![]() |
|||||
|
Gli italiani arruolati nell’esercito austriaco del 1848: le diserzioni |
|
E’ un mito che nelle forze armate imperiali vigesse il sistema di dislocare le truppe delle varie nazionalità fuori dalla loro patria, per un calcolo machiavellico. Al contrario: quando il conte Ilartig, già governatore della Lombardia, mise in dubbio alla vigilia dei moti rivoluzionari la fedeltà delle truppe italiane stanziate in Italia, scoprì che «non solo non si dubitava del loro lealismo, ma ogni allusione a dubbi del genere... era considerata una violazione dell’onore militare». Il sistema realmente vigente appariva basarsi invece sul presupposto che essendo l’impero una entità sovranazionale, ed essendo i soldati reclutati in ogni parte di esso, vi fossero sempre, in un dato momento e in un dato luogo, truppe di varie nazionalità, da impiegarsi come richiedevano le circostanze. «Quindi, sebbene la dislocazione dei reggimenti nei vari possedimenti asburgici cambiasse per lo più ogni pochi anni, è difficile concludere che lo Ilofkriegsrat avesse elaborato un qualche sistema diabolicamente astuto. Chi la pensa altrimenti dovrebbe spiegare perché tante truppe si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato, e perché spesso vi si trovassero da tanto tempo». In Italia, all’inizio del 1848, sui sessantuno battaglioni di fanteria di Radetzky nove erano ungheresi, sei cèchi, dieci slavi meridionali, dodici austriaci e ventiquattro italiani. Cioè, il 39 per cento delle fanterie di Radetzkv (ossia il 33 per cento dell’intero esercito) era composto di italiani. E questo, nonostante le preoccupazioni espresse dallo stesso maresciallo in un rapporto a Vienna del dicembre 1848, in cui egli diceva: “Io non diffido minimamente di queste truppe; faranno il loro dovere; ma non dobbiamo aspettarci da loro più di quanto conviene, specie se vengono fatte combattere contro i loro compatrioti. Non c’è dubbio che tali truppe saranno soggette a influenze di ogni sorta, e incitate alla diserzione; se le sorti della guerra si volgono contro di noi, non rispondo della loro fedeltà. E non ci sarebbe da stupirsi: sono cose vecchie come la storia”. Con la caduta di Milano e di Venezia il feldmaresciallo poté constatare la fondatezza della sua profezia: all’inizio di aprile quasi 11.000 dei suoi soldati italiani avevano già disertato, e i restanti 10.000 rappresentavano un problema. Radetzky chiese a Vienna: Dove impiegarli? In prima linea? Potrebbero passare al nemico, rivolgere le armi contro di noi, e creare un vuoto molto pericoloso nel fronte di battaglia. Come riserve, minaccerebbero le mie retrovie; tenerli nelle fortezze sarebbe anche piè rischioso, perché potrebbero consegnarle al nemico. L’unica cosa è frazionarli in modo da rendere possibili solo defezioni parziali e graduali; nelle circostanze peggiori potrei disarmarli e sciogliere i reparti”. Di fatto, vi furono altre diserzioni; ma parecchi reggimenti, specie quelli che erano da tempo stanziati in Italia, rimasero fedeli. L’esercito austriaco delle nazionalità divise combatte fino all’ultimo nel 1918La sorte della Monarchia, perciò, fu determinata dal fallimento delle offensive tedesche e austro-unganiche della primavera e dell’estate 1918. In settembre la Bulgaria fu messa fuori combattimento, e in ottobre Germania, Turchia e Austria-Ungheria chiesero la pace sulla base dei Quattordici Punti. Ormai tutti dichiaravano la propria indipendenza — cèchi, iugoslavi, ungheresi e polacchi — e l’11 novembre l’imperatore abdicò. Tuttavia le sue truppe avevano combattuto fino all’ultimo; e quando il 3 e 4 novembre gli italiani ricevettero la resa di 350.000-400.000 uomini, scoprirono che soltanto un terzo circa erano austriaci di stirpe germanica. Il resto era composto da 83.000 cèchi e slovacchi, 61.000 slavi meridionali, 40.000 polacchi, 32.000 ruteni, 23.000 romeni e perfino 7.000 italiani. Nelle parole di Istviin Deék: «questo fu il paradosso finale: le ultime forze combattenti della monarchia asburgica erano in larga misura costituite da slavi, romeni e italiani, tutti teoricamente alleati degli eserciti dell’Intesa». Gli ungheresi avevano eluso quasi interamente la cattura.
|
Indice
di cartine storiche suddivise per zona geografica e per anno
Indice
dei messaggi inviati alla mailing list nuova-storia
Indice delle pagine sulla storia
Pagina
con l’indice di altro materiale sulla storia
-----------------------------
Per iscriversi alla mailing: nuova-storia-subscribe@yahoogroups.com
Per cancellarsi automaticamente dall’indirizzario:nuova-storia-unsubscribe@yahoogroups.com
.
Qui potete trovare una serie di materiali scansionati
da libri di storia: INDICE DEL MATERIALE.
Clicca qui per iscriverti a micro-storia :