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Quando Gisella – che ringrazio
– mi ha fatto pervenire questa lettera, son rimasto commosso. Ecco che
un uomo, un uomo libero nel senso migliore del termine, si troverà contro
lo studio legale del signor Berlusconi, più lo studio legale che segue
la Mediaset, più l’Ufficio legale della Presidenza del Consiglio, più
i pareri spassionati di – purtroppo – grandi avvocati alla Previti o Taormina.
Quest’uonmo potrebbe sentirsi solo, ed ecco che può gradire il sostegno
di tutti.
Con l’occasione ho deciso di fare un piccolo regalo a tutti gli iscritti
a questa lista: le email di tutti
i quotidiani italiani.
Naturalmente vi invito a girare la lettera dell’uomo libero – o un estratto
della stessa – agli amici e a uno, tanti o tutti gli indirizzi email della
posta dei lettori dei quotidiani italiani. È bene che si sappia che quell’uomo
non è solo, e che tutti noi eravamo a gridare con lui in quell’aula di
tribunale.
Le email dei quotidiani sono un’arma potente. Magari un giorno qualcuno
vi farà un torto e voi volete farlo sapere in giro, magari vi si impone
una tassa ingiustificata, ricevete un soppruso, volete dare testimonianza
di un evento, spendere una buona parola per una causa nobile. Perché
allora limitarsi a scrivere solo al quotidiano della vostra città?
Se la causa nobile può essere di interesse collettivo, allora è bene che
la conoscano tutti, è bene una campagna di segnalazione di massa, come
quella a cui “l’uomo libero” solo davanrti a Berlusconi, ha diritto. Voi
non potete mettergli a disposizione 4 uffici legali e 6 Tv su 6, ma la
posta elettronica vi può rendere
forti, potenti perché cittadini in grado di comunicare una notizia.
Ecco l’email dell’ “l’uomo libero” (libero chissà per quanto se gli staff
legali del viscido gli si accaniscono contro).
«Cari Amici,
con serenità vi do la notizia che il 15 novembre prossimo si terrà la
prima udienza del processo intentato da Berlusconi nei miei confronti
per la nota contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di
Milano, altrimenti definita "agguato mediatico studiato con il tg3".
L’accusa è di "ingiuria aggravata", ma il querelante lamenta
anche un’ "offesa alla Presidenza del Consiglio". Forse per
questo ha scelto di farsi rappresentare dall’Avvocatura dello Stato.
Superfluo dire che questa scelta mi sembra assai discutibile. Sul piano
giuridico parleranno i miei avvocati. Sul piano politico è evidente che
ci troviamo di fronte all’ennesima, inquietante dimostrazione di confusione
fra persona e carica, oltre che di intimidazione del dissenso. In quel
corridoio, come ho sempre ribadito, ho criticato un personaggio che utilizza
un’enorme concentrazione di poteri pubblici e privati per sottrarsi alla
Giustizia, tentando nel contempo di zittire ogni voce critica. Le Istituzioni
sono fuori causa. E non sono certo io a offenderle.
Per il reato di cui sono imputato la pena prevista varia dal minimo di
una multa al massimo di una sanzione di sei mesi di reclusione. In caso
di appello il processo di secondo grado verrà celebrato davanti al Tribunale
di Milano. Preciso che sono incensurato. Per la verità non ho mai preso
nemmeno una multa, fors’anche perché non ho l’automobile e, non avendo
la tv, non sono obbligato a pagare il canone alla Rai del dott. Flavio
Cattaneo, un tipo che invia gli ispettori nella redazione di un telegiornale
che ha mandato in onda una notizia.
Più sobriamente del querelante, mi faccio assistere da due liberi professionisti:
l’Avvocato Beniamino Ricca, mio fratello, e l’Avvocato Umberto Ambrosoli,
un nuovo e caro amico, conosciuto in occasione di una commemorazione del
padre Giorgio, barbaramente assassinato l’11 luglio del 1979 da un sicario
al soldo del bancarottiere Sindona, con il sostegno dell’ambiente dell’eversione
piduista, nel quale si sono fatti le ossa molti degli attuali protagonisti
della politica, tra i quali il querelante.
L’udienza, che probabilmente non sarà conclusiva, si svolgerà presso la
sede del Giudice di Pace di Milano.
