MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI
Italiani morti in Russia” e “Dibattito sulla scuola”

Oggi una brevissima notizia, due risposte al brano “Fuga dalla scuola nel ricco Nord”, la richiesta di un lettore e i saluti.

Questo è l’ultimo messaggio fino a Settembre. L’estate le caselle di posta tendono a riempirsi troppo, quindi per un paio di mesi basta invii.

Ecco la brevissima notizia.

C’è stata una guerra che ha visto gente di Torino o di Genova, combattere contro persone di Mosca o di Odessa. Non parlo del 1943, delle operazioni belliche finite nel ghiaccio quando gli italiani si ritirarono dal Don per le controffensive sovietiche. Sto parlando del conflitto italo-russo del 1855, quando il Piemonte offrì dei soldati all’Inghilterra per la guerra di Crimea.

Una strana offerta, dettata da “ragioni superiori di ordine politico-diplomatico”, che, benchè non popolari, non capite, non condivise (tutti i “democratici” piemontesi erano contrari), fanno la Storia.

La “guerra di Crimea” occupa poche righe nei libri scolastici.

Quanti morti italiani vi furono?

1314.

Ma ecco la notizia curiosa: ne furono uccisi dai Russi solo 14 (i feriti nei combattimenti furono 170). E gli altri 1300?

Vennero ammazzati da esseri viventi molto più piccoli dei Russi: microbi e batteri. Il 99,07 % delle vittime fu dovuto alla peste e alle varie malattie che colpirono i soldati italiani spediti in quell’angolo del Mar Nero.

(da: Alfonso Scirocco, “L’Italia del risorgimento”, Il Mulino, pag. 386)

Per il brano “Fuga dalla scuola nel ricco Nord”, ci scrive Marìcla:

«Bisogna tener conto anche dell’abbandono scolastico che avviene prima delle superiori, e che al Sud è altissimo. Forse, riguardando una diversa fascia d’età, non entra nelle cifre percentualizzate da Manfellotto. Tempo fa una persona impegnata nel recupero dei ragazzini di strada (11-14 anni) di Napoli, mi parlava del 50-60 per cento di abbandoni delle medie. Qui non tutti vanno a lavorare, e molti sono assoldati dalla camorra.»

Ci scrive Alberto Vecchiato:          

«Come si capisce dal brano, ed è anche evidente agli occhi di tutti, è più conveniente trovare subito lavoro piuttosto che investire tempo e fatica nell’istruzione e puntare successivamente ad un mestiere meglio pagato. Perché questo?

A mio parere per due semplici motivi. Il primo è che c’è molta offerta di posti per lavori che non richiedono un elevato livello di istruzione e molto poca per gli altri. Il secondo è che è sbagliata una delle premesse precedenti, cioè non è vero che maggiore è il livello di istruzione maggiore è lo stipendio, anzi è spesso vero il contrario. Io lavoro (come precario) nel campo della ricerca e per quel che posso vedere in Italia questi lavori sono difficili da trovare e piuttosto mal pagati, sia nel pubblico che nel privato. Sono pronto a scommettere che un idraulico, un elettricista o un impiantista guadagnano molto di più di un ricercatore o un tecnico di un’industria aerospaziale (il cui contratto è assimilato a quello dei metalmeccanici), che guadagnano più o meno come un autista di autobus o un impiegato di livello medio-basso (sto parlando della situazione reale, non di quella che potrebbe apparire dai contratti).

E’ chiaro che questi due fattori concorrono in maniera indipendente a non puntare sulla scuola per migliorare il proprio tenore di vita.

Attenzione però, io non sto parlando di bassa specializzazione, ma di basso livello di istruzione: un elettricista si può senz’altro considerare un lavoro che richiede una certa specializzazione ed esperienza, ma questa viene più dalla pratica che dalla scolarizzazione.

Viene naturale un’altra domanda: perché c’è molta richiesta di posti a bassa scolarizzazione e poca per gli altri? Per quel che riguarda il campo sul quale posso dire di avere esperienza, la ragione è che in Italia l’economia punta strutturalmente su lavori che richiedono bassa scolarizzazione. Per dirla in poche parole: negli Stati Uniti, in Corea, in Giappone e così via si produce computers, aerei e in generale oggetti ad alta tecnologia, in Italia produciamo scarpe, pasta, scartoffie e chiacchiere. Visto che non ci interessa il mercato dell’alta tecnologia se non per l’importazione, ovviamente ci sono pochi posti in questo ramo e quei pochi che ci sono, non potendo competere per ragioni strutturali con la produzione estera, valgono poco e perciò vengono pure pagati poco.

