofita, che mi son venute anche paure tipo: “Tra due anni avrò visto tutti i film che veramente mi interessano. E dopo?”. Oppure: “Come faccio a farmi venire in mente i film da scaricare? Chi mi può dare consigli?”. Su questo ho trovato un paio di “dritte”, che mi sembrano intelligenti e che vi consiglio. Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale la meravigliosa enciclopedia gratuita sul web, vi aiuta nella filmografia ed ha varie voci interessanti: http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Registi con tanti artisti di cui cercare le opere http://it.wikipedia.org/wiki/Leone_d%27Oro con tutti i film che hanno vinto il Festival di Venezia http://it.wikipedia.org/wiki/Academy_Award con tutti i premi Oscar. C’è poi il teatro, che è immortale, e che anche la tv e il cinema non riusciranno ad uccidere, perché è la base dello spettacolo. Se i film in italiano scarseggiassero, si può ricorrere a tutto il repertorio teatrale che è stato già filmato. Su Emule trovo commedie di Eduardo de Filippo, di Bisio, di Albanese, di Paolo Rossi. Trovo il meglio della tv: Guzzanti, Tunnel, Televacca con Benigni (in b/n anni 1976). Tralascio di parlare della musica, perché nella ricerca di file .mp3 non esistono confini, neppure quelli di lingua che limitano la ricerca dei film (per i neofiti: se cercate “Apocalipse Now” e naturalmente la volete in italiano, l’abbreviazione per “italiano” è ITA, quindi su Emule si cerca: Apocalipse Now ita). Ma torniamo al diritto d’autore. Carlo Gubitosa, per il suo bel libro “Elogio della pirateria”, Edizioni Altraeconomia, www.altraeconomia.it , mi ha fatto un’intervista sul copyright, i falsi ecc., prendendo spunto da un processo che ho subito per aver falsificato francobolli. Li modificavo con fotomontaggi, con battute, barzellette, ecc. http://ilpalo.com/francobolli-falsi/index.html e mi divertivo a vedere come i postini non se ne accorgessero. Dopo quattro anni di processo per “Falsificazione valori bollati”, alla fine son stato assolto. Il testo integrale dell’intervista è su: http://ilpalo.com/illustrazioni-cascioli\intervista-cascioli-falsi-fotomontaggi-francobolli.htm Chiudo questo testo, citando il brano dell’intervista che parla proprio del diritto d’autore. Assumo una posizione “estremista” sul tema, anche per fare della provocazione intellettuale. Mi interessa questo tema dei “delitti di massa”, e la violazione del diritto d’autore scaricando cose da Internet ne è un esempio eclatante. Altri delitti di massa sono: “consumo personale di droghe”, piccole evasioni fiscali (accettare pagamenti senza scontrino o fattura). La questione dei diritti d’autore è però veramente “di massa” ed è la più recente, mentre il contrabbando o il proibizionismo esistevano già nei secoli scorsi. Possiamo dire che la “violazione del diritto d’autore” è diventato il tipico reato di massa del XXI secolo. Ecco il brano dell’intervista: Gubitosa: Su ilpalo.com hai inserito estratti di oltre 50 libri. Non hai paura che gli editori ti facciano causa? Cascioli: Il diritto
d’autore ha fatto la sua epoca. Un bel precedente giuridico sono le
barzellette. Chi ha il diritto d’autore sulla storiella umoristica?
