|
Oggi una risposta
a quello che ci aveva scritto Raffaele, e un piccolo brano su "che
succede dietro le quinte del potere".
Raffaele ci aveva scritto:
"
Trovo che sia del tutto gossip chiedersi perchè Hitler
diventò Hitler.
La storia non è mai fatta di individui ma di azioni sociali e collettive,
anche quando sono portate da individui rappresentativi (come ovviamente
fu Hitler)
"
Estremizzando la questione posta da Raffaele, si può parlare di:
storiografia come analisi di periodi storici indirizzati da "grandi
uomini" (la cui versione più bassa e volgare è il gossip
sulle amanti di Garibaldi, o sulle malattie sessuali di Hitler) e di
storiografia indirizzata dall’analisi dei movimenti economici, la storia
non fatta da individui ma da azioni sociali e collettive, anche quando
sono guidate da individui rappresentativi.
Io non nego che sia quest’ultima la più ’’vera’’. Anche per me
la storia deve tenere in attenta considerazione i mutamenti nella Storia
provocati da grandi movimenti dell’economia o da nuove risorse che la
scienza dei veri periodi storici mette a disposizione (tipo un’alimentazione
a base di patate in Irlanda, che però nel 1845 provoca la carestia).
Ma c’è un problema: la carenza di dati.
Prendiamo la storia dell’Alto medioevo: qui non ci sono statistiche, ci
è difficile anche stabilire quanto grano rendeva un ettaro di terra.
Oltretutto le statistiche sono incerte per natura. Se anche sapessimo
che finiva nella ciotola del minestrone del contadino medievale, sarebbe
una media tra contadini diversi e in annate diverse, e comunque magari
ce ne fossero di simili statistiche. In realtà ci sono cronache
dell’abbazia Tal dei Tali, che al massimo riporta: "
il re è
passato nelle nostre terre il giorno
" ed è già
qualcosa. Per certi periodi c’è anche meno.
Insomma il vero problema è che l’analisi dei grandi movimenti del
passato si autolimita per carenza di informazioni. Lo storico serio avanza
ipotesi sempre sfumate (è suo dovere). Ogni tanto arriva un Pirenne
a parlare della circolazione dell’argento sotto Carlo Magno e ci schiude
un orizzonte interpretativo, ma è poca cosa. L’amante della storia
- professionista come te o dilettante come me - amerebbe saperne di più.
Gli resta allora la "storia dei grandi uomini", tipo leggersi
una biografia su Carlo Alberto di Savoia. Magari lì è citata
una rispostaccia che il re ha dato al suo cameriere, che ci illumina un
briciolo sulla storia quotidiana.
Già sappiamo che il Risorgimento è il periodo dell’affermazione
della nascente borghesia italiana. Possiamo addentrarci nella storia delle
Fabbriche Ansaldo di Genova (quelle che fabbricarono i cannoni abbandonati
a Caporetto) ed è una lettura utile, ma è una goccia nel
nostro mare di ignoranza.
In questo senso le notizie su Hitler sono esemplari. Io che sono antinazista,
non faccio fatica ad ammettere che non mi è affatto chiaro chi
era Hitler, eppure ne ho lette su di lui. Non ho capito però come
mise insieme il suo armamentario ideologico, cosa lo spinse a buttarsi
in politica, come mai un portaordini (giudicato dai suoi superiori uomo
valoroso ma inadatto a comandare, tanto che rimase caporale) finì
per guidare al macello 60 milioni di tedeschi.
A lato di questo si scopre che un documento falso (come i "Protocolli
degli anziani di Sion" usato dai nazisti e probabilmente scritto
da un agente della polizia politica zarista) provoca eventi veri e drammatici.
La storia in questo senso si fa anche con le iniziative dei singoli uomini.
Avessi la biografia del questurino antisemita dello zar la leggerei, per
ora mi limito a leggere quelle di Hitler o di Stalin, ma, ed è
bene ribadirlo, son sorsate d’acqua che limitano ma non spengono l’arsura.
In questo senso il materiale che ho messo sulle pagine de www.ilpalo.com/storia
sono appunti per un discorso, che ancora non mi sento di fare su Hitler,
ma che offro alla riflessione. In realtà mi ha anche divertito
accumulare notizie di fonti antinaziste sul web, tanto da sperare che
chi cerca notizie su Hitler finisca su quelle pagine e non su quelle negazioniste
o di estrema destra.
