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Nel periodo in
cui Hitler prese il potere, che faceva la sinistra tedesca?
Ho trovato notizie interessanti nel libro di W. Allen, "Come si diventa
nazisti", Einaudi, Racconta la storia di un piccolo paese, con 20.000
abitanti e ne segue le vicende negli anni tra le due guerre mondiali.
È un esempio ben riuscito di come cercare di capire il "grande"
dal "piccolo", le sorti di un intero pase da ciò che
avviene - la microstoria - in una sua piccola frazione.
Uno dei problemi è che, da parte della sinistra - per ragioni oggettive,
anche se non meno dolorose vista la sofisticata manovra nazista di presa
del potere - non arrivò mai l’ordine di insurrezione.
Non ci fu un colpo di Stato nazista - una cosa a base di armi e insurrezione
come Hitler aveva tentato 10 anni prima nel 1923 - ma ci fu, invece, da
parte dei nazisti una serie di azioni quasi legali, lungo un periodo di
almeno sei mesi, nessuna delle quali costituì di per se stessa
una rivoluzione, ma il complesso delle quali trasformò la Germania
da una repubblica in una dittatura.
In breve la splendida organizzazione della sinistra tedesca - milioni
di voti e di iscritti e un "servizio d’ordine" abbastanza efficace
- non servi a niente; ogni uomo, nel corso degli eventi, dovette pensare
a se stesso.
Il "servizio d’ordine" dei socialdemocratici tedeschi si chiamava
"Reichsbanner". Quello di Thalburg era, nel 1933, pronto alla
lotta: tutto quello che gli serviva erano ordini da Berlino. Se fossero
stati dati, i membri del Reichsbanner di Thalburg avrebbero eseguito il
piano già sperimentato, su cui avevano lavorato tanto a lungo:
ottenere e distribuire armi e schiacciare i nazisti.
Ma il Reichsbanner di Thalburg non volle agire da solo: i dirigenti pensavano
che azioni singole avrebbero provocato guai, compromesso forse l’esito
dell’azione quando la possibilità se ne fosse infine presentata
e avrebbero costituito in ogni modo una mancanza grave di disciplina;
pensavano che l’unica speranza risiedesse in un’azione comune, tutti insieme,
in tutto il Reich. Non aveva forse detto il precedente governatore socialista
di Hannover, Gustav Noske, che si doveva sferrare un contrattacco solo?
Così attesero, e pregarono che l’ordine fosse dato; ma non venne.
E mentre essi aspettavano, i nazisti cominciarono a dar loro la caccia,
ad uno ad uno. Infine fu evidente che l’ordine non sarebbe arrivato mai
e i capi locali diffusero l’ordine che il Reichsbanner doveva essere sciolto:
"Noi dicemmo loro che ognuno doveva seguire ormai la sua propria
coscienza. Se avessimo potuto mantenere in piedi l’organizzazione, avremmo
avuto ancora la responsabilità dei suoi membri. Ma dal momento
che non avevamo più la forza di proteggerli, non potevamo più
chiedere loro di rimanere fedeli."
Tuttavia la maggioranza dei
vecchi membri del Reichsbanner rimase fedele ai suoi ideali: forse dieci
su quattrocento passarono alle SA. Karl Hengst uno di loro, lo conferma.
Egli stesso fu poco incoraggiante con i membri del Reichsbanner, che andarono
a chiedergli consiglio. "Iscriviti al partito, - rispondeva di solito.
- Pensa alla tua famiglia. Non c’è niente da guadagnare con atti
di eroismo."
Questa situazione, in cui persino l’eroismo era negato agli uomini della
sinistra democratica, fu provocata in non piccola misura dall’incapacità
dei socialdemocratici di capire la natura del nazismo. Come la loro premessa
fondamentale, negli anni anteriori all’ascesa di Hitler al potere, era
stata l’erronea supposizione che i nazisti fossero dei putschisti, che
non potevano assolutamente crearsi un seguito di massa, così la
loro premessa fondamentale, dopo l’ascesa di Hitler, fu la supposizione
altrettanto erronea che il suo sarebbe stato un governo simile agli altri
nel periodo di Weimar. [W. Allen, "Come si diventa nazisti",
Einaudi, p. 180]
Nell’estate del 1933, dopo
essere stato senza lavoro per parecchi mesi, Leidler uno degli ex del
"servizio d’ordine", fu assunto nella cava di pietre vicino
a Thalburg grazie all’intervento di Walter Eckstein (che aveva un tempo
corteggiato sua cugina) e in cambio della promessa di rinunciare all’attività
politica. Trovò Iì a lavorare molti funzionari della SPD
di Thalburg; ogni mattina erano costretti a salutare la svastica quando
veniva innalzata. Il lavoro consisteva nel rompere pietre con un grosso
martello da fabbro e la paga era di 20 marchi alla settimana; il che,
Leidler diceva, era come nel vecchio proverbio: "troppo per morire
e troppo poco per vivere". In realtà, era meno del sussidio
di disoccupazione.
Per Leidler, che aveva lavorato come riparatore di binari, il lavoro era
tollerabile; ma per alcuni era abbrutente. Il cugino di Leidler che, prima
dell’eputazione fra gli impiegati comunali lavorava in un ufficio della
città, mori in conseguenza dell’esposizione alle intemperie. Alla
fine nel ’33 Leidler trovò un lavoro migliore nella squadra addetta
alla costruzione dell’autostrada. Intanto le perquisizioni erano continuate.
Un commissario della Gestapo ne fece almeno sette a casa di Leidler e
non furono le sole. "La cosa peggiore era sentire i colpi alla porta
e domandarsi cosa sarebbe successo questa volta".
Veniva controllato anche in altro modo. Nell’inverno del 1933-34, uno
sconosciuto bussò alla porta di Leidller e chiese di lui chiamandolo
per nome. Leidler lo fece entrare: pioveva e l’uomo era bagnato. Gli mostrò
una tessera del Reichsbanner e gli disse di esser fuggito dalle mani della
Gestapo. Raccontò che nella Ruhr il Reichsbanner si era sollevato
e stava combattendo contro i nazisti. Leidler aveva armi? Poteva indicare
qualche membro fedele del Reichsbanner nella zona? Leidler rispose di
no a ogni domanda e aggiunse: "Ne ho abbastanza. Tutto quel che posso
fare è di sistemarvi per la notte e darvi da mangiare, cosa che
farei per qualsiasi essere umano in una notte come questa".
La mattina, dopo colazione, l’uomo s’avviò verso la porta e prima
di uscire girò il risvolto della giacca e mostrò a Leidler
il distintivo delle SS. Poi se ne andò senza dir parola".
[W. Allen, "Come si diventa nazisti", Einaudi, p. 188]
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