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Differenze nazionali circa l’umorismo Un’idea piuttosto frequentata è che l’umorismo degli inglesi sia distinto e distintivo. Si cita, come esempio di tipico umorismo inglese questa barzelletta, allusiva e minimizzante: Due amici si incontrano.
Uno chiede: "Come stai?". L’altro risponde: "Bene. Sto
per sposarmi". "Davvero? E con chi ti sposi?" "Si
chiama Anne Brown ed è di Little Bracknell." "Non è possibile!
Non te la puoi sposare! È una che è andata a letto con mezza Little
Bracknell!" La convinzione forse più
diffusa è che l’umorismo apprezzato dagli inglesi sia arguto, brillante,
freddo, sofisticato. E che interprete principe ne sia Oscar Wilde, con
i suoi aforismi. Uno tra i tanti: Anche gli inglesi non hanno
un solo senso dell’umorismo. I fattori di differenza colpiscono ancora. In piena Seconda guerra mondiale fu trovato il tempo e lo spirito per chiedere a un campione di soggetti inglesi di indovinare tra una serie di cartoon quali fossero di origine americana, quali inglesi e quali tedeschi. Successe, con notevole frequenza che il materiale giudicato più divertente fosse ritenuto americano e quello peggiore tedesco; sorprendentemente però anche quello ritenuto inglese non era valutato molto: "E troppo buono per essere tedesco o inglese, deve essere americano"; "Questo è terribile, deve essere tedesco". I giudizi non corrispondevano alla effettiva provenienza dei cartoon. La convinzione appariva infondata. E comunque differenze non ne emersero quando si cercò di vedere se americani, inglesi e tedeschi trovavano o non trovavano ugualmente divertente uno stesso materiale. I tedeschi in realtà erano rifugiati in Inghilterra, per ragioni politiche (si era nel periodo hitleriano) e quindi da qualche tempo in contatto con l‘habitat culturale e linguistico anglo-americano. Questa è stata forse una delle ragioni per cui i giudizi sono risultati piuttosto simili. Ma è probabile che il motivo principale restasse comunque la prevalenza della variabilità individuale su quella "nazionale". In effetti, più che di un senso dell’umorismo inglese, italiano o cinese, può aver significato parlare di uno stile nazionale di umorismo, inteso come una caratterizzazione molto ampia, legata a fattori molto generali, riconoscibili sui grandi numeri di soggetti, ma che possono non comparire nei singoli. Un po’ come un persona alta e bionda si caratterizza come mittel o nord europea e una di carnagione scura e di più bassa statura è mediterranea (generalizzazione smentita dal controfatto tipico del siciliano biondo). Stili nazionali dell’umorismo è il titolo di un volume in cui ogni capitolo è dedicato a una nazione (Australia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Israele, Italia, Stati Uniti, Yugoslavia). Le analisi non sono comparative; ciascuna nazione viene considerata separatamente, però adoperando una medesima griglia, che riguarda aspetti come lo sfondo storico-culturale, le forme classiche e tradizionali di umorismo, la letteratura, le arti visive, l’umorismo nei mass media ecc. Da questo si ricavano, a maglie larghe, caratteristiche, somiglianze e differenze; conferme di cose note, e cose meno note. Per esempio, che l’umorismo sessuale è molto popolare in Francia, mentre è piuttosto raro in Belgio; che l’arguzia (il Wit) condisce abbondantemente l’umorismo inglese e non quello yugoslavo. In due radici principali sarebbero invece gli elementi che permeano il senso dell’umorismo in Italia. Da un lato l’anima pagana, edonistica e gaudente, che si ricollega all’Impero Romano, alle commedie plautine, alla poesia oraziana, al Satyricon di Petronio; e di cui il carnevale rappresenta una intensa espressione rituale. Dall’altro, l’anima cattolica, con la sua morale e la sua disciplina. L’umorismo italico sarebbe, nelle sue linee portanti, il derivato di queste due anime e del loro incontro e scontro. L’umorismo etnico L’umorismo "etnico" è quel genere di umorismo in cui un "popolo" prende di mira e mette in ridicolo un altro popolo. L’umorismo etnico funziona "a coppie", il popolo dei raccontatori e il popolo bersaglio. Sfrutta, come occasione e corpo contundente, stereotipi quali la stupidità, l’avarizia, la vigliaccheria ecc. Le barzellette etniche sono un prodotto altamente esportabile. Barzellette sostanzialmente simili, che magari cambiano solo nel bersaglio, circolano in ogni angolo del mondo. Particolarmente ubiquitarie sono quelle sulla "stupidità". L’elenco dei raccontatori comprende 37 nazioni (dagli USA alla Nuova Zelanda), a cui corrispondono 37 bersagli. Per gli USA soprattutto i Polacchi, per i Francesi i Belgi, per i Finlandesi i Kareliani ecc. In alcuni casi si tratta di sotto-popolazioni o di particolari segmenti sociali: in Italia i carabinieri, in Canada le bionde (in genere), in Inghilterra le ragazze dell’Essex. "Un carabiniere telefona all’Alitalia e chiede: "Quanto dura il volo Roma-Milano?". "Un secondo", dice la centralinista. "Grazie", fa il carabiniere, e riattacca." Questa barzelletta "etnica" può essere ricondotta alla seguente formula base: "Un _______ telefona a ______ e chiede: "Quanto dura il volo per _______?" "Un secondo", dice la centralinista. "Grazie", fa il ________ , e riattacca." Può essere raccontata in moltissimi posti del mondo, con tanta più efficacia se vengono osservate le seguenti condizioni. 