Siamo in un epoca in cui nessuna
gabbia interpretativa è omnicomprensiva. L’edonismo reaganiano
non spiega il volontariato, il marxismo non spiega i gulag, la voglia
di pace dell’uomo non spiega l’olocausto, il disgusto per l’antisemitismo
non spiega Gaza. Non c’è un’ottica unica per analizzare gli eventi.
Conta l’uomo e conta il tasso di sconto interbancario, conta l’imperialismo
ma anche l’ideologia religiosa, che nel 1600 faceva stragi durante la
guerra dei trent’anni, che poi ci sembrava a noi occidentali di aver oltrepassato
grazie a Galileo e alla tolleranza, e che ecco rispuntare fuori dal Sud
del mondo.
Maometto è difficile da spiegare con l’analisi marxista, i movimenti
economici dei "conduttori di dromedari" o della nascente borghesia
commerciale di La Mecca, aiutano a capire, ma non devono diventare un
rigido paraocchi, e comunque il vero problema restano le fonti.
Ci piacerebbe, ma è quasi impossibile, capire la storia solo inquadrandola
nel rispetto di queste grandi linee-guida. Il resto cerchiamo di decifrarlo
dalle "Vite degli uomini illustri" o dalla micro-storia (quella
a cui dovrebbe essere dedicata questa mailing), dal conto della lavanderia
di Cavour, alle cerimonie di fertilità agricola citate ne "I
Beneandanti" di Ginzburg, a quanto fu effettivamente protetto Francesco
Ferdinando a Sarajevo, bella domanda che tu giustamente ti poni. Resto
perplesso quando scrivi:
"
Trovo irrilevante chiedersi se Hitler credeva all’antisemitismo.
Ci credesse o no (ed è probabile che entrambe le risposte siano
valide) l’ha utilizzato e ne ha praticato tutti gli elementi fondamentali
radicalizzandolo e banalizzandolo a fini di potere. Cosa mi aggiunge sapere
se ci credeva? Nulla ed appunto confonde
"
Sarà sciocca curiosità, ma invece a me avvince.
Era solo un attore che diceva in pubblico ciò che la gente voleva
sentirsi dire (che la guerra era stata persa per colpa non di loro tedeschi
al fronte, ma di "qualcuno", e in particolare degli ebrei)?
Oppure era ossessionato dal suo antisemitismo?
L’antisemitismo può essere un meccanismo di riproduzione e di conservazione
del potere?
Del materiale che ho messo in linea su Hitler, http://ilpalo.com/storia/hitler-storia.htm
il volume di Ron Rosenbaum, "Il mistero Hitler", è stato
per me rivelatore.
È un libro basato su interviste ai più celebri biografi
di Hitler. Ne emerge un quadro desolante e insieme curioso: gli storici
non sono affatto concordi sulla risposta al quesito: "Che cosa fece
di Hitler Hitler?".
Ecco che di un personaggio pubblico, morto meno di un secolo fa, di cui
sono stati catturati tutti gli archivi segreti, con le registrazioni dei
suoi colloqui allo Stato maggiore tedesco, e tanti documenti di prim’ordine,
incredibilmente vasto e incomparabilmente maggiore di quel che abbiamo
su Stalin, eppure su di lui non esiste ancora un giudizio unanime.
Bene. Per ora basta così, son curioso di leggere le vostre repliche.
Grazie comunque a Raffaele per la sua lettera stimolante.
Questo è invece il brano
di oggi.
È una piccola curiosità. Ci permette di spiare due potenti
del 1800 mentre chinati su di una carta geografica, si spremono le meningi
per costringere uno stato nemico a dichiarare loro guerra. Un motivo di
interesse in più: parlano del nostro paese, in realtà in
quel momento stanno "facendo l’Italia".
Siamo nel luglio 1858, Cavour e Napoleone III si incontrano segretamente
a Plombières e stipulano un’alleanza militare contro l’Austria.
Si stabilisce anzitutto che la Francia sarebbe intervenuta accanto al
Piemonte solo se l’Austria avesse attaccato per prima: a Cavour quindi
il compito di creare la situazione favorevole all’aggressione.
