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Capitolo 11
Alesia: la battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige

Un mattino un gran boato risveglia il campo romano. Le avanguardie dei Galli venuti di rinforzo, sono giunte alle nostre spalle. Schierano la cavalleria nella pianura e la fanteria su un’altura, in modo che gli assediati possano vedere le azioni dei rinforzi e regolino di conseguenza i tempi del loro attacco. A quella vista i guerrieri dentro Alesia prendono a urlare di gioia: per l’entusiasmo si vedono già liberati e vittoriosi, ma tra loro e gli altri si erge il doppio muro eretto dai Romani, una difesa che deve resistere a tutti i costi, oppure anche per me sarebbe stata la sconfitta e la morte.
Appena scorgono i rinforzi, i Galli della città guidano le truppe fuori dalle mura e si schierano di fronte alle nostre difese. Poi vengono in avanti, coprono il fossato con fascine, lo riempiono di terra e si preparano all’attacco, decisi a tentare il tutto per tutto.
Cesare dispone l’esercito lungo entrambe le linee fortificate, e ordina di dar inizio alla battaglia. Tiene invece di riserva la cavalleria dei Germani, prevedendo di farla entrare in combattimento solo più tardi.
Tutti i soldati, ansiosi, aspettano l’esito dello scontro. I Galli tengono in mezzo alla cavalleria pochi arcieri e fanti dall’armatura leggera, che hanno il compito di soccorrere i loro quando ripiegano e di frenare l’impeto dei nostri cavalieri. Appena inizia la battaglia, fanti e arcieri galli scoccano sui Romani una nuvola di frecce. I nemici colpiscono alla sprovvista parecchi dei nostri, costringendoli a lasciare la mischia.
Da ogni parte tutti i Galli, sia chi era rimasto all’interno delle difese, sia chi era giunto in rinforzo, convinti della loro superiorità e vedendo i nostri pressati dalla loro massa, incitavano alla guerra con grida e urla. Lo scontro si svolge sotto gli occhi di tutti, perciò nessun atto di coraggio o di viltà può sfuggire: il desiderio di gloria e la paura di passare per vigliacco, spronano al valore gli uni e gli altri.

Per tutto lo scontro Mamurra mi ha voluto accanto a sé. All’inizio osserviamo la battaglia da lontano, ma più questa si fa accanita, più ogni uomo disponibile viene gettato nello scontro, compresi cuochi e ufficiali del genio. Io avevo preferito armarmi con un piccone piuttosto che con una spada: picconi, anche quando ero schiavo, ne avevo maneggiati parecchi, mentre le spade mi sono praticamente sconosciute.
Accanto a me, in una delle legioni che avevo diretto nei lavori di fortificazione, militano due centurioni di grande valore: Pullone e Voreno. Tutti e due mirano ad una promozione, vogliono diventare tribuni, raggiungere un grado più alto, passare a comandare non più cento soldati ma cinquecento. I due sono in costante competizione su chi deve essere considerato più valoroso, e ogni anno gareggiano per la promozione, mostrando una rivalità accanita.
Mentre si combatte aspramente nei pressi delle nostre difese, sento Pullone che dice al suo rivale:
"Che aspetti Voreno? Ecco il giorno che deciderà la sfida tra di noi!"

Ciò detto, scavalca le difese e si getta contro lo schieramento nemico dove sembra più fitto. Neppure Voreno, allora, resta dentro la palizzata, ma, temendo il giudizio di tutti, segue Pullone.
A poca distanza dai nemici, Voreno scaglia il giavellotto contro di loro e ne colpisce uno, che corre in testa a tutti; i compagni lo soccorrono, proteggendolo con gli scudi, mentre tutti insieme gli arcieri tirano contro Pullone, impedendogli di avanzare.
Poi una freccia si pianta nel fodero della spada del centurione, così, mentre Pullone cerca di sguainare l’arma con la mano destra, perde tempo e, nell’intralcio in cui si trova, viene circondato.
Subito Voreno si precipita e gli porta aiuto in quella difficile situazione. Su di lui convergono i nemici, trascurando Pullone, che credono ferito dalla freccia. Voreno combatte con la spada, uccide un avversario e costringe gli altri a retrocedere, ma, trasportato dalla foga, cade in un fosso.
Viene circondato a sua volta e trova sostegno in Pullone: tutti e due, incolumi, si riparano entro le nostre difese, dopo aver ucciso molti nemici ed essersi procurati grande onore.
Così il destino, in questa loro sfida, dispone che ognuno porti aiuto e salvezza all’avversario, e non sia possibile giudicare a quale dei due tocchi il premio per il massimo valore.

