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Capitolo 4
Schiavo dei Romani

Insomma stavo per diventare anch’io un druido, benché ci sarebbero voluti ancora molti anni, prima di arrivare a considerarmi un vero sapiente.
Poi nel villaggio dove vivevo con Bibrax cominciarono ad arrivare notizie di guerra: i popoli della Gallia belgica erano in pericolo. I Romani stavano dirigendosi contro di loro.
Anni prima il loro capo Cesare aveva sconfitto gli Elvezi, poi aveva cacciato al di là del fiume Reno i Germani, che in quel periodo occupavano una parte della Gallia. Ma queste erano notizie che venivano da lontano, e a quel tempo non avevano causato timori nella Gallia belgica.

I popoli del Belgio sono all’estremo Nord, isolati da grandi foreste e fiumi profondi, e sono i più valorosi tra le genti della Gallia. Si ubriacano di meno degli altri Galli perché i mercanti, con i quali hanno scarsi contatti, portano a loro ben poco vino, una sostanza che tende a indebolire gli animi. Inoltre i Belgi confinano con i Germani che vivono sull’altro lato del fiume Reno, e con essi sono continuamente in guerra; è un allenamento al combattimento che li rende esperti in battaglia.
Alle volte erano stati i Belgi - il mio popolo - ad aggredire le genti vicine, mai invece era successo il contrario. Eravamo troppo potenti per temere gli assalti dei nemici. Questo è quello che si diceva in pubblico, ma nel chiuso delle capanne, all’interno delle quali non si rischiava di sembrare vigliacchi, molti ammettevano di avere una tremenda paura delle, fino ad allora invincibili, armate romane.

E così un giorno della gente in fuga porta l’informazione che tutti temono: le legioni di Roma si stanno avvicinando alla Gallia belgica.
In ogni villaggio si diffonde il panico. Lo stesso Bibrax sembra molto preoccupato. Io decido che in quel momento di pericolo, voglio stare vicino ai miei. Mi volevo congedare dal mio maestro, che approvava la mia scelta, e dirigermi verso la mia tribù. Proprio il giorno che dovevo partire, mentre aiutato da Bibrax sto preparando i bagagli, vedo mia sorella Maeve comparirmi davanti.
"Maeve! Che ci fai qui?"
"Sono venuta ad avvertirti: papà è morto."

Che terribile notizia! Mio padre! Non l’avrei rivisto più!
"È stata una disgrazia durante una caccia all’uro." Mi spiega mia sorella. "È stato lui la preda, invece che il cacciatore, ed è finito incornato da quel gigantesco animale."
Povero papà!
Benché, pensandoci, non avrei potuto augurargli una fine migliore. Lui che era nato per essere cacciatore, così avrebbe voluto terminare la sua esistenza.
Ma le notizie brutte non erano finite.
"In tutto il Belgio" aggiunge mia sorella col volto preoccupato, "c’è aria di guerra."
"È vero." Si intromette il mio maestro. "Ho saputo che i Romani stanno avanzando, e presto marceranno contro noi della Gallia belgica."

Maeve ed io teniamo un consiglio di famiglia, mentre Bibrax si mette a nostra disposizione per qualunque cosa ci potesse essere utile.
Io e mia sorella decidiamo di tornare insieme tra gli Atuatuci, presso la mia tribù. Ci eravamo appena messi in cammino quando la sorte ci si accanisce contro: Maeve inciampa, cade e si rompe una gamba.
Me la carico sulle spalle e la riporto a casa di Bibrax, che subito la fa stendere e gli lega la gamba tra alcune assi per far rimarginare l’osso. Le offre anche una bevanda per calmare il dolore.
"Dovrà stare immobile almeno un mese." Dice il mio maestro. "Non ti preoccupare per lei. Sarò lieto di ospitarla finché non guarisce. Tu piuttosto cosa conti di fare?"
"Io partirò come avevo già deciso. Il mio paese è sul punto di essere invaso, voglio anche io dare il mio contributo per difenderlo."
Il druido capisce, mi fa i suoi auguri e mi esorta a mettermi in cammino.

