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Il passato è disseminato di movimenti religiosi millenaristici, sette che hanno profetizzato per questa o quella data l’avvento di un’era di redenzione e beatitudine per i credenti, preceduta invariabilmente da un cataclisma apocalittico. Ma il fatto che la predizione non si sia mai avverata, anziché ridurre allo sbando gli adepti, li ha quasi sempre rafforzati nelle loro convinzioni. Sfidando il ridicolo, si davano all’apostolato con un fervore, se possibile, accresciuto dallo scacco. Così fu per i Montanisti del Il secolo in Turchia, per gli Anabattisti olandesi del XVI, per i Sabbatisti di Izmir nel XVII secolo, per i Milleriti americani nel XIX.
Grazie a tre ricercatori dell’Università del Minnesota, Leon Festinger, Henry Riecken e Stanley Schachter, conosciamo dall’interno un culto millenaristico insediato nella Chicago moderna. Infiltratisi nella setta, insieme con alcuni collaboratori, hanno potuto darci un resoconto di prima mano degli eventi subito prima e subito dopo la data della “fine del mondo”.
La setta era piccola, una trentina di adepti, guidata da un uomo e una donna di mezza età, indicati dai ricercatori coi nomi fittizi di Thomas Armstrong e Marian Keech. Il Dr. Armstrong, medico presso un centro universitario, si interessava da tempo di occultismo, misticismo e dischi volanti e pertanto era l’esperto del gruppo su questi temi. Ma al centro dell’attenzione stava Mrs. Keech, che quell’anno aveva cominciato a ricevere dai “Guardiani”, entità spirituali extraterrestri, dei messaggi che raccoglieva mediante la “scrittura automatica”. I messaggi dei Guardiani, vagamente ispirati alla tradizione cristiana (di fatto uno di loro, di nome Sananda, si “rivelò” infine come l’incarnazione presente di Gesù), finirono per costituire il nucleo centrale delle credenze del gruppo.
Le trasmissioni dei Guardiani, sempre oggetto di grande discussione ed esegesi, acquistarono un peso tutto nuovo quando cominciarono a predire una grande catastrofe imminente: un diluvio che sarebbe cominciato nell’emisfero occidentale e infine avrebbe sommerso il mondo intero. Benché sulle prime gli adepti fossero comprensibilmente allarmati, nuovi messaggi li assicurarono che tutti coloro che credevano nelle “Lezioni” impartite attraverso Mrs. Keech sarebbero stati salvati prima del diluvio a bordo di dischi volanti. Sulle modalità del salvataggio i particolari erano scarsissimi, salvo l’invito a tenersi pronti ripassando certe parole d’ordine («Ho lasciato il cappello a casa»; «Qual è la tua domanda?»; «Tutti i miei beni li porto con me») ed eliminando dagli abiti tutte le parti metalliche, perché la presenza di metallo a bordo delle astronavi sarebbe stata «estremamente pericolosa».
Osservando i preparativi durante la settimana precedente la data fatidica, Festinger, Riecken e Schachter notarono con particolare interesse due aspetti significativi nel comportamento degli adepti. il primo era l’estrema convinzione che induceva molti di loro a compiere passi definitivi in vista della partenza dalla Terra condannata, spesso affrontando grossi conflitti con le famiglie e gli amici, sfidando la minaccia di azioni legali per l’interdizione o la decadenza dalla potestà genitoriale, lasciando il lavoro o gli studi, in qualche caso sbarazzandosi di cose di proprietà che ben presto non sarebbero più servite a nulla. Erano persone convinte di possedere la verità e disposte per questo a sopportare enormi pressioni sociali, economiche e legali. Il loro credo veniva rafforzato dopo ognuna di queste prove.
Il secondo aspetto interessante era una curiosa forma di inattività. Per essere così convinti della validità del proprio credo, facevano sorprendentemente poco per diffonderlo. Avevano sì resa pubblica la profezia all’inizio, ma non cercavano di fare proseliti: erano disponibili per dare consigli a chi raccoglieva l’allarme, nulla di più.
La ripugnanza al proselitismo si manifestava in vari altri modi. Su molte cose era mantenuto un assoluto segreto: le copie in soprannumero delle “Lezioni” vennero bruciate, si istituirono parole d’ordine e segni di riconoscimento, si vietò di parlare con estranei del contenuto di certe registrazioni, tanto segrete che neppure i fedeli di vecchia data erano autorizzati a prendere appunti. La pubblicità era evitata ad ogni costo: all’avvicinarsi del diluvio, sempre più cronisti affluivano al quartier generale della setta, in casa Keech, ma venivano regolarmente allontanati o ignorati. Un nuovo assalto dei media si ebbe quando il Dr. Armstrong, a causa delle sue attività religiose, venne licenziato dal centro medico universitario (un giornalista particolarmente insistente dovette essere minacciato di azione legale). L’ultimo assedio fu respinto la vigilia del “diluvio universale”, quando uno sciame di cronisti assalì gli adepti per avere informazioni. I ricercatori avrebbero poi descritto con ammirazione l’atteggiamento del gruppo in questa fase: «Esposti a un’enorme pubblicità, hanno fatto ogni sforzo per evitare la fama; nonostante le numerose possibilità di far proseliti, sono rimasti evasivi e riservati, comportandosi quasi con superiore indifferenza».