La battaglia continua: Cesare, quando vede una zona in difficoltà, manda di rinforzo dei soldati abili ad infiltrarsi fra le gambe dei cavalli nemici per ferirli.
La mischia dura da mezzogiorno; e gli eserciti si curvano stanchi mentre stanno per arrivare le ombre della notte.
Ad un tratto, mentre l’impegno del combattimento è più acuto, la cavalleria dei Germani, quella che era stata tenuta di riserva, attacca il fianco dell’esercito gallico mettendolo in fuga. Dopo quella carica della nostra cavalleria, molti arcieri nemici vengono circondati e uccisi.
Anche nelle altre zone i nostri inseguono i nemici in fuga. I Galli, che da Alesia si erano spinti in avanti, disperando o quasi della vittoria, cercano rifugio in città.
Cesare ha vinto, fermando quel tremendo esercito di barbari, circa trecentotrentamila uomini tra gli assediati e gli attaccanti dall’esterno.

I Galli tentano un nuovo assalto la notte successiva per approfittare del buio. Viene dato l’allarme e tutti i legionari corrono ai loro posti di combattimento lungo la palizzata. Ogni albero tagliato, ogni artiglio di ferro, ogni buca scavata nel terreno, attende i nemici. Si sentono i Galli farsi sempre più vicini.
Poi cominciano le nostre frecce che saettano per l’aria chiedendo carne da colpire, e la colpiscono. Si sentono le grida dei feriti, le urla di chi cerca disperatamente un riparo. I legionari frecciano da dietro le fortificazioni. Prendono la mira usando la luce della Luna piena, inseguendo le ombre che si riparano dietro i cespugli o che tentano di scappare.
Inseguiti dalle frecce, parecchi nemici corrono verso la zona davanti all’avvallamento. E così le buche cominciano a mangiare.
Si vedono i Galli scomparire nella terra come se l’oltretomba li stesse inghiottendo.
Quando i primi scompaiono così nel nulla, il dubbio prende a serpeggiare tra i nemici; alcuni Galli, incalzati dalle frecce, restano incerti se finire punzecchiati dalle saette o inghiottiti nella terra.
Molti si arrestano impigliati nell’intrico di rami che io avevo fatto costruire.
Decisamente questa di Alessia è una battaglia combattuta più a forza di piccone che di spada. Gli strumenti della pace si mostrano vittoriosi su quelli della guerra, e i Galli, dopo un’ultima e inutile carica, si ritirano sconfitti.

I nemici, frastornati da quella ulteriore disfatta, si prendono un giorno per riposare e per studiare dove le nostre difese siano minori. Una catena di fortificazioni è come una catena di anelli di ferro: la capacità di resistere ad uno sforzo, dipende dalla solidità del punto più debole della catena. Se cede anche un solo anello è la fine per tutti gli altri.
Analizzando le nostre difese i Galli scoprono un colle dove non si è fatto in tempo a completare tutti gli stratagemmi difensivi, e naturalmente attaccano proprio lì. È uno scontro che dura dall’alba al tramonto. Le truppe di Cesare sono sul punto di essere sconfitte varie volte, ma il comandante in capo sa concentrare gli scarsi rinforzi lì dove sono più necessari. Alla fine i Galli si danno alla fuga.
La sera stessa Vercingetorige viene a offrire la resa.

La guerra di Gallia è terminata.
Cesare ormai non ha più nemici, se non quelli che agiscono dentro Roma contro di lui.


Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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Piccolo glossario di Storia romana
Piccolo questionario di Storia romana
La storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo
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