|
Vardan Kushnir usava un’arma formidabile per fare pubblicità alla sua scuola d’inglese: lo spam. Cronaca di una vita senza freni. Troncata nel 2005 da un omicidio ancora irrisolto
Da BRETT FORREST, SOUTH CHINA MORNING POST, HONG KONG
Riportato da INTERNAZIONALEn.685, 23 MARZO 2007 pag. 38
L’estate arriva tardi a Mosca. Solo a metà dell’anno l’inverno allenta la sua morsa e la gente esce dalle case umide. L’oscurità opprimente lascia il posto al sole, che splende fino a tardi. In una di queste serate estive, nel luglio del 2005, Vardan Kushnir stava rientrando nel suo appartamento in un palazzo nel centro di Mosca. Aveva bevuto qualche bicchiere di troppo in uno di quei night dove le ragazze ballanó seminude sul bancone. Ma c’era tempo per un altro drink a casa sua in compagnia di alcune giovani donne. Nella vita del personaggio più disprezzato del web russo questa era una sera come tante altre.
Anche se non amava la sua città d’adozione, Kushnir era diventato ricco a Mosca. L’American language center (Alc), la sua scuola d’inglese, incassava bene grazie a un’implacabile campagna di spam. Venticinque milioni di email al giorno gli procuravano nuovi clienti per finanziare le sue "eroiche" serate abase di alcol e sesso. Il suo stile di vita era eccessivo perfino per una città come Mosca, famosa per i piaceri sfrenati.
Kushnir sognava di diventare un grande produttore di software, ma poi aveva scelto una strada meno gloriosa. Nella capitale nessuno sopportava il suo spam incessante e le sue spacconate notturne. Si scontrava con i funzionari del governo ed esasperava tutti, soprattutto i suoi dipendenti. La sua fede in Scientology, però, gli dava un’insolita calma. La sua vita era un casino, ma lui non si arrabbiava mai. Anzi, tutto quell’odio che suscitava lo divertiva. Era sempre riuscito a tenere a bada i suoi nemici. Almeno fino a quella calda notte d’estate.
Kushnir divideva l’appartamento sulla Sadovaja-Karetnaja con sua madre Olga. Come faceva sempre quando suo figlio portava a casa qualche ragazza, quella sera Olga era andata a dormire in un monolocale lì vicino. La mattina dopo, quando era tornata nell’appartamento, aveva trovato il corpo del figlio sul pavimento del bagno, immerso in una pozza di sangue.
A più di un anno dall’omicidio le autorità non hanno ancora rivelato come sono andate le cose. Secondo le ricostruzioni dei giornali, l’imprenditore è tornato a casa all’alba con tre ragazze. Una l’aveva incontrata all’Anatra affamata, uno dei club più malfamati della vita notturna moscovita. Le ragazze hanno messo un tranquillante nel suo bicchiere e poco dopo Kushnir è crollato. Ma la dose non era sufficiente a tenerlo fuori combattimento a lungo. Così, appena si è svegliato, lo hanno colpito alla testa. Poi sono arrivati alcuni amici delle ragazze. Secondo un quotidiano sono entrati da una finestra arrampicandosi attraverso le tubature esterne. Qualcuno ha cominciato a picchiare Kushnir senza pietà e gli ha spaccato la testa. Un giornale scandalistico ha raccontato l’episodio con un cinismo trionfante. L’articolo s’intitolava: "Ha avuto quello che si meritava".
