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Così vivevano 160.000 anni fa vicino a Nizza

NIZZA - Arrivano in gruppo, uomini, donne, bimbi piccoli e adolescenti. Sono almeno una trentina. Arrivano, in autunno inoltrato, agli inizi di novembre di 160mila anni fa a Mont Baron, un monte che è alle spalle di Nizza, a picco sul mare. Sono partiti dalla Liguria, il loro è stato un lungo viaggio, guidato dalla memoria degli antenati, che hanno raccontato ai figli e ai nipoti, nel linguaggio primordiale che pure usavano con disinvoltura, come a ovest c’erano monti pieni di animali da cacciare. Sono uomini e donne del pleistocene, precedono di 40mila anni l’uomo di Neanderthal, di 120mila l’uomo moderno, che lascerà pitture e graffiti, che seppellirà i suoi morti. La loro storia è tutta nella grotta di Lazaret, scoperta nel 1821, studiata negli ultimi quarant’anni strato per strato, dall’equipe di archeologi, paleontologi, storici del Laboratoire de préhistoire du Lazaret, grazie all’aiuto economico del Conseil Generai des Alpes Maritimes. Adesso, la storia della grotta e del suo quinto livello è riassunta in un grande volume, di recente presentato. E riporta a loro, agli uomini di 160mila anni fa, moderni, intelligenti, che curavano il cibo, cercando di unire frutta a verdure e proteine, che avevano una memoria prodigiosa. Una storia che Annie Echassoux I’archeologa che ha coordinato le ultime ricerche, fa rivivere partendo dai frammenti di cervo, di piccoli conigli, di pelli di animali, di pietre. Questo ritratto di gruppo da un passato preistorico si è salvato grazie a un’inondazione che ha riempito la grotta con terriccio rosso, l’ha sepolta e, un po’ come è accaduto per Pompei, ha mantenuto intatti i suoi ricordi, impedendo aggli animali di entrare dentro e farne strage. La grotta è così, tutta rossa, con una volta molto alta, con i segni della vita di quei predatori, ancora ben chiari.
Di fronte, c’è il mare di Nizza che, 160mila anni fa, era più basso di centoventi metri e rendeva il Mont Baron più simile a una montagna che alla collina di oggi. Una caccia spietata, terribile, racconta madame Echassoux, di questi liguri "furbi, abili, molto moderni". La loro famiglia scientifica è quella dell’ homo erectus.
Eccoli, coperti di pelli, che si mettono in cammino dalla Liguria, portando con sé una pietra particolare che si può affilare e che useranno come coltello per il cibo, come bisturi per scuoiare gli animali. La stessa pietra che si trova ancora vicino a
Grimaldi, a due passi da Ventimiglia, sul confine a monte verso la Francia, e con loro hanno la quarzite dell’Appennino che serve a creare utensili.
"Sono le prove sicure che venivano dalla Liguria e le abbiamo ritrovate solo qui, nella grotta di Saint Lazare", confermano. I cacciatori liguri hanno portato con sé le loro donne, alcune sono incinta, altre hanno bimbi piccoli, o adolescenti. Dentro la grotta, preparano forse una tenda, fatta come una lunga canoa rovesciata, con una parte che si può accostare alle pareti, certo allestiscono un grande letto, al centro, coperto di erbe del mare.
Qui si svolge la loro vita. Gli uomini all’alba prima che sorga il sole, escono per andare a caccia, le donne restano nella grotta, al sicuro dagli assalti di altri animali feroci. Qualcuna, però, quando è giorno fatto esce a procurarsi frutta e a cercare erbe e spugne di mare per usarle come appoggio per la testa durante il sonno e per alimentare il fuoco, per provocare più fumo che aiuta a essiccare le carni.
I figli le aiutano, solo i più grandi seguono i maschi adulti nella caccia, i piccoli restano dentro: uno, di circa nove anni, cade si fa male alla testa e muore, dopo che invano qualcuno ha cercato di richiudere, con le mani, le ferite che ha alla testa.
Si vedono lì, protetti da una bacheca le due parti di questa piccola testa, che racconta una storia anche di dolore. La caccia terribile è molto fruttuosa: 34 grandi mammiferi, 2 cervi, 3 stambecchi, un camoscio. Il bottino, cacciato nella selva che circonda la grotta, viene poi portato dentro, per essere lavorato. La caccia dura quindici giorni dall’1 al 15 novembre, secondo gli studiosi, perché questo è il periodo in cui i cervi maschi e femmine con i cuccioli stanno tutti assieme.
I liguri ne ricavano 4600 chili di carne, l’homo erectus, l’uomo preistorico ne consuma un chilo, un chilo e mezzo al giorno, loro si sfamano tutti e si procurano provviste. Dopo due settimane e molte pelli pronte per proteggersi dai rigori dell’inverno, i predatori se ne vanno. Arriverà subito dopo la grande alluvione che permette di ricostruire la loro storia.
Wanda Valli su "La Repubblica", 25 - 11- 2004, pag. 29

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