Alla fine, sgombrata la casa da tutti i cronisti e i sedicenti convertiti dell’ultima ora, gli adepti cominciarono gli ultimi preparativi per l’arrivo dell’astronave, previsto per la mezzanotte. La scena, vista con gli occhi di Festinger, Riecken e Schachter, dev’essere sembrata un pezzo di teatro dell’assurdo. Persone per il resto normali — casalinghe, studenti, un giornalista, un medico, un commesso di ferramenta con la madre — partecipavano con molto impegno alla tragicommedia. Prendevano ordini da due persone che erano periodicamente in contatto con i Guardiani: ai messaggi di Sananda trascritti da Mrs. Keech in trance si aggiungevano quella sera le istruzioni che il “Creatore” mandava per bocca di un’ex estetista. Tutti ripassavano con cura le loro battute, ripetendo in coro le parole d’ordine da pronunciare prima di salire nel disco volante. Discussero seriamente se la telefonata ricevuta da un sedicente “Capitan Video” (era il nome di un personaggio televisivo dell’epoca) fosse da interpretare come una burla o come un messaggio in codice dei soccorritori. Erano anche tutti in costume di scena: in obbedienza all’ordine di non portare a bordo nulla di metallico, portavano abiti disfatti per eliminare tutti i più minuti pezzetti di metallo (occhielli delle scarpe, ganci e sostegni di reggiseno e busti, cerniere lampo dei pantaloni, che erano retti da pezzi di corda anziché cinture o bretelle).
Il fanatismo su questo punto fu toccato con mano da uno dei ricercatori che, 25 minuti prima di mezzanotte, annunciò che aveva dimenticato di togliere la lampo dai pantaloni: «Questa notizia produsse una reazione quasi di panico», leggiamo nel resoconto. «Fu spinto in camera da letto, dove il Dr. Armstrong, con le mani tremanti e mandando continue occhiate febbrili alle lancette della sveglia, tagliò via la lampo con due rasoiate e strappò i gancetti con un paio di cesoie». Terminata l’operazione, il malcapitato fu riportato in salotto, un po’ meno metallico ma, si presume, molto più pallido.
AlI’avvicinarsi della mezzanotte, gli adepti si chiusero in una muta attesa. La presenza sul posto dei nostri tre osservatori ci permette di avere un resoconto particolareggiato di questo momento cruciale nella vita del gruppo: l’attesa carica di tensione, il silenzio in cui caddero uno dopo l’altro i rintocchi della mezzanotte, lo sbigottimento perché nulla era successo, la disperazione che progressivamente si impadroniva del gruppo. All’alba tutto sembrava perduto:
A un certo punto, verso le quattro del mattino, Mrs. Keech crollò e scoppiò in lacrime: sapeva, disse fra i singhiozzi, che c’era qualcuno che cominciava a dubitare, ma il gruppo doveva irraggiare la sua luce a quelli che più ne avevano bisogno e doveva restare unito. Anche gli altri cominciavano a perdere il contegno: erano tutti visibilmente scossi, molti sul punto di piangere. Erano quasi le quattro e mezzo e ancora non avevano trovato un modo di far fronte alla sconferma. Ormai quasi tutti parlavano apertamente del mancato arrivo della scorta a mezzanotte. Il gruppo sembrava prossimo alla dissoluzione.
Ma ecco che si verificarono due episodi notevoli, uno dopo l’altro. Il primo fu alle cinque meno un quarto, quando la mano di Marian Keech improvvisamente cominciò a trascrivere un messaggio. Letta a voce alta, la comunicazione si rivelò una spiegazione elegante degli avvenimenti: «Il piccolo gruppo, riunito solo per tutta la notte, aveva diffuso tanta luce che Dio aveva salvato il mondo dalla distruzione». Per quanto pulita ed efficace, la spiegazione da sé non bastava; per esempio, non appena l’ebbe ascoltata, uno degli adepti si alzò, si mise cappello e cappotto e andò via. Ci voleva qualcos’altro per restaurare la fede. Fu a questo punto che si verificò il secondo episodio. Ascoltiamo la descrizione degli osservatori presenti alla scena:
L’atmosfera nel gruppo cambiò bruscamente e così il suo comportamento. Pochi minuti dopo avere letto il messaggio che spiegava la mancata catastrofe, Mrs. Keech ne ricevette un altro che le ordinava di pubblicizzare quella spiegazione. Andò al telefono e cominciò a formare il numero di un giornale. Mentre aspettava la comunicazione, qualcuno le chiese: «Marian, è la prima volta che chiami tu il giornale?».
