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L’infibulazione
nel mondo antico
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Oggi un brano di Daniele, di http://immagineafrica.blog.tiscali.it, e i commenti al brano sul contributo Usa alla 2° Guerra Mondiale. “La pratica dell’infibulazione è ampiamente diffusa in molti Paesi africani e asiatici, ma raramente, specie nei documenti ufficiali, si fa cenno al fatto che era praticata anche nella "civilissima" antica Roma. E’ illuminante, in questo senso, un testo di un esperto, Aldo Morrone, specialista in Dermatologia e Venereologia e responsabile del servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni e Dermatologia Tropicale dell’Ospedale San Gallicano di Roma. Ecco alcuni estratti, tratti dal sito: http://crs.ifo.it/ISG/Migrazioni/pubblicazioni/MutilazioneGenitale.htm «Dal punto di vista storico, la pratica della mutilazione genitale è molto antica. Non esistono, infatti, spiegazioni precise circa la sua comparsa. Secondo alcuni, essa è nata in un determinato paese e poi si è diffusa in altri; secondo altri, è nata contemporaneamente in molti paesi dei nostro piccolo pianeta. Sulla base di dati documentari certi, da cui possiamo permetterci di fare rilievi epidemiologici, è probabile che la circoncisione femminile sia presente, insieme a quella maschile, in alcuni rilievi delle tombe egizie della VI dinastia (intorno al 2340 a.C.). La più antica fonte conosciuta, che registra la pratica della circoncisione, è Erodoto, vissuto nel V secolo a. C. Egli afferma che l’escissione era praticata dai Fenici, dagli Hittiti, dagli Etiopi e anche dagli Egiziani. Anche Strabone, Aetius e Soramus sostengono che, a Roma e ad Atene, la pratica era frequente ed aveva lo scopo di far diminuire il desiderio sessuale femminile. Inoltre, alcuni archeologi asseriscono che le buone condizioni di conservazione delle mummie egiziane testimoniano l’usanza della clitoridectomia, cioè dell’escissione della clitoride femminile. Tutto ciò è interessante perché in paesi attualmente islamici, come la Repubblica Islamica dell’Iran, questa pratica è assolutamente sconosciuta. L’infibulazione è, infatti, legata a culture tribali precedenti l’islamizzazione dell’Africa e dei paesi arabi. Essa si è conservata grazie alla capacità dell’islam di acculturarsi alle culture tribali. Per questo motivo, nel 1926 ci furono episodi di ribellione da parte delle donne dei Corno d’Africa nei confronti dei missionari cristiani che volevano estirpare questa pratica. È necessario sottolineare che l’infibulazione viene condivisa da donne islamiche, cristiane e animiste, soprattutto nel Corno d’Africa ed in Africa Centrale. Tutte le campagne realizzate per eradicare questa pratica sono votate al fallimento, se non partono dal fatto che si tratta di una cultura atavica, antica, precedente la conquista dell’Africa da parte dell’islam. Per esempio, in Australia, ossia agli antipodi della penisola arabica o dei Corno d’Africa, si registrava un fenomeno dei genere senza che ci fosse alcuna contaminazione islamica. Addirittura, nelle tribù aborigene si praticava l’introcisione, una pratica ancora più devastante dell’infibulazione e dell’escissione.Oggi, secondo l’Onu e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, esistono quattro forme principali di mutilazione genitale femminile. Si parte da una forma estremamente semplice, la circoncisione propriamente detta, che è un’escissione della circonferenza del prepuzio della clitoride, analoga alla circoncisione maschile. Nei paesi musulmani questo tipo di circoncisione è detta sunna, che in arabo significa "tradizione".C’è poi un secondo tipo di mutilazione, l’escissione. Un terzo tipo, che è l’infibulazione vera e propria, detta anche "circoncisione faraonica". Il quarto tipo è l’introcisione, abbastanza rara e poco praticata.Ora, la circoncisione vera o sunna è importante perché si dice sia basata su alcune parole di Maometto, il quale prescriveva di non togliere nulla dal corpo della donna. È la meno traumatizzante, anche se conserva un suo significato rituale. In pratica, si opera una piccola incisione sul prepuzio della clitoride senza asportare nulla dei tessuto e ci si limita a far uscire alcune gocce di sangue che secondo la tradizione devono essere sette. C’è anche un secondo tipo di sunna, che consiste invece nell’asportazione dei prepuzio, conservando integri la clitoride e le piccole labbra. Questa è la meno radicale ed è molto praticata in Africa, Indonesia e Malesia. Alcune autorità mediche credono che la finalità di questa operazione corrisponda alla circoncisione maschile del prepuzio del pene. In realtà, sia lo spirito che i risultati sono diversi dalla circoncisione maschile, dato che, praticando questo tipo di sunna, è molto difficile non danneggiare anche l’apparato genitale femminile.Anche l’escissione o clitoridectomia, in arabo classico chiamata khefad, che significa "riduzione", o tahara, cioè "purificazione" è molto popolare nei paesi islamici. La clitoridectomia è basata su un’interpretazione, non corretta e mai suffragata, delle parole di Maometto, che avrebbe detto a Om-Attiya, un’operatrice femminile di circoncisioni, "riduci ma non distruggere".Non esiste alcuna prova che Maometto abbia fatto questa dichiarazione in merito alla circoncisione femminile, che consiste nella rimozione parziale delle piccole labbra o della stessa clitoride.Poi, c’è l’infibulazione vera e propria o "circoncisione faraonica", chiamata così in Sudan, mentre in Egitto è detta "circoncisione sudanese". È una vecchia storia: ogni paese tende a dare la responsabilità al paese vicino delle cause e della provenienza di qualche malattia o pratica negativa. L’infibulazione "faraonica" è percepita a tal punto come destruente che nessun paese ne vuole la responsabilità.Il termine "infibulazione" però richiama qualcosa che non ha nulla a che vedere né con l’Egitto né con il Sudan: la fibula, una spilla che veniva usata dai Romani per evitare che le mogli avessero rapporti sessuali con sconosciuti mentre erano in guerra. Ma soprattutto, i Romani infibulavano le schiave e gli schiavi per evitare che potessero avere rapporti sessuali perché, com’è noto, la gravidanza è un elemento che riduce l’attività lavorativa delle donne: meno le schiave erano gravide, più potevano lavorare. Dunque, il termine "infibulazione" è un termine squisitamente latino ed europeo.»
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