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Kamikaze italiano |
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La cronaca ci ha abituato ai kamikaze come strumento militare. Ci sono stati i giapponesi nel 1945, i sauditi e gli egiziani sugli aerei pilotati contro le Torri Gemelle, e i kamikaze palestinesi combattenti nellIntifada palestinese. Ho rintracciato un episodio di un kamikaze italiano. Siamo nel gennaio 1943 durante la ritirata delle truppe italiane dallU.R.S.S.. ne è protagonista il tenente colonnello Binda. Racconta Tino Petrelli della 20° squadra fotografica del corpo darmata alpino (riportato nel libro di Egisto Corradi: La ritirata di Russia, Longanesi, Milano). Questo ufficiale si trovava con noi. Un carro russo ci bloccò nella tormenta, uno solo. Noi eravamo una quindicina. Due russi uscirono dal carro con il parabellum e ci fecero segno di avvicinarci. Stavano per prenderci prigionieri. Questo Binda fece allora una cosa straordinaria. Disse di stare attenti che lui si sarebbe sparato e di approfittare della confusione per saltare addosso ai russi. Cosi fece, si sparò. Gli alpini si scagliarono avanti e i russi alzarono le braccia: era il 23 gennaio 1943. Lepisodio, oltre che essere assimilabile allazione di un kamikaze, è un raro caso di utilizzo del suicidio come arma psicologica. |
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