Faccio appena in tempo a raggiungere il mio popolo. Infatti Cesare, giungendo a marce forzate, con le sue legioni ognuna composta da 6.000 soldati, assedia la capitale della tribù dei Suessioni - un popolo nostro vicino - prima ancora che i Belgi possano riaversi dal terrore e dallo scompiglio. Il generale di Roma prepara in poco tempo ciò che gli serve per assediare la roccaforte, e manda avanti le torri mobili e le catapulte. I Suessioni, vedendo che i Romani accostano le macchine da guerra, si arrendono, impressionati sia dalla rapidità dei Romani sia dall’imponenza delle opere costruite dal Genio militare, il gruppo di soldati specializzati nel costruire ponti, fortificazioni e accampamenti. I Suessioni ottengono salva la vita, mentre i Romani con un’avanzata veloce e spietata, sconfiggono anche il popolo dei Nervi il più forte e numeroso tra tutti i Belgi.

Noi della tribù degli Atuatuci, che stavamo accorrendo in aiuto dei Nervi, non appena sappiamo l’esito dello scontro, rientriamo nella nostra regione.
Tutto il popolo si raduna in una sola roccaforte, la più robusta, l’unica capace di resistere ad un assedio. Da ogni lato la circondano altissime rupi. In un solo punto si apre un accesso, non più largo di duecento passi. Noi Atuatuci lo sbarriamo con un muro altissimo, rinforzato con massi enormi e robuste travi, e schieriamo tutti i guerrieri dietro la fortificazione.
Nella roccaforte le donne della tribù agitano le fiaccole e invocano gli Dei. i druidi, saliti sopra le mura, con i lunghi capelli agitati dal vento, alzano le braccia al cielo, lanciano preghiere e urlano maledizioni contro i Romani.
Quando noi Atuatuci vediamo che i soldati romani stanno preparando, molto lontano dalle mura, una grande torre da battaglia, iniziamo subito a deriderli e a sfotterli.
"Stupidi Romani!
Perché mai costruite un marchingegno così enorme a tanta distanza?
Piccoletti come siete, come potrete avvicinare alle mura una torre così pesante?"
Quando, però, vediamo che la torre viene mossa e si avvicina alle mura, sorpresi dallo spettacolo per noi nuovo e mai visto, mandiamo ambasciatori a Cesare per offrire la resa.

I nostri druidi avevano fatto una magra figura. La loro scienza magica non ci aveva salvato dai nemici. Gli scongiuri e le maledizioni dei nostri sapienti, non avevano fermato picconi e spade dei soldati di Cesare. I Romani, capaci di muovere tanto rapidamente un marchingegno così alto, una torre così pesante, mostravano di essere loro i preferiti dagli Dei.

Alla nostra richieste di arrenderci Cesare risponde:
"Risparmierò il popolo degli Atuatuci - come chiedono i loro ambasciatori - se si arrendono prima che i miei soldati scalino le mura.
L’unica condizione di resa è che voi consegniate tutte le vostre armi."
Le parole del comandante romano vengono riferite, e noi Atuatuci ci dichiariamo disposti a obbedire. Dal muro gettiamo nel fossato, che corre davanti alla roccaforte, una tale quantità di armi che il cumulo raggiunge quasi la sommità del muro; e tuttavia avevamo nascosto in città circa un terzo delle spade.
Aperte le porte della città, per quel giorno rimaniamo tranquilli, mentre i Romani portano via le armi che avevamo consegnato.

Verso sera Cesare ordina che i soldati romani lascino la città e rientrino nell’accampamento. I capi degli Atuatuci avevano architettato un piano, pensando che i Romani, dopo la resa, avrebbero tolto le sentinelle o, almeno, avrebbero diminuito la sorveglianza. Perciò, con le armi che ci eravamo tenute nascoste, la notte tentiamo un’uscita improvvisa, puntando contro le fortificazioni romane. Rapidamente Cesare fa fare segnalazioni coi fuochi e dai fortini più vicini accorrono i legionari.
Noi Atuatuci ci battiamo con accanimento. Circa quattromila dei nostri vengono uccisi, io e pochi altri siamo ricacciati in città. Il giorno seguente i legionari demoliscono le porte, ormai senza più guerrieri a difenderle, e i Romani entrano nella roccaforte. Catturano anche me, che avevo tentato di nascondermi in un pagliaio.
Cesare vende all’asta tutto quanto il bottino compresi gli esseri umani, e un intero popolo viene fatto schiavo. Ad ogni legionario sono concessi alcuni dei cinquantatremila prigionieri. Qualche soldato romano si tiene la sua preda, gli altri la rivendono ai mercanti di schiavi, i commercianti di carne umana che fanno ottimi affari.
Era il Settembre del 697° anno dalla fondazione di Roma [57 a.C.].
Avevo quindici anni e la mia libertà era finita.


Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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Piccolo glossario di Storia romana
Piccolo questionario di Storia romana
La storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo
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