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Costruire notizie false: i Protocolli dei Savi Anziani di Sion

Parlando di notizie false si pensa agli eventi dello Stadio Olimpico, ma la storia mostra altri esempi di notizie false molto più decisive, drammatiche e grondanti sangue.
La "Falsa donazione di Costantino" che regalava al Papa mezza Italia, venne smascherata nel 1400 da Lorenzo Valla, certo il più celebre scopri/falsari della Storia. Qui apro una parentesi. Sono stato, ormai 27 anni fa nel 1977, uno dei fondatori del Male http://www.ilpalo.com/fumetti/ilmale/autore.html , un giornale di satira che sui "falsi quotidiani che dicevano verità" fondò la sua fortuna. La redazione era - casi strani della vita - proprio in via Lorenzo Valla a Roma.
Veniamo ora a cose meno gradevoli. Riporto alcune notizie su uno dei falsi più tragici della storia, un documento a cui Hitler - in buona o in cattiva fede - credeva ciecamente.
Quello di cui stiamo per parlare era un falso ben costruito. L’equivalente oggi sarebbero le trascrizioni telefoniche di una riunione dello stato maggiore di Al Qaeda, scritte non seguendo la verità, trascrivendo i contenuti, ma inventando il tutto in maniera "credibile" per un "repubblicano filo Bush", per renderlo ancora più filo-governativo di quanto non sia già, e rinforzando tutti i suoi pregiudizi.
Ma basta preamboli e andiamo al brano in questione, ripreso da Fromkin D., "Una pace senza pace - La caduta dell’Impero Ottomano e la creazione del moderno Medio Oriente", Rizzoli p. 531

"Nel 1920 fu pubblicata a Londra la prima edizione di un sensazionale libro bianco che sosteneva di poter finalmente chiarire la vera natura del complotto internazionale di cui tanti sospettavano l’esistenza. Intitolato The Jewish PenI [ Il pericolo ebraico ], esso era una traduzione in lingua inglese dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion. Una traduzione in francese fu pubblicata a Parigi nello stesso periodo. I Protocolli sarebbero stati i verbali di una riunione, avvenuta alla fine del secolo precedente, dei vertici internazionali dell’ebraismo e della massoneria; nel corso di tale riunione sarebbe stato deciso il rovesciamento generalizzato del capitalismo e del cristianesimo, e la creazione di uno stato mondiale controllato da una élite ebraico-massonica.
I Protocolli avevano fatto la loro prima apparizione in Russia, nel 1908 su un quotidiano e nel 1905 sotto forma di libro; la loro scoperta era stata attribuita a tale Sergei Nilus, ufficiale delle forze armate zariste. L’attenzione loro prestata fu modesta fino alla rivoluzione del 1917, ma crebbe sensibilmente dopo di allora, sia perché molti leader bolscevichi erano ebrei, sia perché molti videro delle analogie fra l’ideologia comunista e quella espressa nei Protocolli. Cosi nel 1920 non furono in pochi, a Londra e a Parigi, a prendere sul serio la tesi espressa nel Pericolo ebraico, e l’autenticità del documento su cui era basata. Oltretutto, essa poteva spiegare - oltre a tante altre cose - le misteriose rivolte antiinglesi che avevano preso a divampare un po’ dovunque in Oriente.
Solo nell’estate del 1921 - un anno dopo la loro pubblicazione a Londra e a Parigi - Philip Graves, corrispondente da Costantinopoli del "Times", poté dimostrare che i Protocolli erano un falso, preparato dalla polizia segreta zarista. La scoperta fu resa possibile dal fatto che quest’ultima, invece di inventare il documento di sana pianta, era ricorsa al più comodo sistema del plagio. Tutto ciò Graves lo apprese da un rifugiato politico russo bianco di nome Michail Raslovlev (il cui nome fu rivelato soltanto nel 1978). Raslovlev - che si decise a vendere l’informazione a causa di un "disperato bisogno di denaro" - mostrò a Graves che intere sezioni dei Protocolli erano parafrasi di una satira su Napoleone III, scritta da un avvocato francese e pubblicata a Ginevra (1864) e Bruxelles (1865). Si trattava di un’opera ignota ai più, della quale restavano ormai pochissimi esemplari. Raslovlev mostrò a Graves una copia che aveva avuto da un ex ufficiale della polizia segreta zarista; un’altra copia fu reperita nel British Museum dai redattori del "Times". Secondo Raslòvlev si doveva proprio alla scarsissima notorietà dell’originale se, in tanti anni, il plagio non era mai stato scoperto. In seguito si scopri che gli autori dei Protocolli avevano plagiato anche altre opere, compreso un racconto fantastico pubblicato più o meno nello stesso periodo della satira su Napoleone IlI.

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