1. I puntini vanno riempiti con elementi che si riferiscono a un gruppo etnico riconosciuto come "bersaglio", e identificato (a torto o a ragione. di regola a torto) come "stupido"; 2. a raccontarla è un appartenente al gruppo identificato (a torto o a ragione, di regola senza particolare ragione) come "non stupido". A cosa è legato il fenomeno dell’umorismo etnico? Una delle spiegazioni più consuete è che queste barzellette esprimano ostilità e aggressività dei raccontatori verso i bersagli. Già questo però non è molto coerente con il fatto che di frequente i raccontatori corrispondono a una maggioranza che detiene il potere politico-economico e i bersagli sono un gruppo minoritario. E inoltre ci sono "coppie" in cui non esiste una particolare conflittualità, o coppie in cui una conflittualità c’è ma l’umorismo etnico non compare. Sono molti i fattori che intervengono e sono centrati sulla posizione sociale dei gruppi che interagiscono. Per esempio, le barzellette sulla stupidità appaiono collegate a una serie di opposizioni: il gruppo raccontatore è geograficamente e culturalmente centrale, il bersaglio è periferico; l’appartenenza originaria una civiltà urbana contro una provenienza rurale, con le difficoltà e le goffaggini del contadino che va a vivere in città; il presentare caratteristiche di gruppo mobile e innovativo contro un gruppo statico e conservatore; lo svolgere attività professionali qualificate contro lavori di basso valore ecc. Di fatto, in Italia, in molti casi il bersaglio è stato il meridionale, specie quello emigrato nelle città del Nord (valigia di cartone legata con lo spago, prezzemolo nella vasca da bagno e via stereotipando). Ridotta l’incidenza del fenomeno migratorio, il ruolo di bersaglio elettivo è stato preso dai carabinieri, in larga parte di provenienza meridionale, spesso (almeno in anni passati) con i problemi dell’adattamento a linguaggi e costumi assai diversi da quelli di provenienza e con poco tempo per un’ambientazione piena. E con l’aggiunta di rappresentare l’autorità e l’apparato dello Stato (un buon motivo in più). Verso il gruppo etnico "stupido" i raccontatori sperimentano un senso di superiorità, non necessariamente di aggressività e avversione. Di fatto viene, e deve essere, riconosciuta una similarità. Se il gruppo potenzialmente bersaglio è sentito come realmente minaccioso, alieno, le barzellette non vengono prodotte; occorre che sia abbastanza familiare per essere "quasi come noi" (ma stupido). Un aspetto apprezzabile dell’umorismo etnico è che ha una sua equità: chiunque può e si ritrova a essere raccontatore e bersaglio, a turno. C’è una forma di giustizia distributiva in questo, che consente rimbalzi, equidistanze e circolarità. Prendiamo i "gruppi" dei meridionali e dei settentrionali. Un meridionale può ritrovarsi bersaglio in una battuta, ma c’è, equanimemente, anche il turno del settentrionale a fare da bersaglio: "Un leghista di Milano si sposa. La prima notte farà subito all’amore con sua moglie? No, prima di tutto la lega." Un americano, un tedesco e un inglese... Uno scambio di scortesie, nella tradizione di vicinanza e rivalità: in Francia la sifilide viene chiamata "il male inglese" e in Inghilterra "il mal francese. Un assunto non dissimile sta alla base delle barzellette "di bandiera" (dire "nazionalistiche" sarebbe assegnare loro una valenza inopportunamente forte e negativa), che costituisce una variante nel genere delle barzellette etniche. In queste, più che l’attacco a un bersaglio, risulta rilevante l’affermazione della propria superiorità. Tipiche sono quelle con personaggi di almeno tre nazionalità, in cui chi ne viene fuori bene è di norma solo il rappresentante del paese del narratore. Ricalcano schematismi spesso elementari, che sfruttano in modo scoperto stereotipi elementari ma vigenti. C’erano un americano, un francese e un italiano che discutevano. "Noi in America abbiamo un pozzo di petrolio così profondo che arriva fino al centro della terra!" "Proprio fino al centro della terra?", chiede l’italiano. "Be’ non proprio: due dita vicino." "Noi in Francia abbiamo una torre che arriva fino al cielo!" "Proprio fino al cielo?", chiede l’italiano. "Be’ non proprio: due dita vicino. " "Noi in Italia mangiamo con il naso!" "Proprio con il naso?" chiedono l’americano e il francese. "Be’ non proprio: due dita vicino." Genio Italico batte Grandiosità Americana e Grandeur Francese 1 a 0! Molte le varianti della formula, costante in genere l’elemento denigratorio dello straniero e il compiacimento per l’affermazione di superiorità (l’homo homini lupus hobbesiano si estende anche ai branchi!). Una piccola antologia di stereotipi variamente distribuiti, a favore e a sfavore, è la seguente: "Il paradiso è un posto dove c’è un ingegnere tedesco, un cuoco francese, un manager svizzero, un maggiordomo inglese, un amante italiano. L’inferno è un posto dove c’è un ingegnere italiano, un manager francese, un maggiordomo svizzero, un cuoco tedesco, un amante inglese."che il senso dell’umorismo. |
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