Ecco quindi che nei luoghi dove l’occupazione è elevata, si tratterà sempre di posti di lavoro a bassa scolarizzazione, che invoglieranno i ragazzi a scegliere (a mio parere giustamente, almeno a breve termine) la via più breve e redditizia.»

Per finire la richiesta di aiuto di un lettore - Mauro Aurigi aurigilevaquesto@libero.it - che son lieto di girare:

«Sto cercando informazioni per quanto segue. 

Quando porto qualche selezionato amico in visita all’affresco di Ambrogio Lorenzetti nella sala dei Nove (o sala della Pace, o sala del Buono e del cattivo governo) nel Palazzo Pubblico di Siena, a sostegno della mia tesi che i liberi comuni medievali italiani fossero pre o “proto-protestanti”, faccio notare che nell’affresco non c’è alcun segnale religioso, né una croce, né una chiesa, un prete o un frate o un vescovo o un santo, né l’altrimenti onnipresente Madonna. E’ vero che, relegata in picciol spazio nell’estremo angolo superiore destro degli "Effetti del buon governo", assolutamente defilata dal resto, fa capolino la sagoma a strisce bianche  e nere (i colori della città) del Duomo. Ma, aggiungo subito, quella cattedrale, come tutte le cattedrali delle città comunali, era una costruzione "laica" ossia civile, voluta, costruita e pagata dal Comune a gloria di se stesso, piuttosto che della divinità. Tant’è che al Comune apparteneva, non alla Chiesa, né a quella di Roma, né a quella cittadina (l’arcivescovo era una sorta di inquilino). Così è stato per secoli. Oggi le cose non stanno più così: l’Opera del Duomo non è più nella giurisdizione del Comune, ossia dei Cittadini, ma in quella dell’Arcivescovo. Per quanto abbia cercato e per quanto abbia indagato presso gli storici locali non sono mai riuscito a sapere quando quel passaggio di "possesso" se non di "proprietà" si sia verificato. Mi sembra assai improbabile che ciò sia avvenuto con la Controriforma. Alcuni anni fa, da una ricerca - che non trovo più tra le mie carte - riguardante l’annosa vicenda delle nuove porte del Duomo di Orvieto (protrattasi per molti anni a cavallo della seconda guerra mondiale), appresi che quella cattedrale era passata dal Comune al Vescovado nel 1930. Ciò mi fa pensare che allora una legge abbia sancito tale passaggio per tutte le cattedrali rimaste fino ad allora nella proprietà "laica" delle Città con passato comunale (e probabilmente anche di altre). Probabilmente si tratta di un effetto del Concordato del 1929 tra lo Stato fascista e il Vaticano (Patti lateranensi). Se davvero le cose stessero così, accarezzo l’idea di costituire un comitato per aprire un contenzioso per l’abolizione della legge fascista che consentì quello scippo e per restituire alla mia Città la proprietà del suo Duomo, costruito a spese dei cittadini e il cui esproprio non è stato (ne sono sicuro) mai rimborsato. Servirà a poco, forse solo a fare del chiasso, ma anche il chiasso è meglio che niente, in un momento in cui il patrimonio pubblico italiano, artistico e non, rischia la dispersione tra la quasi totale indifferenza dei legittimi proprietari, i Cittadini. 

C’è qualcuno che può indirizzarmi verso qualche pubblicazione o documento accessibile che possa rendermi chiaro come le cose siano andate effettivamente?

Rimango in speranzosa attesa.

Mauro Aurigi aurigiLEVAQUESTO@libero.it »

Indice di cartine storiche suddivise per zona geografica e per anno
Indice dei messaggi inviati alla mailing list nuova-storia
Indice delle pagine sulla storia

Pagina con l’indice di altro materiale sulla storia

-----------------------------

Per iscriversi alla mailing:  nuova-storia-subscribe@yahoogroups.com
Per cancellarsi automaticamente dall’indirizzario:nuova-storia-unsubscribe@yahoogroups.com .
Qui potete trovare una serie di materiali scansionati da libri di storia: INDICE DEL MATERIALE.

Casella di iscrizione a micro-storia

Iscriviti a micro-storia
gestito da it.groups.yahoo.com

 

Google
 
Web www.ilpalo.com