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Palestina:
«Mi ha ricordato mia nonna»
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Un brano sulla Palestina segnalato da Barbara Ruggero. Per Rafah un ministro israeliano accusa: «Atti disumani». Ai suoi colleghi di governo racconta di essere rimasto scioccato vedendo in Tv le immagini di una donna anziana di Rafah che frugava fra le macerie della sua casa distrutta alla ricerca di medicinali. «Mi ha ricordato mia nonna», spiega Yosef Lapid, ministro della Giustizia israeliano e leader del partito laico di centro Shinui. La nonna di Lapid, morta nel campo di concentramento di Auschwitz, venne cacciata da casa dai nazisti. Lo stesso ministro, allora ragazzino, è un sopravvissuto della Shoah. Una immagine che diversi colleghi di Lapid hanno inteso come un parallelo con quanto avvenuto durante l’Olacausto, una ferita sempre aperta in Israele. Sdegnati, il premier Sharon e i ministri (Likud) dell’Economia e degli Esteri Benyamin Netanyahu hanno subito attaccato Lapid, esigendo una ritrattazione. «Sono commenti inaccettabili, intollerabili che aggiungono altro combustibile alla campagna incendiaria contro Israele», sarebbe esploso Sharon, stando a fonti vicine al premier. All’uscita dalla riunione, Lapid ha cercato di smorzare la polemica, precisando di non aver voluto operare alcun parallelo fra i soldati israeliani e i militari nazisti. «Non mi riferivo ai tedeschi, non mi riferivo all’Olocausto», spiega il leader di Shinui (terza forza politica d’Israele): «ma quando vedete una donna anziana - aggiunge alla radio statale - pensate a vostra nonna». Il guardasigilli ha però ribadito le critiche di fondo. «Ho detto - insiste Lapid - che siamo una nazione civile, che siamo ebrei, e che abbiamo un obbligo morale al di sopra delle esigenze di sicurezza: se continuiamo così saremo espulsi dalle Nazioni Unite e i responsabili saranno processati all’Aja». Il vice premier non ha dubbi: «Le demolizioni di case a Rafah devono cessare. È disumano, non è ebraico, e ci crea danni gravi nel mondo», rimarca in una intervista televisiva. E tornando sulla immagine dell’anziana donna palestinese tra le rovine della sua casa, Lapid afferma: «Non c’è perdono per chi tratta una donna anziana in questo modo». Circa 35 case sono state distrutte negli ultimi giorni a Rafah (sud di Gaza), nell’offensiva dell’esercito israeliano contro i gruppi armati palestinesi, volta in particolare allo smantellamento dei tunnel clandestini che consentono il contrabbando di armi ed esplosivi sotto il confine egiziano. Diverse altre case, stando a fonti palestinesi locali, sono state danneggiate. Centinaia di persone sono rimaste senza tetto. Nell’offensiva sono stati uccisi 43 palestinesi tra cui, l’altro ieri, una bambina di tre anni e mezzo. L’Operazione Arcobaleno «andrà avanti ancora per giorni ma non per settimane», annuncia il ministro della Difesa Shaul Mofaz. Critiche severe all’esercito sono state espresse anche dalla corrispondente militare della radio statale Carmela Menashe, stando alla quale le distruzioni di case palestinesi e delle infrastrutture a Rafah sono di portata ben più ampia di quanto Tsahal cerchi di far credere. La giornalista è parsa fortemente colpita dalla vastità delle distruzioni e dei danni. Fonti militari, citate dalla stessa emittente, hanno poi risposto sostenendo che Rafah è zona di guerra nella quale le truppe si muovono sotto costante fuoco nemico e su un terreno pieno di mine. Ciò nonostante, affermano le fonti, l’esercito cerca di offrire assistenza umanitaria ed è in coordinamento con organizzazioni internazionali e con l’Autorità palestinese al fine di permettere l’arrivo di squadre di tecnici per riparare le linee elettriche, idriche e telefoniche. Gruppi di assistenza alla popolazione di organizzazioni umanitarie, entrati a Rafah approfittando del fatto che negli ultimi giorni è scemata la presenza militare israeliana in alcune aree, hanno riferito che sono state danneggiate in modo irreparabile anche scuole e moschee e che i cingoli dei blindati hanno divelto il selciato nelle strade. Altre fonti hanno riferito che il locale obitorio è pieno di salme che non possono essere seppellite perchè alle famiglie non è permesso di venire a raccoglierle. |
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