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Riprendo gli invii in questa
lista col proposito di fare particolare attenzione alla Cina. È una civiltà
di cui si conosce poco. In questo Settembre in cui magari uno si cerca
un nuovo lavoro, vi segnalo queste notizie circa una delle invenzioni
cinesi più durature: l’assunzione per concorso.
Creata per controbilanciare il potere eccessivo dell’aristocrazia militare,
l’istituzione aveva preso una forma definitiva sotto i Tang nel VII e
nell’VIII secolo (il primo concorso risalirebbe all’anno 606, sotto l’imperatore
Yangdi dei Sui).
All’epoca dei Song, il sistema dell’assunzione per concorso raggiungerà
la massima perfezione; solo in seguito degenererà divenendo, sotto gli
imperi autoritari dei Ming e dei Qing, un meccanismo pesante che ostacolerà,
anziché favorire, la promozione sociale.
I candidati, in numero molto ristretto, venivano proposti dalle autorità
locali — da uno a tre per prefettura fino al 737 — o provenivano dalle
scuole statali stabilite nella capitale. Vi erano differenti tipi di concorsi
(erudizione classica, diritto, storia della scrittura, matematiche, capacità
militari con prove di tiro e di forza fisica), ma il più prestigioso e
il più ricercato era un concorso di cultura generale e di attitudine alla
redazione che comportava una prova di poesia. Le riforme adottate sotto
i Song, alla fine del X secolo, consistettero nel creare tre livelli in
modo da ampliare il reclutamento (concorsi di prefettura, concorsi controllati
nella capitale dai segretariato imperiale, concorsi organizzati nel palazzo,
in presenza dell’imperatore), nel conservare alla fine un solo tipo di
concorso e nel garantire l’obiettività delle prove con varie disposizioni
quali l’anonimato delle copie.
Come sotto i Tang e nelle altre epoche della storia, il successo nei concorsi
non era necessariamente seguito da una nomina nei quadri dell’amministrazione
imperiale, salvo per coloro risultati primi nella lista, i quali facevano
una rapida carriera. Altri procedimenti servivano egualmente alla promozione
dei funzionari, fra cui un sistema di raccomandazione che rendeva l’autore
responsabile delle colpe e degli errori del suo protetto, e il ricorso
a note per quanto possibile obiettive.
Lo sviluppo del sistema dei concorsi dall’XI al XIII secolo doveva conferire
al corpo dei funzionari civili un peso considerevole nell’organizzazione
politica e nella società di quei tempi. In nessun altro periodo della
storia, i « mandarini » hanno esercitato un controllo tanto efficace sulla
direzione dello stato. Le favorite, le imperatrici e le loro famiglie,
gli eunuchi, tutte le persone vicine al sovrano, al corrente degli intrighi
del palazzo e che riuscirono in altri momenti a orientare o anche a dirigere
di fatto gli affari dello stato, sembrano aver perduto qualsiasi influenza
all’epoca dei Song. Gli imperatori stessi svolgono una funzione modesta
e lasciano i loro ministri alla ribalta.
Gernet J., "Il mondo cinese,", Einaudi, pag. 284
Il « sistema degli esami » cinese è descritto per la prima volta da Mendoza
nel 1585 e da Monfort de Feynes nel suo Voyage jait par terre depuis
Paris jusqu’à la Chine. Ma l’idea dei concorsi d’assunzione per i pubblici
impieghi compie rapidi progressi a partire dalla fine del XVIII secolo.
Nel suo Despotisme de la Chine (1767), Francois Quesnay propone che il
re si faccia assistere da un consiglio di savi reclutati in tutte le classi
della società come i mandarini cinesi. L’esempio della Cina non può essere
stato interamente estraneo all’istituzione dei concorsi di assunzione
da parte della rivoluzione francese nel 1791. Applicata in India dall’East
India Company nell’anno 1800, la medesima istituzione si estenderà alla
Gran Bretagna nel 1855 con l’adozione degli esami per il reclutamento
del Civil Service.
Le istituzioni ereditate dall’impero dei Ming hanno contribuito fortemente
al consolidamento del nuovo potere manciù dopo il 1600 e, più di ogni
altra cosa, vi ha contribuito la riapertura dei concorsi ufficiali a partire
dal 1656. Il fine immediato era di rinnovare il personale politico e amministrativo,
ma orientando tutta l’attività e mobilitando tutte le ambizioni delle
antiche classi dirigenti, dal livello dei cantoni a quello del potere
centrale, i concorsi hanno permesso, a lungo andare, di associarle strettamente
all’esercizio del potere. Unica via d’accesso agli onori e alle responsabilità
politiche, i concorsi sono serviti ad inculcare le virtù di devozione
e di sottomissione indispensabili all’impero autoritario. Essi hanno inaridito
nello stesso tempo l’energia delle generazioni diletterati: il carattere
artificiale delle prove si era accentuato dopo l’istituzione dei componenti
in Otto parti (bagu) che, secondo Gu Yanwu, si sarebbe imposta a partire
dal 1487. Tali vani e sterili esercizi stilistici consistevano nello svolgimento
in Otto paragrafi del senso di una frase o di un membro di frase tratta
da un Classico, a simiglianza delle nostre dissertazioni con introduzione
tesi, antitesi, sintesi e conclusione.
Gernet J., "Il mondo cinese,", Einaudi, pag. 475
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