Degli accordi raggiunti con Napoleone III, il Cavour informerà
poi il suo re Vittorio Emanuele II, con una lettera del 24 luglio, qui
riprodotta nella sua parte più importante.
"L’imperatore, appena
fui introdotto nel suo gabinetto, abbordò la questione che è
la causa del mio viaggio. Cominciò dicendo di essere deciso ad
appoggiare con tutte le sue forze la Sardegna in una guerra contro l’Austria,
purché la guerra fosse intrapresa per una causa non rivoluzionaria,
che potesse essere giustificata agli occhi della diplomazia e, più
ancora, dell’opinione pubblica in Francia e in Europa.
Poiché la ricerca di questa causa presentava la difficoltà
principale da risolversi per mettersi d’accordo, ho creduto di dover trattare
tale questione prima di tutte le altre. Ho proposto dapprima di far valere
le lagnanze cui dà luogo la poco fedele esecuzione da parte dell’Austria
del suo trattato di commercio con noi [e successivamente di trovare un
casus belli nelle soverchierie austriache rispetto agli stati italiani.
Napoleone III, però, obbiettò che questi non erano motivi
plausibili per una guerra].
La mia posizione diventava imbarazzante, poiché non avevo più
da proporre nulla di ben definito. L’imperatore venne in mio aiuto e ci
mettemmo insieme ad esaminare tutti gli Stati d’Italia, per cercarvi questa
causa di guerra così difficile da trovare. Dopo aver viaggiato
senza successo in tutta la penisola, arrivammo quasi senza accorgercene
a Massa e Carrara, e là scoprimmo quel che cercavamo con tanto
ardore. Dopo aver fatto all’imperatore una descrizione esatta di questo
sventurato paese, di cui egli, del resto, aveva già un’idea abbastanza
precisa, convenimmo di provocare un indirizzo degli abitanti a Vostra
Maestà Vittorio Emanuele II, per chiedere la sua protezione nonché
per reclamare l’annessione di questi ducati alla Sardegna. Vostra Maestà
non accetterebbe l’offerta, ma, prendendo le parti di queste popolazioni
oppresse, rivolgerebbe al duca di Modena una nota altera e minacciosa.
Il duca, forte dell’appoggio dell’Austria, risponderebbe in modo impertinente.
Dopo questo, Vostra Maestà farebbe occupare Massa e la guerra comincerebbe..."
In realtà poi non andò
così.
Toccava a Cavour costringere l’Austria a dichiarare la guerra, e, aiutato
da Napoleone III, il primo ministro piemontese fece le sue mosse.
Le prime avvisaglie di ciò che si stava preparando furono le parole
di rammarico che Napoleone imperatore dei Francesi, rivolse al diplomatico
austriaco accreditato a Parigi sui rapporti non buoni come per il passato
tra Francia e Austria.
Segui poi in Italia il 10 gennaio 1859 il discorso della Corona di Vittorio
Emanuele II: "...non siamo insensibili al grido di dolore che da
tante parti si leva verso di noi".
Cavour intanto, per irritare il governo austriaco, andava apertamente
accogliendo fuorusciti dalla Lombardia, compiendo manovre militari ai
confini dei Ticino; permise infine la formazione dei Cacciatori delle
Alpi sotto la guida di Garibaldi.
A questo punto l’Inghilterra, che aveva subodorato le trattative segrete
di Plombières e che incominciava a preoccuparsi del "napoleonismo"
dell’imperatore, propose un Congresso a Londra, dove si sarebbe appunto
discusso il problema italiano e le sue eventuali soluzioni.
La proposta inglese non poteva essere respinta da nessuno Stato: perciò
anche la Francia e il Regno di Sardegna aderirono. Furono giorni drammatici
per Cavour che temette l’annullamento di un lungo lavoro diplomatico e
il crollo delle sue speranze proprio quando sembravano realizzarsi.
Senonché l’Austria volle fare un’azione di forza; essa dichiarò
di aderire al Congresso, ma solo a condizione che prima il Regno di Sardegna
disarmasse. In questi termini fu redatto l’ultimatum presentato al governo
piemontese nell’aprile 1859; Cavour lo respinse e fu la guerra: la Seconda
guerra d’indipendenza (aprile-luglio1859).
|