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La
madre di Keplero era una strega
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Katharina Keplero, la mamma del noto astronomo del 1600, era figlia di un importante funzionario civico, il borgomastro della vicina Eltingen, Melchior Guldenmann, che era anche proprietario di una locanda. Keplero descrisse la madre come una donna piccola, magra, di carnagione scura, petulante, litigiosa e sgradevole. I suoi conoscenti la consideravano una bisbetica dalla lingua velenosa. Katharina non aveva un’istruzione e i suoi interessi erano concentrati sulle erbe e sulla preparazione di pozioni curative. Quello che in suo figlio Keplero si sviluppò in una ricca curiosità intellettuale, era in lei spesso solo una curiosità indiscreta per i fatti altrui. Quando il marito era a casa, lei rispondeva con malumore e durezza ai modi aspri e rudi con cui lui la trattava. «Non riusciva a sopportare la disumanità di suo marito”, scrisse Keplero con un sentimento di compassione. Nel dicembre 1615 arrivò notizia dal Wuttemberg, dalla sorella di Keplero, Margarethe, che la loro vecchia madre era stata accusata di stregoneria. La cattiva reputazione di Katharina Kepler come donna sgradevole e intrigante e la sua conoscenza delle erbe e della medicina popolare avevano fatto di lei un bersaglio naturale per il tipo di malanimo e di pettegolezzi che nella Germania meridionale del Cinque-Seicento poteva facilmente degenerare in un processo per stregoneria. Frau Kepler era probabilmente una donna intelligente, ma non era saggia e non aveva abilità sociali. Le persone che frequentava, o che erano disposte a frequentarla, erano la feccia della società. Fra gli antecedenti del processo c’era una lite di interesse di minor conto in cui Katharina si era schierata dalla parte del figlio Christoph contro una sua amica, Ursula Reinbold. Frau Reinbold, che in seguito Keplero chiamò «la pazza”, era stata incarcerata per un po’ di tempo per prostituzione. Uno degli svantaggi di questa professione era che spesso Ursula aveva dovuto abortire, a volte col dubbio aiuto del fratello, il barbiere-cerusico di corte Urban Kràutlin, e, almeno una volta in passato, con l’aiuto di un miscuglio di erbe che le aveva fornito Katharina Keplero. I guai per Katharina cominciarono quando Ursula Reinbold, che stava male dopo un aborto praticato con altri mezzi, sostenne che la presente infermità era la conseguenza dell’«intruglio da streghe» che Katharina le aveva dato tre anni e mezzo prima. Ursula chiese a Katharina di darle un «antidoto contro la stregoneria”. Benché il fratello di Ursula la minacciasse con la spada alla gola, Katharina si rifiutò. Fornire quella pozione sarebbe equivalso ad ammettere di praticare la stregoneria. Dopo quel preoccupante episodio, nell’agosto del 1615 Katharina Kepler, per consiglio del figlio Christoph e del marito di Margarethe, che era un pastore di paese, prese l’iniziativa più saggia possibile, anche se non portò a buoni risultati: citò per calunnia Ursula Reinbold. Duramente colpito dalla notizia, Keplero scrisse subito alle autorità della città di Leonberg, scegliendo abilmente le parole per ricordare loro che stavano trattando con un uomo potente e influente, e chiedendo che gli mandassero copia di tutti i procedimenti legali riguardanti sua madre. Egli riuscì a differire la causa per calunnia fino all’ottobre. Sei giorni prima che si aprisse finalmente il dibattimento, Katharina stava camminando per uno stretto sentiero quando incontrò un gruppo di ragazze che stavano portando dei mattoni a un forno. Le ragazze, sapendo che la vecchia aveva fama di essere una strega, si spostarono il più possibile di lato per evitare qualsiasi contatto fisico. La versione data da Katharina di quel che seguì, fu che essa rivolse loro uno sguardo sprezzante e passò alla larga; poiché però il sentiero era molto stretto, sfiorò loro le vesti e continuò a camminare. La versione delle ragazze fu invece che una di loro era stata colpita a un braccio, e che il dolore procuratole da quel contatto era aumentato al punto da non permetterle più di muovere la mano e le dita. I nemici di Katharina, fra cui la famiglia della ragazza, riuscirono a portare Frau Kepler davanti al giudice Einhom. Egli chiamò un consulente, che si rivelò essere quello stesso fratello di Frau Reinbold, Urban Kràutlin, che in precedenza le aveva puntato la spada alla gola. Il verdetto di Einhorn fu che il gesto della Keplero era una «presa della strega»; il braccio destro della vittima era rimasto addirittura immobilizzato. A questo punto Katharina Kepler fece una mossa disastrosa. Tentò di corrompere Einhom con un bicchiere d’argento perché mandasse avanti la sua citazione per calunnia e dimenticasse l’incidente del braccio. Questo tentativo della Kepler fu una manna caduta dal cielo per Einhorn, ancora timoroso che nel processo potesse venire in luce la parte da lui avuta nella vicenda. Egli sospese il processo per calunnia e inviò al consiglio superiore a Stoccarda denunce di «intruglio di streghe» e «presa della strega”, nonché di tentata corruzione. Pur essendoci il rischio che una fuga potesse essere considerata una prova di cattiva coscienza, la madre venne trasferita a casa di Keplero a Linz. Katharina visse a Linz con Keplero e sua moglie per quasi un anno, fino al seguente settembre 1617. La sua non era una presenza piacevole. La descrizione che ne aveva dato Keplero molto tempo prima non era stata lusinghiera, ma ora che era così vecchia — aveva settant’anni — egli fu disponibile ad attribuire alla sua età i «suoi discorsi sconclusionati, la sua invadenza, la sua furia e i