Uno la crea ex novo (ma i misteriosissimi "inventori di barzellette"
sono del tutto irrintracciabili), o la modifica, oppure si limita a
diffonderla. Perché Altro esempio: i libri più venduti del mondo. Come si sa, sono la "Bibbia" e il "Corano", ambedue testi ispirati da Dio, che - a quanto risulta - non è neppure iscritto alla SIAE. Bell’esempio ci viene dalle Alte Sfere! L’Autore dei maggiori best-seller di questo (e dell’altro) mondo viene spudoratamente frodato dei suoi diritti, benché abbia molti capolavori al suo attivo, non ultimo "Il libro tibetano dei morti". Gubitosa: Tu hai un lungo contenzioso con la questione del diritto d’autore… Cascioli: Per venti anni ho realizzato fotomontaggi ritagliando fotografie. Partivo da un oggetto riprodotto nella pubblicità X, a cui univo una "mano con pistola" ripresa dalla copertina di "Panorama", e per sfondo un’immagine ritagliata da "Famiglia cristiana". Ne veniva fuori una diapositiva che scattavo ai frammenti di foto pressati sotto un vetro antiriflessi. Se il fotomontaggio illustrava in maniera intelligente un certo argomento, una rivista - magari la stessa "Famiglia cristiana" - poteva acquistarlo, il che mi permetteva di vivere. Stavo violando il "diritto d’autore"? Stavo truffando il fotografo che aveva fatto uno degli scatti di cui mi appropriavo? Gubitosa: Oppure stavi usando in maniera creativa della carta colorata acquistata in edicola... Cascioli: È una possibile interpretazione, anche Perché se io ero un "ladro", "Famiglia cristiana" era un ricettatore. Io riciclavo foto di riviste finite al macero per comunicare significati. Estraevo la vita dalla morte. Gubitosa: In questa situazione di confusione legale esplode Internet: la gente può leggere miliardi di pagine… Cascioli: … e alcuni
possono scriverne di nuove. Ed ecco che un’alluvione di nuovi file -
in .htm o in .mp3 - arricchiscono Il filosofo – nella sua tomba o in Paradiso - apprezzerà questo lavoro di diffusione dei suoi pensieri. La casa editrice vedrà pubblicizzato un proprio prodotto: se un filosofo interessa per averne letto su Internet, sarà aumentata la voglia di prendere il libro. È un po’ come se io realizzassi il sito del libro in questione. Gli eredi forse strilleranno, ma a noi poco importa, e comunque se l’editore poi vende una copia in più, qualche spicciolo lo riceveranno anche loro. Io con la mia azione forse derubo qualcuno, ma ho il diritto di sentirmi "Robin Hood", perché col mio gesto arricchisco tutti. Gubitosa: È chiaro che un filosofo gode nel vedersi diffuso, ma la musica? Come si deve sentire un discografico quando il suo prodotto scaricato gratis è più comodo di quello acquistato? Cascioli: Questo è tristemente vero per l’aspetto monetario. Condoglianze al commercialista del discografico, è innegabile che lui guadagnerà di meno. In compenso tutti gli altri hanno guadagnato "informazioni". L’informazione è l’unico bene che possa venire ceduto e conservato nello stesso tempo. È una merce strana: non impoverisce chi la da, e può arricchire enormemente chi la riceve. Gubitosa: Però non hai chiarito se tutto questo “mettere materiali on line” è un furto. Cascioli: Ogni tanto la legislazione incappa in due valori antitetici, tali che salvaguardando uno si vanifica l’altro. Da un lato il bla bla bla di " difendiamo gli autori", dall’altro si prefigurano crimini diffusissimi, tali che tutti noi dovremmo andare in galera. Insomma la vicenda evidenzia lo scontro tra due valori. Non potremmo avere la "botte piena e la moglie ubriaca". Gubitosa: Insomma: o il valore supremo è una difesa miope del diritto d’autore, oppure la diffusione della cultura. Cascioli: Se prevale una visione reazionaria, questa arricchirà produttori e vedove, discografici ed editori. Se prevale una visione più nobile, il mondo otterrà una Rete sempre più ricca di contenuti. Gubitosa: I diritti degli autori non vanno difesi? Anche loro pagano le tasse, la legge dovrebbe provvedere a garantirli. Cascioli: A questo proposito c’è un fattarello che può valere da ammonimento. C’era una volta un ricco e avaro buongustaio. Costui aveva i migliori cuochi, non lesinava spese per banchetti dai cibi saporiti. C’era poi un povero che veniva a mangiare il suo tozzo di pane accanto alle cucine del buongustaio, per masticare la sua pagnotta respirando gli aromi della cucina del ricco. L’avaro viene a sapere la cosa, e lo cita in giudizio: "Vostro onore" chiede al giudice, "io spendo quattrini per le spezie con cui insaporisco i cibi. Costui ne vuole godere senza pagare. Io chiedo il mio giusto compenso." Il magistrato, dopo aver riflettuto, chiede un soldo al povero. Fattoselo dare, lo getta sul tavolo facendolo rimbalzare e tintinnare. "Questo suono di moneta" sentenzia il giudice, "è sufficiente compenso per l’odore dei tuoi aromi". |
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