Vardan Kushnir era cresciuto in Armenia. Suo padre era andato via di casa e la madre lo aveva tirato su da sola. A scuola era bravo in matematica e fisica e aveva vinto una borsa di studio all’Istituto per l’industria leggera di Mosca. Parlava molto bene l’inglese - dopo la laurea aveva trascorso un anno a Los Angeles - e nel 1994 aveva aperto l’American language center, assumendo come insegnanti gli americani che vivevano a Mosca. A metà degli anni novanta la Russia era sconvolta dagli scontri tra bande criminali, mentre i beni dello stato venivano saccheggiati impunemente. Per diventare ricchi non bastava lavorare sodo o farsi venire qualche buona idea, bisognava usare la forza. In quel periodo Kushnir aveva aperto un’azienda con cui sperava di fare soldi a palate. Con un socio che viveva in Florida aveva fondato la Sophim e creato un software per le aziende, Edifact Prime, basato su standard precedenti all’era di internet. Ma i soldi investiti si erano consumati in costose fiere commerciali. Così nel 2001 aveva lasciato l’azienda ed era tornato a occuparsi della scuola d’inglese, che gli permetteva di mantenere se stesso e la madre.
Questavolta, però, aveva a disposizione una nuova arma: lo spam, che aveva già usato per vendere le azioni della Sophim. Faceva spamming con la frenesia tipica di un imprenditore postsovietico. "Cambiava idea ogni due ore", racconta il direttore di uno degli uffici dell’Alc. Aveva troppe idee. Voleva fare tutto subito"
Dopo essere passato da un server all’altro in Russia e in Germania, Kushnir aveva scoperto il mercato cinese, dove bastavano mille dollari al mese per spedire sette milioni di email al giorno. Era ossessionato dalla ricerca di nuovi server, di liste di indirizzi
email da acquisire e dai metodi per aggirare i filtri antispam. Nel 2003 le entrate della scuola erano raddoppiate: l’Alc aveva più di cento studenti e incassava tredicimila dollari al mese. Tolte le poche spese d’affitto e di gestione, Kushnir intascava quasi tutto. Per gli standard statunitensi non era una fortuna, ma a Mosca - dove lo stipendio medio è di 2.600 dollari all’anno - gli garantiva una vita da privilegiato.
Metodi rozzi ma efficaci
Igor Vishnevskji si toglie un auricolare dall’orecchio prima di accomodarsi su un divano di pelle a Le Gàteau, la brutta copia di un caffè francese, e lancia un’occhiata sulla Tverskaja, la strada principale di Mosca, piena di luci e cartelloni pubblicitari. Vishnevskji è un esperto di spam che Kushnir aveva fatto venire dalla Bielorussia per lavorare all’Ale. Non ha rimorsi per il modo in cui trovavano nuovi clienti. "Se uno odia lo spam ; spiega Vishnevskji, "allora odia la pubblicità, che è dovunque".
Il metodo dell’Alc era rozzo ma efficace: Vishnevskji raccoglieva in giro per la rete nuovi indirizzi email e li aggiungeva alla sua lista. Lavorava anche con aziende specializzate, a cui pagava poche centinaia di dollari in cambio di milioni di indirizzi. Per aggirare i filtri, Kushnir inseriva spazi a caso all’interno delle parole o trasformava il corpo dell’email in un’immagine gif o jpeg. Nel periodo migliore l’operazione garantiva ogni giorno una quindicina di potenziali clienti per l’Alc. Ma il sistema aveva dei difetti. Spesso mandava un messaggio alle stesse persone più di cinquanta volte al giorno. Così cominciarono ad arrivare le prime lamentele. Kushnir non dava retta a quelle seccature e si consolava con uno dei libri di Scientology sparsi per il suo ufficio. Sosteneva che le proteste non contavano niente rispetto ai guadagni. "Scrivevamo a tutti cinque volte alla settimana", racconta Vishnevskji. "Li lasciavamo in pace solo durante il weekend".
Nei mesi successivi nacquero dei gruppi di protesta. Kushnir era detestato da tutti, ma la sua determinazione si era rafforzata. "Il suo era il classico pensiero lineare sovietico", spiega Mike McAtavey, un ex insegnante dell’Alc. "Rimedio 250 clienti e un miliardo di telefonate di protesta. Se triplico i miei sforzi, avrò 750 clienti”. E, naturalmente, tre miliardi di telefonate di protesta.
