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"La Via Crucis" di Berlusconi |
| In quel tempo Silvio aveva portato la sua parola al popolo già
da molto tempo; ma il declino si stava avvicinando. Cosicché mentre un giorno stava pregando nell’orto dei Getzemani, dal solito delegato del ministero delle finanze giunse il fatidico tradimento, ma fondamentalmente se lo aspettava: Giuda FOLLINI, l’ex democristiano, non l’aveva mai potuto vedere. Fu così portato davanti al Giudice Ponzio DI PIETRO Pilato, che invece di lavarsi le mani si accanì talmente tanto sull’imputato, che Berlusconi si vide costretto a chiedere il trasferimento del Processo da Gerusalemme a Brescia; ma invano, i soliti giudici comunisti della Cassazione, appartenenti alla corrente di Magistratura Democratica, respinsero l’istanza. Così il popolo si trovò a dover scegliere tra liberare
Berlusconi o Totti. Berlusconi si rifiutò proferendo: “piuttosto mi immolo sul calvario, maledetti comunisti!!!” Così Berlusconi fu spogliato di tutte le sue cariche, e cominciò la sua personalissima via crucis. Alla prima stazione incontrò Fini, che da poco convertitosi all’ebraismo,
ne prese le distanze, fingendo di non conoscerlo. Oramai la sorte di Berlusconi era segnata e si ritrovò in cima al suo Calvario. Provò persino a comprarlo, intestando il tutto a un prestanome. Ma dalla parte opposta la scalata di Unipol era stata più veloce e con un’OPA avevano già acquisito tutto. La croce fu issata ma Berlusconi si rifiutò di salirvi, in quanto
i lavori per l’installazione della stessa erano stati appaltati alle Cooperative
Rosse. Guardando al cielo riuscì a proferire le sue ultime parole: “non
vi libererete così facilmente di me, maledetti comunisti mangiabambini,
vedrete che troverò il modo di tornare, fra qualche giorno…” |
| di Nicola Andrucci |
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