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Capitolo 12
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo

Cesare, lascita Gallia ormai in pace e sotto il controllo di Roma, è passato in Italia, ha posto l’accampamento a Rimini, e ha iniziato una lunga trattativa con il Senato. Noi del suo seguito attendiamo col cuore in ansia di sapere se ci sarebbe stata pace o ancora guerra, un conflitto più terribile dell’altro: una guerra civile, Romani contro Romani, da un lato noi e Cesare, dall’altra il Senato e Pompeo, che era a capo di legioni valorose come e quanto le nostre.

Una sera il vincitore della Gallia convoca tutti i suoi comandanti per una riunione ristretta. Io vi partecipo come vice di Mamurra e responsabile del Genio. Il mio capo è infatti andato in missione esplorativa, per controllare lo stato delle strade tra noi e la lontana Roma.
Cesare parla chiaro.
"Il Senato su istigazione di Pompeo chiede che io - il vincitore di tante battaglie! - sciolga il mio esercito e mandi a casa tutti i legionari." Ci dice il generale preoccupato e scuro in volto. "Ho risposto che sono d’accordo e ubbidirò, a patto che anche Pompeo faccia andare in congedo i soldati delle sue legioni.
Oggi mi è arrivata la risposta: il Senato rifiuta le mie proposte e continua a chiedere che io disarmi, che allontani voi che siete l’unica mia risorsa.
Pompeo pretende che vada disarmato a Roma dove potrà umiliarmi e schiacciarmi a suo piacere.
Ebbene: io non ci sto!
In questo momento sono come un giocatore di dadi. Posso abbandonare il gioco finché non lancio i dadi.
Lanciarli però significa accettare le regole dello scontro. Se li tiro, se avanzo verso Roma, non mi potrò più tirare indietro; potrò vincere o potrò morire, ma ho comunque intenzione di combattere.
Voi siete con me?"
Tutti rispondiamo come un solo uomo: "Cesare! Conta pure su di noi!"

Si parte. Il giorno dopo attraversiamo il fiume Rubicone, che è il confine con i territori italiani sotto il controllo diretto del Senato. È la guerra civile.

Sono anni di battaglie. All’inizio Cesare se la vede brutta. In Epiro [l’attuale Albania] le legioni di Pompeo sono sul punto di sconfiggerlo, ma alla fine vince lui.
Pompeo viene sgominato e poi ucciso a tradimento dal re d’Egitto, che voleva con quel delitto accattivarsi la simpatia di Cesare. Ma non è finita. Altri eserciti guidati da senatori sono in armi in Africa e in Spagna, e Cesare deve sconfiggerli uno dopo l’altro.

Io avevo seguito il generale nelle varie campagne militari. Ero diventato il braccio destro di Mamurra, lieto in cuore mio di essermi schierato con i vincitori.
Partecipai a tante battaglie. Erano scontri sanguinosi in cui dei cittadini romani uccidevano altri cittadini: fratello contro fratello, spesso padre contro figli che combattevano nell’esercito avversario. Ci furono assedi, saccheggi, razzie, vendette e tutte le altre brutte cose che una guerra civile fa accadere.
Io vedevo tutti quegli orrori e mi chiedevo: chi sono io?
Un Gallo, un druido, un ex-schiavo?
Io, il vice-comandante del Genio militare di Cesare, proprio io che ancora non ero diventato "cittadino romano", che c’entravo io con quelle guerre?
Perché mi esponevo alle frecce dei soldati di Pompeo?
Che volevo fare della mia vita?
Ma la guerra non lasciava il tempo per pensare. C’era sempre un nuovo assedio da organizzare, un accampamento da fortificare, una strada da aprire nella foresta per far passare le legioni.

Ci vollero molti anni di combattimenti, ma l’abilità strategica di Cesare ebbe la meglio su tutto e tutti. Era diventato il padrone assoluto delle terre romane, e finalmente - sconfitti i nemici esterni e interni - gli è possibile stabilirsi a Roma. Qui da inizio a quelle grandi riforme di cui la capitale del mondo ha un immediato bisogno.
Ormai anche io vivo a Roma, osservo gli splendori della capitale, i suoi templi, i palazzi alti, maestosi, superbi. Chissà se un giorno anch’io ne avrei costruito uno. Volevo diventare un architetto, un progettista. Innalzare edifici per uso civile, non più terrapieni, palizzate e fortificazioni.
Studio e faccio disegni, mi informo sui grandi architetti del passato, consulto le loro opere anche grazie alla biblioteca pubblica che proprio Cesare ha voluto aprire.
Avevo fatto chiamare a Roma Bibrax e mia sorella, pagando e organizzando il loro trasferimento. Li attendevo con ansia, orgoglioso di mostrargli la capitale del popolo romano, che ormai stava diventando il mio nuovo popolo.

Ero diventato amico di Ottaviano, il giovane nipote di Cesare, un ragazzo simpatico ed estremamente intelligente. Mentre io passo il mio tempo a leggere, Ottaviano è più direttamente coinvolto nei progetti militari e politici di suo zio, e sa di prima mano cosa va preparando il vincitore delle Gallie. Lo incontro un giorno che sono in biblioteca a copiare dei disegni di un acquedotto.
"Che succede al quartier generale?" Gli domando.
"Grandi cose." Mi risponde il giovane. "Cesare vuole trasferire i suoi eserciti in Siria e da lì muovere guerra alla Persia [l’attuale Iran], abitata dal popolo guerriero dei Parti."
"Certo, li conosco." Lo interrompo. "Sono quelli che dieci anni fa hanno sconfitto e ucciso Crasso, il terzo dei Triumviri."
"Proprio loro. I Parti hanno umiliato l’orgoglio romano, e il vincitore della Gallia vuole vendicare quella sconfitta.
Ma non è tutto: tieni gli occhi aperti perché domani sul colle Palatino, durante la cerimonia dei Lupercali, si preannunciano grandi novità."
Chiedo altri dettagli ma Ottaviano è misterioso, e non vuole aggiungere altro.
"Vedrai con i tuoi occhi.
Cesare mi ha fatto giurare di mantenere il silenzio su quel che sta per accadere, ma sarà qualcosa di importante, qualcosa capace di cambiare il mondo e il destino di Roma.
Dai retta ad un amico: procurati un posto in prima fila e goditi lo spettacolo, però mi raccomando: mantieni il segreto.
Io non ti ho detto nulla e tu ufficialmente non sai niente."

Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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Piccolo glossario di Storia romana
Piccolo questionario di Storia romana
La storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo
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