Lo spam costava così poco che Kushnir cominciò a usarlo per attirare l’attenzione sull Alc anche in posti dove non poteva sperare di trovare clienti.
Mandava messaggi in paesi lontani come Israele, Spagna, Francia e Stati Uniti. Poi cominciò a bersagliare le persone sbagliate.
Nel 2003 le sue email arrivarono ad Andrej Korotkov, all’epoca viceministro delle comunicazioni, che riceveva dieci messaggi al giorno. Korotkov cercò di cancellarsi dalla newsletter dell Alc, ma le email raddoppiarono. "Pensai che fosse uno scherzo per dimostrarmi che non potevo fare niente contro di loro», racconta Korotkou, che nel 2004 sollevò il problema a un convegno sul web a Mosca. C’erano rappresentanti degli internet provider, pubblicitari, giornalisti e funzionari di governo. In Russia non ci sono leggi contro lo spam, quindi Korotkov si rivolse agli esperti per capire come fermare Kushnir.
L’unica soluzione proposta fu quella di imitare la tattica dell Alc. La mattina dopo la scuola ricevette mille chiamate preregistrate con la voce tonante di Korotkou che ripeteva: «Vi avverto che, se continuerete la vostra attività illegale, saranno presi i provvedimenti dovuti e non solo da me". Era un tentativo di fargli paura, e Kushnir lo sapeva. "Ridemmo del viceministro” racconta Vishnevskji.
Dopo quell’episodio Kushnir si vantò del fatto che un’operazione di spam non aveva mai suscitato tante reazioni.
Kushnir rispose a Korotkov mandandogli ancora più messaggi, ma con un contenuto diverso: "Hai un bisogno disperato di Viagra. E qui abbiamo tante ragazze ansiose di servirti. Ti offriamo un esame speciale per verificare la tua potenza sessuale. Dovrai comprare una tonnellata di Viagra". Korotkov, rassegnato, si limitava a cancellare i messaggi. "Cos’altro potevo fare?” spiega l’ex viceministro. "È come quando fai le boccacce a un orso dello zoo perché tanto sai che non potrà mai arrivare fino a te”.
Nottate di bagordi
A volte le serate di Kushnir cominciavano al Mio, un club dov’era facile far colpo su ragazze giovanissime e insicure, nascoste dietro occhiali di Fendi. In un ambiente del genere un imprenditore online di successo era un re. A 35 anni Kushnir stava già perdendo i suoi capelli biondi e faceva poco per nasconderlo. Inoltre aveva il volto segnato dalle nottate di bagordi. Ma un uomo di mondo come lui, a cui i rubli non mancavano mai, non faceva fatica a sedurre le ragazze del Mio. Si aggirava per la sala presentandosi come il direttore dell’Alc finché non ne trovava una che ci stava. "La maggior parte delle ragazze aveva sentito parlare del suo spam", racconta Vishnevskji. "Lo trovavano affascinante". Se la storia della scuola non bastava, Kushnir aggiungeva di avere una grande casa negli Stati Uniti.
Ma dopo un po’ aveva cominciato ad annoiarsi e a cercare qualcosa di diverso. Secondo alcuni dipendenti era finito in un giro di orge e prostituzione. Frequentava una rete di case d’appuntamenti intorno alla capitale. A volte andava su una barca dove si giocava d’azzardo, ormeggiata su un canale alla periferia di Mosca, si spogliava nudo e due donne lo leccavano dalla testa ai piedi. Spesso il lunedì mattina arrivava in ufficio con un sorrisetto compiaciuto e raccontava le sue avventure. Un pomeriggio esclamò: "Finalmente le ho trovate", e chiamò un impiegato per mostrargli un annuncio online in cui una madre e una figlia offrivano le loro prestazioni sessuali insieme.