Ricordo che Berlusconi aveva sporto querela il 6 maggio 2003. Nel gennaio
del 2004 il Pubblico Ministero Chiuri aveva richiesto l’archiviazione,
considerando la mia contestazione una "critica politica", protetta
dal diritto di libera manifestazione del pensiero. A quel provvedimento
si era opposta l’Avvocatura dello Stato, con ricorso firmato dall’avvocato
Damiani, poi accolto dal Gip Pizzonia, che ha ordinato al Pubblico Ministero
la formulazione del capo di accusa e ha fissato l’udienza per lunedì 15
novembre, davanti al Giudice Morone.
Vorrei mettere un inciso. L’Avvocatura dello Stato, che ora è chiamata
a sostenere l’accusa contro di me, rappresenta la Presidenza del Consiglio,
parte civile nei processi a Previti e Berlusconi.
L’Avvocato Generale Salvemini, che ha svolto in modo indipendente quell’incarico,
è stato trasferito.
Non solo: l’Avvocatura dello Stato ha dovuto opporsi duramente per ottenere
il ritiro di un provvedimento governativo che, nel giugno del 2003, dopo
l’arringa dell’Avvocato Salvemini, era volto a dimezzarne le competenze,
sottraendole, guarda caso, quelle nelle cause penali.
Voglio confermare la mia stima per un uomo come l’Avvocato Salvemini.
E nel contempo mi chiedo: c’è qualcuno, nell’Avvocatura dello Stato, che
avverte un leggero disagio per tutto questo? Me lo può comunicare, anche
solo in forma privata? Mi farebbe piacere saperlo, perché la possibilità
di riscatto è nel coraggio di chi sa pronunciare qualche "no".
Per quanto mi riguarda sono sereno. Ritengo di aver esercitato il mio
dovere di critica, per un’esigenza di verità. Sono convinto che un Giudice
indipendente potrà disporre di tutti gli elementi per assolvermi. Se anche
dovesse condannarmi, accetterei un’eventuale sanzione come il giusto prezzo
da pagare per la mia libertà di espressione, in un’epoca in cui lo spazio
per la critica sembra ridursi ogni giorno che passa.
Un secondo inciso, in forma di dubbio. Che cosa diventeranno processi
di questo tipo quando la Magistratura sarà ricondotta - come si vuole
- sotto il controllo di fatto del Governo? Quale reale libertà di giudizio
avrà un Giudice o un Piemme, avendo di fronte gli avvocati del Potere?
Ci avviamo forse a contemplare una Giustizia innocua con i colletti bianchi,
quanto spietata contro i politicamente malvisti?
Mi riempie il cuore di gioia e annulla tutte le offese e le provocazioni
che ho subito, pensare in questo momento alla straordinaria energia che
si è sprigionata da quell’urlo: gli innumerevoli attestati di simpatia
che ho ricevuto, le tante occasioni di dibattito e manifestazione alle
quali ho potuto partecipare, le persone straordinarie che ho avuto l’occasione
di conoscere, tutti coloro che hanno dimostrato di non essersi lasciati
intimidire da quel dito puntato e da quell’ordine impazzito: "identificatelo!".
In realtà, com’è chiaro, con quel gesto è lui che si è fatto identificare:
ed è questo che nel suo intimo non mi perdona. Lui e i suoi sanno fin
troppo bene che c’è la coscienza civile di milioni di persone dietro un
urlo come quello. Ed è per questo che hanno bisogno di archiviarlo come
un’ingiuria, addirittura recata alle Istituzioni. Loro, che le occupano.
Soprattutto è per me impagabile l’emozione di condividere con tantissimi
altri la medesima esigenza di vivere in un Paese di cui non doversi vergognare.
E’ un’esigenza che nessun prepotente, per quanto organizzato, potrà mai
toglierci o farci morire dentro.
Ed è questa "esigenza" che prima o poi farà vincere le nostre
buone ragioni.
Scusate se l’ho fatta un po’ lunga.
Mi piacerebbe che molti cittadini, di ogni opinione politica, decidessero
di essere presenti in quell’aula di Giustizia, per farsi un’opinione diretta
su un episodio che, forse, non riguarda solo me.
A Te, che ti riconosci in quel che ho detto, chiedo una cosa in più: aiutami
a far girare questa lettera, mandala ai tuoi amici in email, fotocopiala,
imbucala, falla conoscere a chi la pensa diversamente da noi. L’udienza
chiama in causa prima di tutto loro. L’udienza si svolgerà Lunedì 15 novembre,
dalle ore 9,30, presso la sede del Giudice di Pace di Milano, in via Guastalla.
Un caro saluto a tutti,
Piero Ricca»
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