La risposta fu immediata: «Oh, sì, è la prima volta che li chiamo. Non ho mai avuto niente da dirgli prima, ma ora sento che è urgente». L’intero gruppo poteva farle eco, perché tutti ormai avvertivano un’urgenza. Non appena ebbe finito la sua telefonata, gli altri si misero a turno a chiamare giornali, telegrafo, stazioni radio e periodici nazionali, per diffondere la spiegazione del mancato diluvio. Nel desiderio di diffondere il verbo rapidamente e con risonanza, svelavano cose che finora erano state segretissime. Mentre poche ore prima avevano evitato i cronisti e provato fastidio per l’attenzione della stampa, ora cercavano avidamente la pubblicità.
Non solo si era ribaltata la linea del gruppo sul problema della segretezza, ma era cambiato anche l’atteggiamento verso le potenziali conversioni. Mentre prima chi si presentava alla casa come possibile nuovo adepto veniva generalmente ignorato, allontanato o trattato con indifferenza, il giorno dopo il mancato diluvio tutto era cambiato. Chiunque telefonasse era ricevuto, si rispondeva a tutte le domande e si cercava di convertire tutti i visitatori.
A che cosa attribuire il voltafaccia degli adepti? Nello spazio di poche ore erano passati da una custodia chiusa e settaria del Verbo alla massima apertura e diffusione. E che cosa può averli costretti a scegliere un momento così poco favorevole, proprio quando il mancato diluvio li rendeva più ridicoli agli occhi dei non credenti?
L’evento decisivo era avvenuto in qualche momento della “notte del diluvio”, quando era ormai chiaro che la profezia non si sarebbe realizzata. Stranamente, non era stata la loro precedente certezza a indurli al proselitismo, ma invece un senso d’incertezza che si impadroniva di loro: se le predizioni sul diluvio e l’astronave erano sbagliate, probabilmente lo era tutto il sistema di credenze su cui poggiavano, una possibilità che dev’essere sembrata spaventosa al gruppo raccolto nel salotto di casa Keech.
Ormai si erano spinti troppo avanti, avevano rinunciato a troppe cose per le loro convinzioni e non potevano permettersi di vederle crollare: la vergogna, i costi economici, il ridicolo sarebbero stati troppo grandi. E tuttavia quelle credenze avevano appena subito un colpo spietato dalla realtà fisica: nessun disco volante, nessun astronauta, non era in vista nessun diluvio, non era successo niente secondo le profezie. Dato che l’unica forma accettabile di verità era stata messa in crisi dalla riprova del mondo fisico, c’era una sola via d’uscita: il gruppo doveva trovare un altro tipo di riprova alla validità delle sue credenze, la riprova sociale.
Così si spiega allora l’improvvisa trasformazione da cospiratori in gran segreto a zelanti missionari. E si spiega la bizzarra scelta di tempo, nel momento stesso in cui la fallita profezia riduceva al minimo la loro credibilità presso gli estranei. Era necessario rischiare il ridicolo, perché gli sforzi di proselitismo offrivano l’unica speranza residua. Se riuscivano a diffondere il Verbo, informare gli ignoranti, persuadere gli scettici, operare conversioni, ecco che le loro credenze minacciate ma insostituibili sarebbero diventate più vere. Il principio della riprova sociale suona così: quanto maggiore è il numero di persone che trova giusta una qualunque idea, tanto più giusta è quell’idea. Il compito che stava davanti al gruppo era chiaro: dato che non si potevano cambiare le dimostrazioni fisiche, bisognava disporre di dimostrazioni sociali. Convincete e sarete convinti!
Tutte le armi di persuasione funzionano meglio in certe condizioni che in altre. Se vogliamo difenderci adeguatamente dalla loro azione, è importantissimo sapere di ciascuna le condizioni ottimali di funzionamento per capire quando siamo più esposti alla sua influenza. Per quanto riguarda il principio di riprova sociale, un’indicazione l’abbiamo già avuta: fra gli adepti di Chicago, è stato il duro colpo alle loro certezze a scatenare l’urgenza di fare proseliti. In generale, quando siamo dubbiosi, quando la situazione è ambigua e regna l’incertezza, è più facile che guardiamo al comportamento altrui e lo prendiamo per buono.
Cialdini Robert, “Le armi della persuasione”, Giunti, pag. 107
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