I dipendenti non sopportavano il comportamento di Kushnir, ma ce l’avevano con lui soprattutto perché non li pagava. Molti erano stranieri a caccia di emozioni: si fermavano a Mosca per un po’ di tempo e appena capivano la situazione lasciavano la scuola. Quando un impiegato lo affrontava, Kushnir restava stranamente calmo. "Perché mi fai tutte queste pressioni?", chiedeva adottando il tono superiore di chi ha la coscienza a posto. "Perché ti
arrabbi tanto? Dovresti leggere Ron Hubbard”. E gli offriva uno dei libri del fondatore di Scientology che teneva nella libreria del suo studio. "La sua unica autorità era Hubbard” racconta Vishnevskji. "Vardan non aveva amici. Si riteneva superiore a tutti".
Mentre le persone che lo circondavano andavano su tutte le furie per la sua ipocrisia, Kushnir si comportava in modo sempre più bizzarro. Tra un’orgia e l’altra setacciava la città in cerca di stranezze alla moda che lo facessero emergere tra la folla dei ricchi playboy. "Un giorno lo vidi con un costoso foulard di seta color argento. Me lo ricordo bene: si permetteva un foulard di seta e non mi pagava", racconta McAtauey. "Quando è morto, pochi all’Alc hanno versato lacrime", aggiunge un altro ex dipendente. "Kushnir aveva dei nemici. Questo è fuori discussione".
La statua di Lenin più grande di Mosca si trova sulla piazza Oktiabrskaja. Lenin sembra camminare con le falde del cappotto che svolazzano all’indietro, come se venisse travolto dall’impetuoso vento del progresso. A pochi passi dalla statua, al terzo piano di un edificio scolastico di mattoni rossi, c’è la sede dell’Alc.
È piena di simboli americani: un poster del ponte di Brooklyn è appeso accanto a una bandiera a stelle e strisce e a una cartina degli Stati Uniti. La scuola continua a funzionare, anche se con molto meno successo: gli studenti sono diminuiti e non ci sono più campagne di spam. Ora l’ufficio è gestito dalla madre di Kushnir, una donna solitaria di
mezza età che mostra a tutti le foto del figlio e ripete il racconto della sua ultima sera. Si dice che la notte dell’omicidio sono stati portati via dall’appartamento alcuni oggetti, tra cui un computer portatile, come se si trattasse di un furto finito male. La signor Olga non ci crede. “Erano in tre o quattro. Se volevano derubarlo, potevano legarlo e chiuderlo a chiave nel bagno. Invece sono venuti per ucciderlo".
Le persone sbagliate
Kushnir si è lasciato alle spalle una scia di profondo disprezzo. In un mondo normale sarebbe stato emarginato, ma a Mosca regna un ordine particolare ed è facile immaginare che la sua arroganza possa aver irritatole persone sbagliate. Si era messo nei guai superando la linea di demarcazione tra imprenditore aggressivo e insopportabile seccatore. Poco prima di morire, Kushnir aveva cominciato a preoccuparsi dei suoi eccessi. A un dipendente aveva confessato che doveva frenarsi, che aveva bisogno di maggior autocontrollo se voleva diventare "un uomo forte".
Nell’agosto del 20051e autorità moscovite hanno arrestato quattro persone per l’omicidio di Kushnir. Non sono trapelati nomi né è stata stabilita la data del processo. La polizia e la magistratura hanno vietato che fossero diffuse informazioni sul caso. E così la partita si sta giocando a porte chiuse. O non si sta giocando affatto: con il passare del tempo l’omicidio sta finendo nel dimenticatoio. In fondo a Mosca muoiono di morte violenta decine di persone alla settimana. Kushnir è stato sepolto a mezz’ora di macchina dalla città. Dopo una cerimonia discreta un autobus ha riportato i partecipanti all’Alc. Hanno mangiato e bevuto in silenzio, rendendosi conto che Vardan Kushnir era troppo anche per la Russia. |