suoi continui lamenti”. Nell’autunno 1619 era stata avviata una controcausa civile per danni contro Katharina Kepler, accusata di avere avvelenato Frau Reinbold con l’« intruglio delle streghe”. Entro tale data i nemici di Katharina avevano raccolto contro di lei un’accusa in quarantanove punti, compresa una quantità di voci e chiacchiere locali che sottolineavano il suo comportamento innaturale, misterioso. Fra le accuse c’erano quella di avere cavalcato un vitello fino a farlo morire, di avere mormorato formule fatali su neonati, di avere causato dolore senza toccare le persone, di avere provocato la morte innaturale di animali e di avere tentato di convincere una ragazza a diventare una strega. Fra le tante, un’accusa era vera. Katharina, avendo udito in un sermone dell’uso arcaico di fare coppe col cranio di parenti morti, aveva chiesto al becchino il cranio di suo padre per poterlo far montare in argento per il figlio Johannes Keplero, il matematico imperiale. Con Einhorn ancora nella funzione di giudice, nel novembre 1619 cominciarono le deposizioni dei testi. Il 7 agosto, la settantatreenne Katharina Kepler fu svegliata nel cuore della notte, portata via dalla casa della figlia e messa in prigione in catene. Il figlio Christoph riuscì a questo punto a far trasferire il processo, con tutto lo spettacolo e lo scandalo che comportava, a Gùglingen, ma lui e il marito di Margarethe erano ormai inclini ad abbandonare Katharina alla sua sorte e cercare di salvare quanto potevano della loro declinante reputazione. La fedele Margarethe era invece di diverso avviso. Ancora una volta scrisse al fratello Johannes a Linz. Keplero chiese al duca di Wùrttemberg un rinvio del processo fino a quando non avesse potuto arrivare, in quanto aveva deciso di difendere Katharina personalmente. Keplero trovò sua madre in carcere in catene vigilata da due guardie; essa chiedeva di pagare personalmente i suoi sorveglianti, come pure il cibo e il mantenimento. I Reinbold, di contro, non volevano che una quantità così grande del suo denaro venisse spesa in questo modo, nel timore che ne rimanesse ben poco per loro alla fine del processo. A Keplero era stato detto che, se la difesa fosse stata messa per iscritto, l’esito sarebbe stato più favorevole, ed egli insistette perché venissero messe per iscritto tutte le argomentazioni dell’avvocato difensore. Christoph si dolse per l’aumento dei costi di quella che pensava fosse già una causa persa. Il procedimento si protrasse a lungo, con un numero crescente di avvocati, di testimoni e di argomentazioni scritte. Keplero si recò a Stoccarda per consultare personalmente il suo avvocato, ed essi compilarono una lettera legale di 126 pagine, scritta in gran parte di pugno di Keplero, che confutava le accuse a una a una. Il processo ebbe termine in agosto, e tutta la documentazione fu mandata, come d’uso, alla facoltà di diritto dell’Università di Tubinga. Toccava ai membri della facoltà decidere l’esito del processo. Del corpo docente faceva parte l’amico di Keplero Christoph Besold. Ma neppure la forza della presenza di Keplero in tutto il processo, la sua abilità nell’escogitare la difesa e il suo potente amico riuscirono a determinare un’assoluzione. La corte si dichiarò incerta e ordinò che Frau Kepler venisse esaminata nuovamente sotto la forma minima di tortura: quella del terrore verbale con ostensione degli strumenti di tortura. Il 28 settembre 1621 Katharina fu trascinata nella sala delle torture, accompagnata da tre rappresentanti della corte, uno scrivano e un balivo (che questa volta non era Einhorn). Il torturatore stesso le mostrò gli strumenti, le descrisse come venivano usati, e con la massima risolutezza e melodrammaticità possibili le ordinò di dire la verità. Contrariamente a tutte le attese, Katharina Kepler fece appello a tutte le risorse che la sua età le lasciava, usò quella stessa eloquenza che aveva trasmesso al figlio, e si salvò. Come si legge nella relazione: Essa disse che avrebbero potuto fare di lei quel che volevano. Anche se le avessero cavato dal corpo una vena dopo l’altra, sapeva di non avere niente da dire. Cadde in ginocchio, recitò il Pater noster e dichiarò che Dio avrebbe dovuto dare un segno se lei era una strega o un demone o se avesse mai avuto a che fare con la stregoneria. Se fosse stata uccisa, Dio avrebbe visto la verità, e dopo la sua morte avrebbe rivelato che le era stata fatta violenza e ingiustizia, poiché lei sapeva che Egli non avrebbe allontanato da lei il suo Santo Spirito ma sarebbe rimasto accanto a lei. Le accuse furono respinte e Katharina fu rimessa in libertà. I Reinbold furono multati di dieci fiorini per avere avviato il procedimento, e Christoph Kepler dovette pagare trenta fiorini per il trasferimento del processo a Gùglingen. Nonostante l’efficacia della sua autodifesa, la madre di Keplero era una donna distrutta e morì nell’aprile dell’anno seguente. (tratto da: Kitty Ferguson “L’uomo dal naso d’oro”, Longanesi, pag. 312). Oggi il termine “strega” è un insulto, e insieme tutte le vittime dei roghi per stregoneria ci fanno giustamente pena. Ciò nonostante noi dobbiamo calarci nell’uso che un tedesco di inizio 1600 faceva del termine. Ebbene: la madre di Keplero ERA EFFETTIVAMENTE UNA STREGA. Come chiamare una donna che:
Il destino ha voluto che diventasse la madre di un grande scienziato, ma per gli abitanti del suo villaggio era una donna pericolosa, che emanava un alone negativo. Doverla avere come “vicina di condominio” non doveva essere piacevole, se una ragazza, per il solo averla sfiorata, si sentiva il braccio paralizzato. |
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